Eventi salienti di una storia infinita # 24

di Michele Dodde

Il 1913 si evidenzierà per un anno di calma piatta che si chiuderà con una splendida World Series in cui gli Athletics di Filadelfia dell’American League andranno a conquistare il loro terzo titolo di Campioni imponendosi contro i Giants di New York, magica franchigia della National League, con quattro gare vinte ed una sola persa. Indiscussa stella di quella competizione sarà il terza base degli Athletics, John Franklin Baker, che, dopo aver vinto con la franchigia di Filadelfia le World Series del 1910 e 1911, terrà fede anche in quell’anno al suo soprannome  di “Home Run” affibbiatogli dai cronisti e dai tifosi per via dei suoi decisivi fuoricampo. A fare la differenza comunque tra le due squadre fu l’apporto di tenuta dei lanciatori. 

Da una parte per gli Athletics il bionico Charles Albert “Chief” Bender che lanciò da vincente due intere partite: gara uno e gara quattro, dall’altra per i Giants il più famoso Christopher “Christy” Mathewson, soprannominato anche “The Cristian Gentleman” per via della sua sentita fede cristiana tanto da non aver mai giocato di domenica e che passerà alla storia per aver iniziato a giocare nel baseball semiprofessionistico all’età di 14 anni ed inserito nella Hall of Fame nel 1936 come uno dei migliori lanciatori di sempre, che andrà a smorzare quell’anno il suo arcobaleno nel confronto con il solido mancino Edward Stewart Plank, detto “Gettysburg Eddie”, che con la casacca della franchigia di Filadelfia sarà vincente in ben ulteriori venti partite in sette diverse annate.

Tuttavia sotto l’apparente calma piatta di quell’anno stava serpeggiando la turbolenta scia degli affari diversificati e coinvolti anche dall’emergente business provocato dal numeroso pubblico attratto dalle gare di baseball e, per tale motivo, alcuni investitori sotto la spinta emotiva di John T. Powers, approntarono in modo eclatante l’impalcatura di una nuova Lega professionistica, la “Federal League of Baseball Clubs” da contrapporre alle ormai consolidate American League e National League, formando squadre a Chicago, Cleveland, Pittsburgh, Indianapolis, Kansas City, St. Louis e Covington.

 

Con l’avvento subito dopo Powers del magnate James A. Gilmore alla presidenza, la Federal League avocò a sé per il 1914 lo status di Major League richiamando anche l’interesse di altri industriali quali il petroliere Harry F. Sinclair, il magnate del ghiaccio Phil Ball ed il banchiere George S. Ward. 

 

L’essere al di fuori degli schemi ma con la prospettiva decisionale di poter attuare un miglior spettacolo sportivo, la Federal League, non attenendosi all’accordo in vigore tra le altre due Leghe circa lo stipendio dei giocatori e soprattutto alle restrizioni inerenti la clausola di riserva, ampliò in contrapposizione la borsa inerente gli ingaggi ed il potenziale contrattuale del libero arbitrio aprendo così un proprio reclutamento tra i migliori giocatori di quel periodo. 

Il primo ad accettare il nuovo contratto presso la nuova Lega fu il prima base dei St. Louis Browns George Thoma Stoval detto “Firebrand” che andò a giocare e ad allenare i Packers di Kansas City.

 

Narrano gli aneddoti che, poiché era già nell’aria la sua scelta di lasciare i Browns, al fine di accelerare l’iter non trovò di meglio che farsi licenziare alla fine dell’annata agonistica del 1913 sputando succo di tabacco sul viso di un umpire.

 

La grande stella di quell’anno, due volte campione nelle World Series e con un palmares oltre la media, e che firmò un nuovo contratto triennale di 36mila dollari con i Chicago Whales a fronte dei 10mila promessi e mai visti da parte dei Brooklyn Dodgers fu Joseph Bert Tinker.

 

Poi altri si aggiunsero e tra questi i noti Bill McKechnie, Claude Hendrix, Jack Quinn e Russell Ford. Era in aspettativa anche il carismatico lanciatore Walter Johnson pronto a firmare per i Whales quando si vide arrivare in casa Clark Griffith, proprietario dei Washington Senators, con un sostanzioso aumento, più concreti bonus, al fine di fargli cambiare idea. In effetti il giocatore aveva un palmares di tutto rispetto e significativi record e terminerà la sua carriera con ben 416 vittorie, 110 shutout (partite senza subire alcun punto) ed il riconoscimento del quarto posto tra i migliori cento giocatori di tutti i tempi sancito nel 1999 da parte del periodico “Sporting News”. 

La cronaca minuta poi riporterà che il “sofferto” aumento proposto da Griffith non era altro che il frutto di una coscienziosa e convinta cordata attuata anche dagli altri proprietari delle franchigie dell’American League al fine di frenare l’incidenza della Federal League che già aveva destabilizzato più del dovuto le regole consolidate tra le prime due Leghe di Major League. 

 

Tuttavia gli onerosi costi affrontati ed un minor interesse del pubblico verso questa Lega fece sì che gli industriali coinvolti volgessero altrove i propri interessi tanto che, appena finita la stagione agonistica del 1915, quindi dopo solo due anni di vita, la Federal League fu costretta ad una graduale dissolvenza. Il sogno di Powers rientrò così amaramente nel cassetto e della ipotizzata terza Major League non restò che il “Wrigley Field” a Chicago dove giocavano i Whales e che successivamente da “monumento silenzioso” (cfr. Marc Okkonen) divenne il diamante casalingo dei Cubs.  

Getty Images
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Ad onor di cronaca poi nel 1915 viene constatato che due franchigie decidono di cambiare la loro divisa: i Tigers di Detroit che vanno a togliere il colletto alla blusa e gli Yankees di New York che incominciano ad indossare un completo gessato.

 

Ancora, la National League, con il fine ultimo di una veloce fattibilità, dirama una perentoria nota con cui invitano tutti i Club consociati a dotarsi di ampi teli per coprire, in caso di pioggia, la terra rossa del campo interno del diamante e riprendere poi subito a giocare appena finiti gli scrosci evitando così le lungaggini atte a spalmare segatura e quant’altro idoneo per colmare le pozzanghere.

 

Di contro invece l’American League, per aumentare l’interesse, inizia la intrigante politica inerente quella di concedere ad ogni giocatore due biglietti omaggio per ogni partita da diffondere tra parenti ed amici.

L'articolo del 29 settembre 1953 sul trasferimento a Baltimore per la stagione 1954 dei Browns da cui nacquero gli Orioles
L'articolo del 29 settembre 1953 sul trasferimento a Baltimore per la stagione 1954 dei Browns da cui nacquero gli Orioles

Da ultimo è da evidenziare come in quel 1915 il consiglio direttivo dei Cardinals si fosse convinto che la città di St. Louis non fosse più in grado di poter sostenere, con le entrate del pubblico, la presenza di due squadre di Major League, e poiché erano i Browns la franchigia più seguita, si pensò che per la società trasferirsi a Baltimora fosse la cosa giusta.

 

Resa pubblica la scelta, i colletti bianchi della Federal League, ancora alla ricerca di un’affermazione di prestigio, espressero l’interesse dell’acquisto della franchigia ed inserirla tra le proprie consociate. Qui ci fu un’alzata di scudi da parte dei proprietari delle altre squadre inserite nella National League che concordemente bloccarono tale acquisto e passaggio.

 

La nemesi storica invece poi confermerà che trentanove anni dopo non furono i Cardinals a doversi trasferire da St. Louis bensì i Browns che, recatesi loro a Baltimora, incominceranno a delinearsi un’altra propria vita con il nome di Orioles. 

 

E la storia infinita continua…

 

Michele Dodde

 

 

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