Erika Piancastelli a 360° su Baseball On The Road

di Paolo Castagnini

Occhi neri e profondi, uno sguardo risoluto eppure pieno di cordiale disponibilità. Erika Piancastelli sa trasmettere una forza incredibile e ti accorgi che per lei non ci sono mezze misure, pochi grigi, o è bianco o è nero. "Ciao sono Paolo" - "ciao dimmi!" - i suoi occhi ti bruciano e sono in attesa, ma capisci immediatamente che c'è la massima disponibilità ad ascoltarti e nello stesso tempo ti comunicano che non c'è tempo per le sciocchezze. " em bè, (mi impappino) niente, mi piacerebbe tanto farti un'intervista" - "Ok!"   E così mi preparo ad una delle mie più importanti interviste da quando ho aperto questo Blog. Erika non ha bisogno di presentazioni, è diventata l'Italiana più famosa al mondo nel nostro sport. Lei rappresenta il meglio della nostra italianità nel softball e nel baseball. Io spero che la Federazione la sappia valorizzare non solo come giocatrice della Nazionale alle prossime Olimpiadi, ma anche per comunicare quanto è bello il nostro sport. 

Ciao Erika, ormai tutti ti conoscono, sicuramente i nostri visitatori, quindi passo immediatamente alle domande che ti voglio fare.

Tu sei diventata una bandiera e con motivo d’orgoglio posso anche dire non solo italiana. Sono passati pochi giorni da quando "Sports Illustrated" ti ha inserita assieme alle altre tre Capitane delle Athletes Unlimited Softball tra le donne più potenti e influenti nello sport. Cosa hai provato quando lo hai saputo?

Quando ho saputo di Sports Illustrated come prima reazione ero molto scioccata e confusa. Sentivo il telefono che continuava a vibrare con mille notifiche e non riuscivo ancora a capire quello che stava succedendo. Dopo che ho letto l'articolo ero contentissima e onorata. Avere il mio nome a fianco alle donne più famose nel mondo dello sport è davvero un onore. Donne come Megan Rapinoe, Serena Williams, Natasha Cloud. Sono tutte donne che io ho ammirato. 

Partiamo proprio da qui. Che cos’è e che cosa ha rappresentato per te questo importante Torneo Americano? Come sei stata scelta e perché a te l’incarico di Capitano?

Non era un torneo ma una nuova lega Americana che è stata creata quest’anno. Noi eravamo le prime 57 atlete che facevano parte del primo campionato di Athletes Unlimited. Questa lega per me è stata molto importante perché mi sono allenata tutti i giorni con le migliori atlete nel nostro sport, con le atlete che vedrò anche a Tokyo nel 2021. Quindi come allenamento per me era il top del top. Un allenamento che non avrei potuto fare da nessun’altra parte. In Athletes Unlimited c’erano 4 squadre. Queste 4 squadre cambiavano ogni settimana in base al draft che si faceva di Martedì. Ogni squadra aveva un capitano, che era stato scelto in base ai punti ricevuti durante le partite. I punti erano in base a come giocavi e come giocava la tua squadra. Singolo = 10 punti, doppio = 20, triplo = 30, fuoricampo = 40. Partita vinta = 50, inning vinto = 10 punti, base rubata = 10 (ma se rubi e sei out sono -10 punti), etc... in base a questi punti, le prime 4 in classifica diventano capitano. 

Potrebbe essere un passo per aprirti le porte al mondo professionistico del Fast Pitch americano? Magari questa Lega stessa potrebbe essere stata un veicolo per rilanciare la  NPF (National Pro Fastpitch) che tutto sommato non è così considerata come altri sport femminili in USA? 

Secondo me si. Athletes Unlimited può aiutare al NPF a crescere e a creare forse più squadre per il campionato. Almeno io spero la possa aiutare un po’. Secondo me AU darà molte più possibilità alle ragazze che finiscono il college e vogliono continuare a giocare.

 

Tu sei la bandiera della Nazionale di Softball Italiana, come stai vivendo questa preparazione alle prossime Olimpiadi in Giappone 2021?

In realtà sono molto contenta dì avere un anno in più per allenarmi. La squadra potrebbe usare questo tempo per migliorare le cose che non siamo riuscite a fare prima. Ci aiuterà molto questo anno in più. Però dipenderà tutto da ciò che si potrà fare con i limiti del Covid e i nuovi decreti.

 

Ora vorrei entrare nell’argomento del rapporto tra scuola italiana e americana e baseball/softball italiano e americano. Noi di Baseball On The Road aiutiamo ragazzi e ragazze che vogliono fare l’esperienza dello scambio culturale in scuola superiore per uno o più anni. Lo sai che su una media di 10 studenti che si sono rivolti a noi per intraprendere questa avventura 2 sono maschi e 8 sono femmine?  Perché secondo te le ragazze sono più attratte?

Non te lo so dire come mai ci sono più ragazze attratte a fare l’esperienza all'estero. Però anch'io lo farei senza dubbio. Forse le ragazze lo vedono anche come un'avventura nuova e sono più disposte. Non te lo so dire.

Molti genitori ci chiedono: “Ma la scuola negli Stati Uniti è buona?” Noi rispondiamo semplicemente che è “diversa”- Si può sicuramente affermare che gli studenti italiani non hanno particolari problemi nella scuola USA a parte naturalmente la lingua inglese. Tu come risponderesti a questa domanda?

Anch'io direi che e diversa. Sicuramente un Italiano non avrà problemi (a parte la lingua), perché in Italia la scuola è molto più impegnativa. In America la scuola è un po’ meno impegnativa, ma gli sport alle superiori sono molto impegnativi. Non voglio dire che la scuola in America non è importante, ma sicuramente gli sport sono a un livello di importanza maggiore. 

 

Per quanto riguarda invece lo sport, dalla nostra esperienza abbiamo visto che genericamente le squadre varsity di baseball hanno mediamente un livello più alto della media dei nostri italiani, mentre una media giocatrice di softball italiana, non trova grandi problemi ad entrare in una squadra varsity americana. Tu cosa ne pensi?

Secondo me il livello delle squadre scolastiche in America è più alto che in Italia sia nel baseball che nel softball. Dipende anche in che stato vai. In California, Texas e Florida il livello è altissimo. Ci sono tanti ragazzi che giocano e che hanno iniziato a giocare a 5/6 anni. In Italia si inizia più tardi e non è praticato tanto com’è praticato in America.

 

Questo ne consegue che uno scambio con visto J1 (significa andare in una scuola superiore senza sapere che tipo di scuola o squadra si troverà) di un ragazzo per il baseball o di una ragazza per il softball sicuramente torneranno con un grande bagaglio sia sportivo che di esperienza pur con qualche differenza tra baseball e softball. L’alternativa sarebbe conoscere Scuole/Accademie private, ma sicuramente molto costose. Cosa ne dici? 

Concordo, c'è sempre più possibilità per un giocatore di baseball che per una giocatrice di softball. Però l’esperienza all'estero ti fa crescere personalmente e anche fisicamente perché anche se non trovi una squadra alle superiori, ci sono altri modi di allenarsi e di giocare in America.  

Fatta questa premessa cosa consiglieresti a ragazze/ragazzi italiani che vogliono raggiungere alti risultati nel softball/baseball? Meglio anticipare con l’High School o è preferibile spostarsi al College dopo il diploma? Dal punto di vista di essere osservata dagli scout universitari per ottenere un posto in squadra con scholarship meglio essere negli USA il prima possibile o si può fare anche dopo?

Il mio consiglio è di andare a giocare in America il prima possibile. E' da li che riesci ad arrivare a un livello più alto. Essendo già in America sarà anche più facile mettersi in contatto con i college e farsi vedere dagli scout. Però non vuol dire che è l’unico modo. Si può anche andare a giocare al college direttamente dall’Italia senza aver fatto le superiori americane. Ma io dico sempre ai giovani di andare all'estero a giocare se riescono.

 

Per concludere questo argomento consiglieresti ad un ragazzo e a una ragazza italiani di fare questo scambio?

Si glielo consiglio sempre. Secondo me aiuta molto.

 

Un altro argomento che vorrei affrontare con te è uno dei grandi temi sociali che negli ultimi anni sono venuti alla ribalta. Iniziamo con il razzismo. E’ un tema mondiale compreso in Italia, ma negli USA ha sempre una risonanza diversa. Baseball On The Road ha affrontato questo argomento dal punto di vista storico/sportivo con molti articoli tra i quali “Fu vera gloria?” - “Josh Gibson e il Titolo di MVP” - Jackie Robinson naturalmente e molti altri ancora. Se è vero che la storia insegna, il nostro sport di strada ne ha fatta molta. Eppure siamo ancora molto lontani da una normalità. Come recepisci tutto questo negli States e in Italia?

Negli States si nota molto il razzismo. Sopratutto adesso con tutto ciò che sta succedendo. Io non lo capirò mai perché io sono cresciuta con l’idea che siamo tutti umani. Siamo tutti diversi ma ci amiamo uguali. Non importa come uno è al di fuori... l'importante è come uno è dentro. Com’è come persona. Io non giudico mai dal colore della pelle, o da dove sei nato, etc.. per me è un concetto molto semplice e mi stupisce che ci sia gente che non riesce ad accettare le persone perché sono diverse. In Italia il razzismo lo noto in modo diverso, non è evidente come in America però so che c'è anche in Italia. 

Passiamo adesso al ruolo della donna nella società. Per parlarne usiamo sempre il nostro sport. La donna nel baseball. Anche in questo caso essendo un tema a cui teniamo molto noi lo abbiamo affrontato a modo nostro, con la conoscenza della storia. Sono veramente tanti gli articoli e ti cito gli ultimi: “Le Bloomer Girls” dove abbiamo scoperto che Amelia Bloomer è stata la prima sportiva a mettersi i pantaloni per poter gareggiare con la bicicletta da corsa, dando così il via ad una vera rivoluzione, per non parlare di “Nancy Faust” che ha suonato l’organo nello stadio dei White Sox per 41 anni nonostante una raccolta di firme al suo inizio perché una donna non poteva aver niente a che fare con il baseball, sport di soli uomini. Con il tempo però molte donne hanno abbattuto questo tabù come documentato in una serie di articoli: “Il baseball praticato dalle donne” per finire ai giorni nostri con Justine Siegal che ha lavorato nelle organizzazioni dei Cleveland Indians e Oackland Athletics per non parlare di  Alyssa Nakken attuale Assistant coach nei San Francisco Giants. Allora Erika il mondo sta cambiando?

Si il mondo sta cambiando e menomale. Le donne stano salendo sul podio piano piano. Più le cose cambiano, più la gente capisce che anche le “donne” riescono a fare quello che fanno gli uomini. Che non c’è più la differenza che  cera una volta.... tanto tempo fa. 

 

Per concludere: il tuo rapporto con il softball, ma anche il baseball italiano. Tu sei molto più di una bandiera. Credo che potresti diventare la testimonial dei nostri sport. Quello che ai nostri giorni si definisce “influencer” . Hai tutto per poterlo essere. Una bella ragazza in tutti i sensi, solare, cordiale. Sportivamente parlando sei un talento assoluto. Il nostro movimento ha bisogno di un’immagine come la tua. Io mi auguro che la Federazione possa trovare una strada e le risorse per fare di te la nostra testimonial nel softball, ma non solo, anche per il baseball. Tu sei amata e rispettata da tutti qui in italia sia donne che uomini. Abbiamo bisogno di una come te per far conoscere i nostri sport, ma l’importante è uscire dalla nostra piccola cerchia. Cosa ne pensi? 

Grazie mille! Io spero di aiutare il nostro sport il più possibile. Bisogna far crescere il baseball e il softball  in Italia. Questo sport ti fa crescere non solo fisicamente ma anche mentalmente e personalmente. Ti insegna cose che la scuola non riesce ad insegnare. E' uno sport di squadra al 100% quindi ti insegna come lavorare con gli altri. E uno sport davvero meraviglioso.

 

Grazie Erika!

Grazie a te e un grande saluto alle mie compagne della Nazionale e a tutto il baseball e softball italiano!

 

Intervista di Paolo Castagnini

 

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Commenti: 2
  • #1

    Michele (venerdì, 30 ottobre 2020 09:42)

    Eccezionale intervista che delinea la forte personalità di Erika come atleta ma soprattutto come donna. La sua testimonianza è soprattutto stimolo ad una emancipazione che purtroppo rimane sotto molti aspetti sempre dietro l'angolo. Ed allora auspichiamo cento e poi mille Erike a seguire le sue orme.

  • #2

    Luigi (venerdì, 30 ottobre 2020 15:41)

    Queste sono le testimonianze che servono alle nostre discipline.
    Bravo Paolo e Grande Erika