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Nella notte dei tempi.... 2^ parte

di Mario Moiraghi

 MOLTO, MOLTO TEMPO FA 

Nella notte dei tempi

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Gli Etruschi 

Il mondo degli Etruschi ci rivela sorprese inattese. Occorre rammentare che gli Etruschi ebbero un particolare culto per le discipline sportive ed organizzarono giochi pubblici probabilmente prima dei Greci. Erodoto racconta che essi, prima ancora di emigrare dalla Lidia, avevano inventato molti giochi per trascorrere il tempo in compagnia., fra i quali numerosi quelli basati sulla palla. Fin dal secolo Xl a.C., sotto consiglio della sacerdotessa Pizia, istituirono gare di atletica a Cere, per ingraziarsi il favore degli Dei. Non a caso fu l'etrusco re di Roma Tarquinio a far costruire il Circo Massimo 

Di queste manifestazioni ci è rimasta nelle pitture tombali una vasta iconografia che ci consente di farcene un'idea precisa. Sotto la direzione di un giudice, la cui autorità era simboleggiata dallo stesso bastone ricurvo dei sacerdoti, il lituo.

 

Da queste rivelazioni inoltre si può capire che il mondo etrusco ha in comune con il mondo greco il carattere originariamente religioso dei giochi atletici e degli agoni, ma con una differenza spiccata. Infatti gli Etruschi, pur mantenendone le motivazioni religiose, intendevano lo sport come uno spettacolo da gustare. Per ogni manifestazione si radunava un folto pubblico, composto da persone provenienti da qualsiasi estrazione sociale, sia uomini che donne. 

 

Anche presso gli Etruschi sembra essere stato praticato un gioco, i cui fondamentali appaiono simili al Baseball in modo sconcertante. 

La documentazione è apparsa su un documento pubblicato a cura della FIBS, nel 1984, in occasione delle Olimpiadi di Los Angeles e mostra alcuni atleti etruschi in atto di lanciare, di battere e di prendere la palla al volo. 

Si vede anche un atleta, con la palla in mano, che effettua la toccata di un avversario in corsa, in un atteggiamento molto simile all'eliminazione del corridore fuori base. 

 

Altrettanto sorprendente è la posizione di bunt assunta da un atleta con la mazza .

Il documento FIBS citato mostra anche una vecchia foto esterna della tomba in cui si trovano i dipinti, denominata Tomba del Prioretto, sostenendo che l'incuria ha compromesso il materiale documentario.

 

Questa possibilità di effettuare un gioco con palla e mazza non sorprenderebbe, tenuto conto che gli Etruschi provengono dalla penisola anatolica e sarebbero giunti in Italia dopo aver tentato un insediamento in Egitto, dove il seker-hemat era probabilmente diffuso o almeno noto . 

 

Romani

Fra i giochi diffusi presso i giovani romani si annoverava il gioco effettuato con una la palla detta trigonalis, una palla dura, piena di crine, con la quale giocavano tre persone poste ai vertici di un triangolo segnato per terra,. I tre giocatori si lanciavano la palla con la mano o con una rete, dando luogo al gioco detto trigon.

 

Le regole non sono mai state ricostruite in modo soddisfacente. Il lancio della palla avveniva, a quanto sembra, in modo rapido e imprevedibile, costringendo l'avversario a respingere la palla o a non lasciarla cadere, senza però abbandonare la "base" su cui si trovava.

 

Quando il gioco veniva effettuato con una rete (simile ad una racchetta) doveva essere simile al gioco del volano o del badminton .

 

In ogni caso, secondo queste ricostruzioni, la prontezza di riflessi era la qualità essenziale, perché ogni giocatore poteva ricevere contemporaneamente la palla da due lati e doveva essere capace di rilanciarla colpendola a sua volta con le mani.

 

Marziale che, negli Xenia, descrive i vari tipi di palla per i differenti giochi ( la pila, l'harpastum, la paganica e il follis o folliculum) parla del trigon. Secondo Marziale, lasciar cadere la palla significava concedere un punto all'avversario

 

Curiosa ed interessante è la figura di un giocatore famoso, Ursus, che avrebbe giocato con una palla di vetro, usanza confermata dai reperti archeologici .

La caduta della palla di vetro segnava evidentemente un punto a sfavore di chi non era riuscito a mantenerla in gioco, o di chi l'avesse colpita in modo improprio. 

 

Tracce di questo gioco si trovano in Plauto, come rivelato da altri studiosi della materia, che hanno tradotto i testi latini, come Alexander Adam.

" ludere datatim, vel non sperato fugientem reddere gestu".

 

Il saggio Seneca accenna ai giochi di palla, lamentandosi del disturbo arrecato dai giocatori . Al testo di Seneca si deve la sensazione che i lanci o i tiri venissero anche contati, inducendo ovviamente a pensare al conteggio di strike e ball.

 

Una citazione si trova anche in Marco Cornelio Frontone, che accenna a possibili fast ball.

 

Anche Petronio, noto per la sua eleganza (un Lord Brummel del passato) aggiunge notizie nel suo Satyricon, facendo giocare Trimalcione, con doveroso conteggio di strike e ball.

 

Citiamo infine anche i Bagni di Traiano, dove appaiono giochi riconducibili a quelli già citati degli Egiziani, confermando così la continuità mediterranea della nostra analisi sulle origini del Baseball.

 

Mario Moiraghi

 

Segue

 

 

Sotto lo schema di gioco del Trigon praticato dai Romani

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