L’anatroccolo che non divenne cigno

di Michele Dodde

Il suo nome quasi si è perso nell’anonimato di quella lunga schiera di giocatori che hanno vivacizzato comunque e consapevolmente lo spettacolo sul grande palcoscenico del gioco del baseball e di lui non resta oggi che il laconico commento redatto da un giornalista del “Washington Post” nel 1920, un anno dopo il suo definitivo abbandono dalle scene: “Dave Davenport aveva un atteggiamento ed un temperamento attagliato perfettamente ad una grande star purtroppo si è trovato ad essere privo della qualità stellare insita in un artista”. Nato il 20 febbraio del 1890 ad Alexandria, nello Stato della Louisiana, Dave ha incominciato a ritagliare il suo palmares di talentuoso lanciatore in una squadra semiprofessionista di Runge, contea di Karnes nello Stato del Texas, nel 1912 facendosi qui notare dagli scout dei “Bronchos” di Sant’Antonio avendo realizzato durante la stagione agonistica una striscia di cinque gare no-hitters. Fu un eccellente affare per i Bronchos perché nell’anno successivo, dopo aver portato a termine da vincitore ben 15 gare, il suo contratto passò di mano ai “Reds” di Cincinnati che lo onorarono pagando la cifra di 4.000 dollari. 

Debuttò in Major League il 17 aprile del 1914 sul monte di lancio dei “Reds” e da buon rookie  vinse due gare  salvandone altre due da closer su un totale di dieci presenze. L’insostenibile profumo dei dollari però lo avvolse ed a metà stagione agonistica fu attirato dalle lusinghe economiche prospettategli dalla “Federal League of Baseball Clubs”, Lega fondata da John Powers e poi retta da James A. Gilmore, che per tre anni, dal 1913 al 1915, si impose come vincente “terza Major League” tra le consolidate National League ed American League poiché permetteva ai propri giocatori stipendi più remunerativi e di evitare le restrizioni imposte dalla insopportabile “clausola di riserva*.

 

*Nello sport professionistico statunitense, la clausola di riserva era una clausola contrattuale che permetteva alla squadra di mantenere i diritti sul giocatore alla scadenza del suo contratto - Fu abolita nel 1975 con l'introduzione del "free agent"

Così, dinnanzi alla richiesta di un aumento del proprio appannaggio, prontamente respinto dal manager Buck Herzog, Dave unitamente al suo compagno di squadra Armando Marsans, lasciò la divisa dei “Reds” per indossare quella dei “St. Louis Terrier” dove subito primeggiò nel conteggio degli strike. Infatti, nonostante questo suo comportamento incominciasse a scolorire la sua icona a partire dal commento riportato dal “Cincinnati Time-Star”:  La prospettiva di far parte di una squadra vincente non sembra aver avuto alcun significato sia per Marsans sia per Davenport. La lusinga di poter guadagnare qualche dollaro in più hanno fatto passare in second’ordine la loro appartenenza alla squadra ed all’affetto dei tifosi dei Reds che li hanno sempre sostenuti lealmente ed osannati. La loro scelta è stata esecrabile poiché sia la squadra ma soprattutto i tifosi hanno il diritto di essere rispettati. E questo rispetto da parte loro è mancato”, in quello scorcio d’anno con i colori della nuova franchigia Davenport andò a vincere 22 gare con un’ERA pari a 2,20 in 55 partite.

 

Il suo palmares riporta ancora ben 229 strikeout in 392,2 inning con 30 partite complete su 46 giocate. Aveva 25 anni ed era nel pieno  fulgore per divenire una pedina fondamentale nel gioco del baseball.

James Timothy Burke
James Timothy Burke

Con la chiusura della “Federal League” nel 1915, Dave trovò subito facile approdo nell’anno successivo presso i “Browns”, sempre di St. Louis, in ambito della fusione delle due franchigie entrambe di proprietà del magnate del ghiaccio Phil Ball, ma la notorietà acquisita minò il suo fragile carattere portandolo a frequentare assiduamente una incontrollata vita notturna, con avventure più o meno lecite, ed a fargli nascere una dipendenza dall’alcol che gli evidenziò una malcelata negativa reputazione ed una irreversibile caduta di stile al suo iniziale immenso talento.

 

Non riuscendo più ad esprimersi come nello splendore del 1915, divenne così taciturno, introverso e pieno di atteggiamenti problematici sino a quando nel 1919, mentre stava attraversando la sua peggiore stagione da protagonista, si dice che ebbe a scontrarsi verbalmente e fisicamente con il proprio manager James Timothy Burke circa il suo impiego nella gara del 2 settembre dopo aver lanciato in quella del primo settembre. 

 

La sua esclusione senza alcuna spiegazione da parte di Burke, manager non molto portato al dialogo con gli appartenenti al proprio roster per via di una sua personale limitata e non eccezionale carriera come giocatore, ed il suo seguente virulento  atteggiamento lo fecero multare di 100 dollari e sospendere per il resto della stagione.

 

Di seguito altre voci di corridoio hanno sussurrato che poi ebbe anche a scontrarsi con due funzionari della squadra facendo vibrare un coltello ma di certo dagli atti risulta che dopo questo avvenimento Davenport non ha mai più giocato una gara di baseball nel mondo dei professionisti della Major League.

Eppure il suo estro non era del tutto offuscato se si riscontra che nel 1921 fu chiamato a lanciare per conto degli “Ogden Gunners”, squadra semiprofessionista affiliata alla  “Northern Utah League”, dove ingenuamente fu considerato troppo bravo per il livello tecnico di quel settore della Minor League: sette gare complete vinte con 112 strikeout in 63 inning.

 

Ma ormai la fulgida stella di Dave Davenport era irrimediabilmente tramontata all’alba dei suoi 29 anni e pur non essendo stato inserito ufficialmente nella famigerata e segreta “black list” che circolava solo sulle scrivanie dei proprietari delle blasonate franchigie, ormai la sua dipendenza dall’alcol, il suo irascibile carattere, le sue imprevedibili frustrazioni lo avevano fatto piombare in un drammatico anonimato che neppure il suo record di 73 gare vinte ed i 719 strikeout realizzati in Major League  potevano illuminare ed interessare. 

 

Un vero peccato per il protagonismo delle varie icone del mondo del baseball poiché l’anatroccolo Dave con il suo talento stava riuscendo nell’impresa di farsi cigno e che solo il suo esecrabile comportamento  aveva tarpato anticipatamente le ali. E la triste storia involutiva di Davenport irrimediabilmente così ritorna negli impolverati cassetti della memoria.

 

Michele Dodde

 

N.d.r. Dave Davenport è deceduto il 16 ottobre 1954  esattamente 66 anni fa

 

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