Accadde a Natale

Nella foto lo studio di Giancarlo Mangini (per gentile concessione della famiglia)
Nella foto lo studio di Giancarlo Mangini (per gentile concessione della famiglia)

di Michele Dodde

Giancarlo della sua vita da eccellente cartoonista ne aveva fatto una pregevole passione nella piena consapevolezza che i suoi personaggi avrebbero sempre avuto la continua possibilità di accompagnare amichevolmente, attraverso la visione delle varie tavole, rigorosamente numerate, i molti lettori durante i momenti di calmo abbandono.  Fedele a questi principi del donare senza nulla chiedere se non la compartecipazione allo sviluppo del racconto, quel giorno si stava rabbuiando non poco constatando che il suo sceneggiatore preferito ancora non gli aveva fatto pervenire la pattuita sceneggiatura di un nuovo racconto da realizzare con il fumo di china per il consueto editore che sperava di avere il lavoro finito entro breve tempo per confezionare la strenna di Natale. Pertanto stava incominciando a battere ritmicamente i piedi sotto il tavolo da disegno per calmare quella nascente irrequietezza che gli stava causando quell’increscioso ritardo quando improvvisamente le sue matite si posizionarono dinnanzi a lui con un gentile inchino invitando la sua mano a movimentarle. 

Nacque così, e si rese intrigante, una strana sensazione, che solo un artista può intuire, ed il suo animo incominciò a sfogliare le pagine dei migliori eventi dei suoi ricordi e, trasmettendoli dal cuore alla mano, questa incominciò a tratteggiare volti e situazioni che andarono a configurarsi in pieno su quei fogli bianchi ora vivi e palpitanti.

 

Stava infatti ricordando  nel suo contenuto una storia vera nata in una larga piazza  di periferia di quella città fuori dal tempo e che vide protagonisti un gruppo di ragazzi, ed anche di ragazze, che realizzavano con la loro multietnicità la vera ragione di essere.

 

Scorrevano le matite nel dare forma e sostanza e tra di loro si inceppavano le mine dall’HB il cui duro segno veniva poi ripreso da quella della 2B per poi elevarsi di tono con il chiaroscuro della 6B ed era tutto un susseguirsi di volti sorridenti con movimenti duttili resi vivi dai balloon veritieri o meno dei loro pensieri. E fu così che attimo dopo attimo Giancarlo incominciò a creare lui una nuova sceneggiatura e via con una scena alla volta e poi ancora una scena a riempire l’intera tavola della pagina. 

Stava memorizzando sul foglio le diverse fisionomie dei ragazzi, di quei ragazzi che erano stati ammaliati dalle parole di Frankie, riflessivo ed imperioso, che per nascita sapeva tutto di quel gioco che chiamava baseball.

 

Ma le sue parole erano intercalate da altre straniere per cui nessuno lo capiva ma tutti di lui si fidavano. Così in quella piazza lui raccontò che con quel nodoso bastone, già manico di una zappa, bisognava colpire quella pallina realizzata con stracci e spago. E poi correre in quadrato toccando i vari tombini da lui segnati. 

 

In fin dei conti era un bel vedere il biondo Ivan, di etnia russa, con lo spagnolo Manuel e l’irlandese pel di carota Brendan a mettersi il più lontano ai limiti della piazza, poi il masai Letodo, essendo il più alto tra gli altri, a fissarsi sul primo tombino come un mulino a vento, il giapponese Daiki, dal viso sempre triste, vicino al secondo e sul terzo il raffinato dandy inglese Tony.

Il problema era a chi dare la responsabilità di rivestire il ruolo di interbase tra questi due tombini: al cubano Rafael, pieno di fantasia e rumba, o al calabrese Ezio, sanguigno e preciso perché  sapeva trattare anche con i numeri?

 

Nel ruolo di coordinatore nella comoda posa di regista presso il tombino detto casa base  era stato posto lo stesso Frankie mentre a lanciare la pallina erano stati scelti in alternanza Ludo e Paolo. Il primo perché sapeva lanciare la pallina con il cuore oltre l’ostacolo, il secondo, detto sparafucile, per la velocità e precisione come quando tirava i sassi ai passeri. Poi c’erano anche il tedesco Andreas , il francese Jean, il canadese Thomas e Mike, a cui però piaceva di più giudicare gli atti del gioco, tutti a sedere in panchina. 

 

E qui poi ci fu un susseguirsi di volti spensierati e sorridenti per via di quelle ragazze che pronte alla presa in giro, ridevano sugli errori e le gestualità. Con tratto sublime Giancarlo linearmente andava a tracciare il volto di Lilly con accanto Patrizia e Allegra a discutere animatamente riprese con fare sornione da Marisa e Giovanna mentre Maria Felicia e Bianca si chiedevano del perché potesse piacere tanto quel gioco. Era una lievitazione del fumetto divenuta arte del dire e del pensiero. 

Getty Images
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Dopo alcune vignette del gioco praticato nei vari pomeriggi, al giro pagina Giancarlo risolse il problema dell'interbase: Rafael era sì bravo ma Ezio, per una sua fortunata combinazione, recandosi in città, aveva trovato sotto un cespuglio vicino al diamante cittadino una vera pallina da baseball per cui disse nella sua nuvoletta: “la pallina è mia, se gioco la usiamo, sennò niente” e così nei pomeriggi a seguire divenne inamovibile e la pallina stessa era diventata l’unico tesoro della squadra.

 

Un vero ed unico tesoro quella pallina che interessò molto Paolo che se la girava e rigirava tra le mani e le dita per capire meglio come migliorare il suo lancio sfruttando le cuciture. Per il resto quei ragazzi nei disegni usavano solo i guanti di pelle imbottiti presi in prestito dai genitori a meno di Frankie che si era sagomato un guantone con strisce di tela. 

 

Ed i pomeriggi, tutti i pomeriggi e tutti insieme, ragazzi e ragazze, si aspettava con pazienza l’arrivo di Ezio perché se non arrivava con quella pallina, non si giocava e non si rideva in quell’immaginario collettivo. Ma il tempo ed il gioco plasmarono quello strano gruppo affratellandoli sempre più pur riconoscendo in se stessi la propria identità ma mettendola al servizio della squadra.

Un pomeriggio tirato tardi e dunque venuta sera stirando il gioco alla luce dei lampioni videro le ombre lunghe di molte persone che si dirigevano tutte verso la Chiesa parrocchiale  portando alcuni doni. Si incuriosirono e seguirono anche loro quelle ombre e giunti, si trovarono anche loro davanti ad un Presepe. 

 

Non avevano mai parlato tra di loro di  quella consuetudine ma furono scossi dalla dolcezza e dalla semplicità di quel bambino lì disteso su un panno tra la paglia della mangiatoia. Tutti però si videro in Lui ed allora senza alcun ripensamento, Ezio per primo, incominciarono a porre la loro firma su quella pallina, il loro unico tesoro, e poi la depositarono sulle mani di quel bambino che, magia del fumetto, sorrise loro. Rimasero attoniti ed anche un po’ turbati sino a quando poi  Paolo disse: “Sarà un bravo lanciatore e verrà presto a giocare con noi”. 

 

Era l’ultima vignetta che chiudeva le quindici tavole ma Giancarlo, quando le rivide tutte insieme non fece la spedizione in contrassegno all’editore ma le rimise tutte nel suo cassetto personale. Era diventata quella storia il suo magnifico dono di Natale che personalmente si era dato e che voleva poi donarlo solo a tutti coloro che amavano il baseball ed il softball.

Per un loro Buon Natale.

E così accadde a Natale.

 

Michele Dodde

 

 

Tutta la Redazione di Baseball On The Road

Augura a tutti i Lettori

un  

Buon Natale

 

 


 

Nella foto in home page lo studio di Giancarlo Mangini per gentile concessione della famiglia.

Qui sotto l'autore del racconto Michele Dodde interpretato dalla magica matita di Giancarlo Mangini

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Commenti: 4
  • #1

    franco ludovisi (mercoledì, 23 dicembre 2020 15:57)

    Al Campo delle Fiamme D'Oro nel 1960 Giancarlo si prese la briga di fare una caricatura anche mia; non me la consegnò subito perchè voleva perfezionarla e utilizzarla per un suo scopo. Ma mi promise che me l'avrebbe data alla prima occasione: purtroppo ogni occasione non era propizia per la consegna.
    Ci avrei tenuto enormemente ad avercela! Auguri Giancarlo!

  • #2

    eziocardea@hotmail.it (mercoledì, 23 dicembre 2020 19:39)

    Ma perché non racconti anche gli ... improperi (eufemismo!) che Manuel, Brendan, Daiki, Ezio ... ogni tanto lanciavano verso l'arbitro, certo ... Michele?
    Birbe, ma in fondo tutti bravi ragazzi e soprattutto sognatori ... capaci chi con la matita, chi con la penna, chi con la spensierata allegria, di far sognare gli altri!
    Proprio come hai fatto ora tu, Michele. Grazie.
    Un pensiero particolare al grande Giancarlo, e a tutti i più cari Auguri di Buon Natale!

  • #3

    Paolo (giovedì, 24 dicembre 2020 10:27)

    Caro Ezio, che ci vuoi fare? Arbitri sono! :-) :-) :-)
    N.b. Però sai che Michele non è un Arbitro, è un Umpire! :-D :-D :-D
    Buon Natale!

  • #4

    eziocardea@hotmail.it (giovedì, 24 dicembre 2020 10:59)

    Vero!!!! Lapsus imperdonabile
    Augurissimi, Paolo a te e ai tuoi cari