Le Regine senza Trono

Il gioco d'appello su Merkle "Bonehead" nella partita tra Pirates e Cubs del 1908
Il gioco d'appello su Merkle "Bonehead" nella partita tra Pirates e Cubs del 1908

di Michele Dodde

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Nella prima decade del 20esimo secolo, quando ormai le due leghe avevano raggiunto taciti accordi inerente lo sviluppo dei propri interessi economici migliorando lo spettacolo e richiamando maggior interesse con l’avvio sistematico delle World Series, tre furono le franchigie ad ammantarsi del ruolo di Regine prive comunque di un qualsiasi trono dorato in quel mondo virtuale ed appassionato del baseball: i Pirates di Pittsburgh nel 1908, i  Senators di Washington nel 1913 e gli Athletics di Philadelphia nel 1916.

I Pirates nel 1908 andarono ad inondare  spassosamente le cronache sportive dei vari quotidiani quando con ben 98 gare vinte a fronte di 56 perse non riuscirono a qualificarsi per le World Series di quell’anno perdendo scioccamente la decisiva gara per la conquista del primato nella National League favorendo così i Cubs di Chicago che poi le vinsero battendo i Tigers di Detroit per 4 partite vinte ed una sola sconfitta. 

 

Quell’anno, loro malgrado, i Pirates furono incoronati in modo sublime quale squadra ammantata  dall’emblematico “se”.

 

Infatti si narra  che durante le conversazioni o nel trasmettere incisive opinioni si era soliti dire che “se” i Pirates avessero vinto il titolo nella National League non si sarebbe verificato l’esilarante episodio che coinvolse il giovane 19enne Carl Frederick Rudolf Merkle passato alla storia come “Bonehead”, ovvero quando fu autore di una battuta vincente dimenticandosi però poi di toccare la dovuta seconda base e dunque eliminato per “gioco d’appello”; 

oppure che “se” i Pirates avessero vinto il titolo nella National League e quindi accedere alle World Series non si sarebbe ulteriormente esaltata, e poi passata come aforisma nel lessico popolare, quella eccezionale combinazione di “Doppio Gioco” composta dagli  interni dei Chicago Cubs  Joe Tinker, interbase, Johnny Evers, seconda base e Frank Chance, prima base, le cui prodezze furono infinitamente immortalate dalla poesia “Baseball’s Sad Lexicon”;

 

infine “se” avessero provveduto a sostituire il prima base Jim Nealon con un giocatore di ruolo anziché  alternare per l’intera stagione sul cuscino della prima base Harry Swacina, Jim Kane e Al Storke, nessuno dei quali quasi sempre all’altezza delle situazioni, il responso dal campo sarebbe stato più favorevole.

 

L'anno seguente però i Pirati sfrondarono quest’ultimo “se” rispolverando il prima base di ruolo William Henry Abstein e con la sagacia dello skipper Fred Clifford Clarke e l’apporto determinante di Johannes Peter “Honus” Wagner, la cui notorietà ancora oggi fa leva sui collezionisti per via della sua quasi introvabile figurina T206 quotata oltre tre milioni di dollari, andarono a vincere di misura le Wolrd Series con 4 gare vinte e tre perse contro i Tigers di Detroit che annoveravano nel line up Ty Cobb.

 

La carta vincente che usò Clarke fu quella di affidarsi al controllo dei lanci da parte del rookie Charles Bejamin Babe Adams promuovendolo titolare sul monte di lancio e che ricambiò la fiducia andando a vincere tre partite intere delle sette giocate.

1908 Pittsburgh Pirates: “Regular Lineup”: 1B: none, 2B: Eddie Abbatichio, 3B: Tommy Leach, SS: Honus Wagner, RF: Owen Wilson, CF: Roy Thomas, LF: Fred Clarke, C: George Gibson, P: Vic Willis, Nick Maddox, Howie Cammitz, Lefty Leifield, Sam Leever. Manager: Fred Clifford Clarke

Nella foto John Joseph Boehling
Nella foto John Joseph Boehling

Nel 1913, dopo aver chiuso la stagione agonistica dell’anno precedente al secondo posto dietro i blasonati Red Sox, sembrò ai commentatori sportivi e tifosi che i Senators di Washington potessero finalmente coronare il loro desiderio di vincere  il campionato in ambito dell’American League ed agguantare le World Series di quell’anno specialmente quando si vide alla prova la potenzialità del braccio del nuovo lanciatore mancino John Joseph Boehling e la tenuta longeva di Walter Perry Johnson consolidata dalle quasi venti gare vinte in ogni stagione agonistica.

 

Entrambi risposero alle aspettative del manager Clark Griffith che però fu ampiamente deluso dal rendimento degli altri lanciatori. 

 

Infatti, a fronte delle 53 vittorie e solo 14 gare perse dal duo Boehling e Johnson, quest’ultimo particolarmente quotato quell’anno tanto da vincere la tripla corona, è stata la lista degli altri lanciatori a deludere con il negativo record di sole 37 gare vinte collezionando il pesante fardello di ben 50 perse. 

 

Il manager Griffith in quel 1913 si sentiva fortemente motivato e consapevole che quello era l’anno buono per acquisire il primato per cui incisiva fu anche la sua ricerca per migliorare il parco lanciatori che partendo dal suo stesso braccio, datato 43 anni, sino a quello mancino del 18enne John “Needles” Bentley, che lo fece debuttare in Major il 6 settembre, ben 23 furono i lanciatori chiamati ad indossare la casacca ed a pascolare miseramente nel bullpen.

 

Tuttavia  nonostante questo dispiego di forze, al termine del campionato i Senators andarono a chiudere la stagione registrando un totale di 90 gare vinte ma 64 perse conquistando ancora una volta il secondo posto dietro gli Athletics di Philadelphia. Mai una gioia dunque per i Senators, solo alcune prebende per i suoi giocatori singoli, e che dopo questo picco, per ritornare in auge dovranno aspettare una buona decina d’anni.

1913 Washington Senators: “Regula Lineup”: 1B: Chick Gandil, 2B: Ray Morgan, 3B: Eddie Foster, SS: George McBride, RF: Danny Moeller, CF: Clyde Milan, LF: Howard Shanks, C: John Henry e Eddie Ainsmith, P: Walter Johnson, Joe Boehling, Bob Groom. Manager Clark Griffith 

John Franklin Baker
John Franklin Baker

La ponderosa intromissione della Federal League, autonominatasi Major League negli anni 1914 e 1915 con i suoi principi liberali inerente l’abolizione della clausola di riserva unitamente al potenziale contrattuale del libero arbitrio, destabilizzò non poco le franchigie più blasonate sia dell’American League sia della National League per via dei trasferimenti motuproprio dei loro migliori giocatori, ma era già forte il profumo dei dollari rispetto agli stipendi calmierati che usavano i proprietari delle due Leghe riconosciute. 

 

Fu così che gli Athletics in quei due anni videro sparire il loro carisma acquisito in modo esemplare in ben cinque anni di assoluto dominio quando andarono a vincere ben tre titoli di campioni vincendo le World Series nel 1910, 1911 e 1913.

 

Il manager Connie Mack giustificò questa caduta di stile tecnico incolpando le defezioni subite dal roster  proprio a causa di quell’inarrestabile emorragia causata dalle promesse e dal nuovo ambiente presso la Federal League portando ad esempio il trasferimento del terza base John Franklin Baker, meglio conosciuto come il re degli Home Run,  che per restare chiedeva più soldi di quanto la società fosse disposta ad elargire. Questa sua spiegazione non convinse di molto i cronisti ed i tifosi di allora ed in seguito la storia confermò questo laico punto di vista. 

 

Il manager Connie Mack
Il manager Connie Mack

Infatti, dopo il fallimento della Federal League, all’alba del 1916 si ritrovarono sul mercato molti buon giocatori che pur di rientrare nelle loro vecchie franchigie avrebbero accettato di buon grado una sostanziale decurtazione dell’ingaggio ma Mack, ligio ad una sua personale morale non rivolse loro la minima attenzione assemblando la squadra con i pochi giocatori rimasti fedeli alla società già dal 1914 e rafforzando il roster con il 41enne Napoleon “Nap” Lajoie in seconda base e confermando a frombolare sul monte di lancio due ottimi lanciatori quali Elmer Gleen Myers e Leslie Ambrose “Bullet Joe” Bush, accreditato inventore del lancio “forkball”, che in totale vinsero 29 gare.

 

La negatività di quell’annata però, che sanciva gli Athletics come la più deludente squadra della Major League, andò di fatto ad ascriversi nei confronti dell’inconsistenza del line up che riportò solo 36 vittorie e ben 117 sconfitte. La scelta di Mack dunque fu veramente imbarazzante, anche alla luce dell’evolversi degli interessi chiari ed oscuri nei confronti del baseball giocato, e che andò a sbiancare l’intero loro prestigio che riuscì a lievemente risollevarsi solo dopo sette anni.   

 

1916 Philadelphia Athletics: “Regular Lineup” 1B: Stuffy McInnis, 2B: Nap Lajoie, 3B: Charlie Pick, SS: Whitey Witt, RF: Jimmy Walsh, CF. Amos Strunk, LF: Rube Oldring, C: Wally Schang, P: Elmer Myers,  Joe Bush, Jack Nabors, Tom Sheehan. Manager: Connie Mack

 

 

Michele Dodde

 

 

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