Billy Jurges tra letteratura, leggenda e realtà

Photo by chicagomag.com
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di Michele Dodde

Hanno avuto buon gioco gli scrittori Bernard Malamud e John Grisham nell’individuare nell’interbase William Frederick Jurges la loro fonte di ispirazione formale  nello scrivere il primo l’ascesa di Roy Hobbs nel suo celebre “The Natural” ed il secondo nel trattare l’angosciante prosieguo di vita di “Calico Joe” nel suo omonimo libro. Infatti questo interbase, poi terza base ed infine allenatore e scout nella Major League ha avuto nel personale armadio inerente la sua vita privata alcuni episodi che hanno delineano in primo luogo una sua ferma determinazione di onorabilità, in secondo luogo come l’appassionato intervento dell’uomo buono del baseball, Lou Gehrig, gli abbia salvato la vita ed il prosieguo della sua carriera. 

Il tutto ebbe inizio a Chicago il 6 luglio 1932 presso l’Hotel Carlos, stanza 509. Qui avvenne che una giovane 21enne, tale  Violet Valli Popovich, attraente ed estroversa showgirls, pazzamente invaghitasi di William Jurges dopo averlo incontrato ad una festa nel 1931, temendo di essere lasciata ponendo fine alla loro relazione, entrasse di prepotenza nella stanza dove alloggiava l’ignaro interbase rimproverandolo di averla trascurata e puntandogli contro una Frommer Lilliput, calibro 25, presa dalla borsetta, e gli sparasse. 

 

Secondo la ricostruzione riportata dal “Chicago Herald and Examiner” Jurges tentò di disarmarla ma Violet riuscì a far partire tre colpi. I primi due interessarono il giocatore: il  primo lo colpì nel lato destro e, deviato da una costola, uscì al di sotto della spalla mentre il secondo gli sfiorò il mignolo della mano sinistra. Il terzo invece nella colluttazione colpì la mano sinistra della stessa Violet e la pallottola risalì il braccio per circa sedici centimetri. 

 

Di questo episodio, che poi proseguì con Violet che fuggiva insanguinata dalla stanza mentre Jurges inciampando mentre si premeva il lato destro del torace a gran voce chiedeva aiuto fortunatamente raccolto dal dottor John Davis, medico della squadra dei Cubs, che era presente in albergo, molte sono state le congetture e le interviste per dare luce allo scabroso gossip, la cui più veritiera sembra che la showgirls, convinta che il compagno di squadra Hazen Shirley Kiki Cuyler avesse convinto Jurges a rompere con lei, voleva ucciderlo e poi suicidarsi come si dice avesse scritto “Amo Billy Jurges per quello che è e non per la sua popolarità. Per me la vita senza Billy non è degna di essere vissuta ed allora è meglio lasciare questa terra. Porterò Billy con me”. 

Nella foto a destra William Jurges riceve i giornalisti dal letto di ospedale (l'atteggiamento è più che altro divertito) a sinistra Violet Valli Popovich al processo tra i suoi avvocati (da notare la mano sinistra fasciata)
Nella foto a destra William Jurges riceve i giornalisti dal letto di ospedale (l'atteggiamento è più che altro divertito) a sinistra Violet Valli Popovich al processo tra i suoi avvocati (da notare la mano sinistra fasciata)

Lo strascico giudiziario però ebbe un inconsueto finale. Violet affermò che era entrata nella stanza di Jurges con l’intento di suicidarsi “per far dispiacere a Billy” per averla lasciata, di contro lo stesso Jurges non sporse nei suoi confronti alcuna denuncia facendo così cadere tutti i principi di incriminazione.

 

Fortunatamente le ferite riportate non risultarono gravi come apparentemente potevano sembrare e permisero a Jurges dopo un mese di riprendere a giocare.

 

Di certo in quell’anno, che era la sua seconda stagione con la casacca dei Cubs in Major League, stava giocando in modo brillante ed il New York Times evidenziò bene il pensiero del manager Rogers Hornsby che lo definiva “Un capolavoro difensivo poiché è capace di coprire più terreno, riesce ad attuare molte prese difficili, effettua tiri più veloci e precisi dovunque si trovi in posizione a confronto di qualsiasi altro interbase che si possa nominare”    

Il secondo episodio che ha reso la vita di questo giocatore un romanzo nel romanzo della vita avvenne il 23 giugno del 1940.

 

Dopo aver lasciato i Cubs di Chicago era approdato felicemente, lui che era nato nel Bronx, alla corte dei Giants di New York e quel giorno contro i Reds di Cincinnati mentre era nel box di battuta fu colpito alla testa da un lancio di William Henry “Bucky” Walters.

 

Portato immediatamente fuori dal campo, inizialmente sembrò che il colpo non avesse procurato alcunché mentre successivamente fu diagnosticata una grave commozione cerebrale con una conseguenza di vertigini intermittenti che non gli permisero di continuare a giocare per tutto il resto della stagione. 

 

Nella successiva stagione, durante lo spring season a Cuba, il male che sembrava sopito si riacutizzò improvvisamente dandogli una palese insensibilità alle dita delle mani. Enormi furono lo stupore e lo spavento che lo coinvolsero dettati dal pensiero negativo inerente il futuro della sua carriera e della qualità della sua vita. E cadde in una visiva depressione non riuscendo a trovare un’appropriata terapia. 

Nella foto Lou Gherigh (Reuters)
Nella foto Lou Gherigh (Reuters)

Venuto a conoscenza di queste difficoltà, Lou Gehrig di sua iniziativa lo contattò con una lettera invitandolo a non demordere e di recarsi presso la Mayo Clinic in Minnesota, dove lui aveva ricevuto eccellenti cure inerenti la sua malattia.

 

Questo interessamento ed il consiglio lo portarono a farsi visitare dal dottor Bayard Horton che fu in grado di intuire come il trauma subito dalla sua testa non era permanente permettendogli, dopo una specifica ed intensa cura, a ritornare nel mondo del baseball a pieno titolo ancora come giocatore sino al 1947  per poi rivestire in seguito il ruolo di manager e scout.

 

In una intervista  dirà che “È stato Lou a prendere una decisione per me quando mi ha invitato ad andare alla Mayo Clinic. Ero depresso, preoccupato e non sapevo cosa fare. Fortunatamente è poi arrivata una lettera comprensiva e gentile da Lou. Fra i tanti consigli avuti solo quelli scritti in quella lettera mi davano fiducia poiché in essi era evidenziato come io dovevo avere  fede e conforto per la prima volta. Allora si può ben capire quale affetto io abbia provato per Gehrig. Egli, con tutti i suoi problemi, aveva avuto la gentilezza e la considerazione per pensare a me. Ora sembrerà che io voglia rompere la sua fiducia che ebbe in me nel confessare questi fatti, perché Lou mi disse di non  menzionare quel suo intervento. Ma non posso farne a meno per evidenziare la grande signorilità di Lou ed il mio grande ed incondizionato affetto per lui."

 

Jurges è morto nel 1997 all'età di 88 anni, involontario suggeritore di due libri di successo e relativi film ( quello su Calico Joe è in programmazione e dovrebbe uscire sul grande schermo nel 2021)  conducendo poi una vita lunga e di successo. Il suo Karma è stato veramente bizzarro.

 

Michele Dodde

 

 

Bob Dylan e George Clooney stanno lavorando per la produzione del film "Calico Joe" La società di produzione sarà la Smoke House Pictures.  Il film è coprodotto dalla Grey Water Park Productions di Bob Dylan
Bob Dylan e George Clooney stanno lavorando per la produzione del film "Calico Joe" La società di produzione sarà la Smoke House Pictures. Il film è coprodotto dalla Grey Water Park Productions di Bob Dylan

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