Un Monte di Statistiche

di Michele Dodde

Dunque Jacopo Rossi Lucattini l’aveva nel cuore e nella mente la volontà, e poi il coraggio, di delineare da par suo, ed in stretta armonia con la filosofia che privilegia il gruppo di “Ascesa dei Vinti”, come una partita di baseball non finisce con il terzo out del nono inning ma anzi come da lì prenda vita un’altra ancora più appassionante gara vitale nell’andare ad esaminare le prestazioni dei singoli giocatori con precisa ed oggettiva documentazione che poi agli atti diventa storia.  Ed è tutta qui la grande sfumatura che distingue il baseball dalle altre discipline sportive e Lucattini con soave gentilezza attira l’attenzione del lettore ad aprirsi culturalmente verso la personale serendipità, ovvero la propria capacità di rilevare e poi interpretare correttamente quanto avvenuto sul campo di gioco in modo del tutto casuale nel mentre i classificatori ufficiali siano stati sempre pronti a discettare scientificamente verso l’aggiornamento continuo delle statistiche riferite ad ogni giocatore nel ricoprire il ruolo assegnatogli. Nessun’altra disciplina sportiva ha questa potenzialità che appaga lo sportivo e lo studioso. La piccola enciclopedia, come l’autore vuole presentare il suo volume, è di fatto veramente “Un Monte di Statistiche” capace di illustrare in modo esaustivo il primo gradino a quell’approccio che oggi è diventato il mondo della “Sabermetrica” ma dal quale si distacca volutamente nella piena convinzione che è la storia a dare il là della conoscenza.

Ed è con garbo che, nel dare inizio alla spiegazione dei termini, di fatto usati dai classificatori, egli si sofferma non da docente ma da appassionato, a vivificare le azioni lecite e le azioni illecite, che poi sono raggruppate nel “Baseball Rules”, soffermandosi in ogni ruolo difensivo o posizione in attacco ad una interessante classifica dei primi dieci “All Time”.

Nella foto Cy Young
Nella foto Cy Young

Egli è andato a ricercare trame e personaggi a partire dall’antico, a volte anche senza elogiarli come invece avrebbe dovuto nei confronti di Cornelius Neal Ball, il primo  interbase che riuscì a perfezionare il 18 luglio del 1909 un triplo gioco senza assistenza alcuna davanti ad oltre undicimila spettatori ammutoliti e perplessi, compreso il mitico Cy Young che sul monte di lancio non era stato capace di seguire la velocità dell’azione, ma questa è stata una sua scelta per non porre sugli scudi se non i meritevoli da tramandare alla memoria.

 

Un monte di statistiche” poi si avvale di due dotte  introduzioni, una di Pietro Striano, che delineano al lettore i principi animatori che permeano l’intero volume, l'altra di Lucattini stesso. Ed a chi scrive è piaciuto molto tra le righe il velato accenno alla puerilità del gioco del calcio che oggi si avvale per la sua notorietà, solo ed esclusivamente visiva, sia del contributo dei quotidiani di settore una volta attenti a tutte le discipline sportive ed oggi invece pronti a cambiare le testate in “Gazzetta del Calcio”, “Corriere del Calcio” e “Tuttocalcio” e sia dell’inverosimile gettito di denaro che ha paludato la sfera del calcio in “Dio Pallone”.

 

E dicono qualcosa le schede che attualmente si presentano al termine della gara  confrontando la percentuale di possesso del pallone e i numeri dei tiri in porta, dei tiri fuori, degli assist, dei falli commessi e ricevuti e così via. Quelle non sono statistiche che specchiano il gioco ma glabra imitazione che non potrà mai imitare Un monte di statistiche che solo il baseball ed anche il softball possono avere.

 

Un libro da leggere e via via da consultare per configurarsi al meglio una disciplina sportiva che non è solo tale ma travalica i confini del diamante per divenire oggetto di valutazione, cultura e scelta di vita per la ricchezza degli schemi, per l’imponderabilità che lascia nei cuori, per la perfezione scientifica che emana.

 

Per Jacopo Rossi Lucattini è stato un grande impegno, per il lettore una precisa responsabilità.

 

Michele Dodde

 

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