Nancy Faust e la musica nel baseball

Nancy Faust (Photo by Ron Vesely Photography)
Nancy Faust (Photo by Ron Vesely Photography)

di Frankie Russo  tratto da ESPN

Cinquanta anni fa, nell’anno che segnò il culmine del periodo passato alla storia con il soprannome di “Tre anni all’inferno” per i Chicago White Sox, per la prima volta Nancy Faust prese il suo posto dietro l’organo nelle gradinate all’esterno del Comisky Park. Oltre alle sempre più consistenti voci che circolavano circa il trasferimento della squadra a Milwaukee e al disinteresse generale dei fan, il 1970 rappresentò l’anno in cui i White Sox registrarono il loro record negativo di 106 sconfitte. Gli spalti erano pressoché vuoti e in due occasioni nel mese di settembre, i presenti erano solo 672 una volta e 693 un’altra.

Nancy era praticamente quasi da sola sulle gradinate mentre suonava musica standard come l’inno nazionale e “Take Me Out To The Ball Game”. Sulle tribune, tuttavia, circolava una petizione dei più irriducibili tifosi maschi sostenendo che una donna non aveva il diritto di essere impiegata allo stadio. Doveva essere un lavoro per soli uomini, coloro che veramente conoscevano il gioco. Ciò che invece gli uomini non sapevano, e nemmeno Nancy lo sapeva all’epoca, è che per i successivi 41 anni Nancy avrebbe continuato a introdurre la musica nel mondo del baseball.

Nancy fu la prima a suonare musiche che interagivano con l’azione. E’ la ragione per cui oggi i tifosi cantano “Na Na Hey Hey Kiss Him Goodbye” ogni volta che il lanciatore della squadra ospite viene sostituito. Rese uno strumento pesante e vecchio di secoli improvvisamente divertente e piacevole. Inventò la musica che accompagna il giocatore al box di battuta. Dotata di una memoria impressionante e quindi di un repertorio vastissimo, oltre ad essere dotata di un orecchio sopraffino, Nancy tirò fuori dal dimenticatoio il suono dell’organo creando un nuovo svago per gli appassionati del baseball. Un suono che abbiamo imparato ad apprezzare proprio in questa primavera così silenziosa. 

 

I tifosi che Nancy ha intrattenuto per decenni sono assenti dai campi da baseball quest'anno. Invece la musica riprodotta dal sistema audio riverbera nello stadio vuoto tra i ritagli di cartone. Commemorare l’impatto che ha avuto la musica sul gioco serve a ricordarci le cose che ci mancano di più quest'anno, ivi compresa la nostra presenza sugli spalti in mezzo alla folla.

Nancy Faust, organista dei White Sox, al Comisky Park il 5 giugno, 1971. (Chicago Tribune)
Nancy Faust, organista dei White Sox, al Comisky Park il 5 giugno, 1971. (Chicago Tribune)

Se vi è un momento che veramente ha avuto un impatto sul Comisky Park, quasi certamente è stato nei primi anni 50 quando i genitori di Nancy portarono a casa un organo. La madre di Nancy era una musicista professionista e suonava il piano, il violino e l’organo ed ora aveva la possibilità di provare a casa.

 

Lo strumento colpì la curiosità di Nancy che si trovò a smanicare sulla tastiera senza conoscere la musica e sviluppando pertanto un formidabile orecchio per la musica.

 

Quando frequentò l’università, Nancy cercò anche di imparare la musica, ma la gioia di suonare non era la stessa come quando suonava ad orecchio. In aggiunta, la presenza dell’organo in casa coincise con un periodo in cui l’organo stava tornando di moda non essendo più delegato solo come strumento nelle chiese, ma anche nei teatri, nei centri commerciali ed anche negli stadi di baseball. 

 

Nancy divenne così brava che occasionalmente era anche in grado di sostituire la madre nei suoi concerti.

 

Quando aveva da poco compiuto 20 anni, Nancy dovette sostituire la madre ad un pranzo organizzato dalla società dei White Sox e il GM Stu Holcomb fu talmente impressionato dal suo talento, specialmente per l’esibizione del ben noto “Moon River”, che per l’anno 1970 le offrì l’opportunità di suonare allo stadio. 

 

Quando iniziò a suonare al Comisky Park il suo compito fu abbastanza standardizzato, si limitava a suonare “Take Me Out To The Ball Game” e l’inno nazionale intervallato da musica prima dell’inizio della gara. Ma oltre alla petizione da parte degli uomini, un altro ostacolo si presentava sulla scena, il Rock ‘n’ Roll il cui ritmo non lasciava molto spazio al suono dell’organo. Ciononostante Nancy continuò a suonare e la vastità del suo repertorio l’aiutò ad essere più fantasiosa.

 

Man mano che cominciava a conoscere meglio il gioco, iniziò ad accompagnare l’azione con musica che rappresentava l’azione stessa. Aveva un repertorio per quando si rubava una base, per quando un battitore finiva strike out o per quando batteva un fuoricampo. Sempre più i tifosi cominciarono ad apprezzare la musica durante il gioco, non era solo un sottofondo, era diventata una reazione, una interpretazione del gioco stesso. Da lì cominciò il già menzionato brano “Na Na Hey Hey Kiss Him Goodbye”. Altre società cominciarono ad inviare i loro organisti al Comisky per poter captare le doti di Nancy e cercare di portare qualcosa di simile ai loro stadi. 

Agli inizi Nancy accompagnava i battitori al box seguendo la sua fantasia e se non conosceva la melodia di un brano, chiamava la madre che le cantava il brano al telefono mentre Nancy suonava in diretta. Per rendere il tutto più divertente, Nancy cominciò ad associare la musica al carattere del giocatore, o al numero di casacca o al cognome. Il vero divertimento per Nancy era quando arrivava la squadra ospite, la fantasia raggiungeva il punto massimo.

 

A Nancy piaceva anche cambiare canzone ad ogni turno di battuta ma il vero walk up music ebbe il suo inizio nel 1972 quando lo slugger dei White Sox Dick Allen batteva fuoricampo totalizzando ben 37 quell’anno. Nancy decise che il suo personale walk up doveva essere “Jesus Christ Superstar” che rappresenta ciò che sentiamo ancora oggi. Altri giocatori cominciarono a segnalare a Nancy le loro preferenze. Nella sua introduzione nella Hall Of Fame, Harold Baines volle nominarla nel suo discorso ricordando come la folla cantava le canzoni intonate da Nancy nel mentre si portava nel box di battuta.

 

Nel 2010, dopo 41 anni, fu l’ultima volta che Nancy suonò ufficialmente allo stadio e non poteva finire se non con la canzone di Madonna “This used to Be My Playground” (Questo era il mio parco giochi). Nancy riceve ancora richieste da parte dei nuovi organisti per avere suggerimenti per quale musica suonare per alcuni giocatori. 

 

È difficile comprendere quanto si sottovaluti Nancy in tutta la faccenda. Lei vede tutto con grande umiltà, con una vera e profonda gratitudine per le 41 stagioni trascorse allo stadio. 

Si può sostenere senza ombra di dubbio che Nancy ha davvero aiutato l'intrattenimento del gioco e ha contribuito a far evolvere il modo in cui la musica è entrata nel mondo del baseball", ha detto Jeff Szynal, un operatore del tabellone dei White Sox che ha lavorato con Nancy dall'inizio degli anni '80 fino al suo pensionamento. "Ha tenuto in vita l'organo, uno strumento integrante della storia del baseball. Penso che la sua eredità sia nel fatto che Nancy rappresenti il miglior organista che il gioco abbia mai conosciuto".

 

E mentre trascorriamo questa stagione a casa immaginando il campo da baseball, il suono dell'organo si alza sul frastuono della folla offrendoci un motivo per tifare, un segnale per esultare, e la speranza di trovarci in un luogo dove non vediamo l'ora per tornare.

 

Frankie Russo

 

Ed ora in questo periodo di pandemia riproviamo l'emozione di trovarci in uno stadio gremito accompagnati dalla musica di Nancy Faust

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