Cronaca come un romanzo d'appendice

di Michele Dodde

E’ stato interessante aver rispolverato vecchie pagine di quotidiani andati ed in special modo il periodico “New York Clipper” del 17 settembre 1881 dove è riportato uno spassoso articolo di cronaca, costume e didattica. Una rilettura dello stesso apre significativi scenari dell’epoca in quanto a corteggiamenti e presenza sugli spalti da parte del gentil sesso. Ovvero, l’anonimo cronista di allora, inviato dal giornale per il resoconto della gara tra gli “Hyde Parks” e i “Beacons”, si trovò coinvolto invece, a beneficio dei lettori, a riportare in modo garbato, tinto di velata ironia, l’inaspettata presenza sulle tribune di una giovane che stava richiamando più di qualche attenzione da parte del pubblico maschile sia per la sua “mise” composta da una delicata composizione di mussola celeste ed un cappellino sbarazzino rifinito con un nastro a nocca bianco e soffice, come può essere la schiuma in un bicchiere di birra, e sia  per un vistoso block notes unito alla “Guida al Baseball” scritta da De Witt. 

La presenza delle donne sulle tribune in quel periodo era un evento fortemente destabilizzante tanto da suscitare frizzi e lazzi come avvenne anche quel giorno per il già citato vezzoso cappellino. Anzi un becero individuo, nel constatare come la giovane si stesse agitando da ogni parte, si lasciò sfuggire che quel cappellino era un copricapo “brulicante”.

 

Un attempato signore di rimando invece andò a confermare che lui conosceva solo il “vin Brulè” quale inebriante articolo mentre quel cappellino, se fosse stato “brulè”, sarebbe diventato decisamente pericoloso considerato le circostanze. A dirimere infine le opinioni fu gratificante l’intervento del solito intellettuale che manipolando un gioco di parole ad effetto dichiarò che per indossare quel cappellino comunque c’era bisogno sicuramente di una “testa”.

 

Ben consapevole di aver suscitato più di qualche attenzione, la giovane comunque non dette filo alle esclamazioni ed anzi con la dovuta e decisa postura di una donna d’affari, si mise seduta prendendo dalla sua pochette una matita ed il block notes.

Poi si rivolse candidamente verso i vicini precisando con un sorriso che lo stare lì su quelle gradinate era per lei la prima volta e che, poiché non conosceva nulla del gioco del baseball, le sarebbe piaciuto impararlo prendendo appunti. Il suo desiderio infatti era nato per via di suo fratello Fred e dei suoi tanti “amici” che ne parlavano con entusiasmo e che si assentavano spesso per andare a vedere le partite.

 

A comprova, disse ancora che aveva comprato la “Guida al baseball” e che aveva cercato di studiarla da molto tempo, ma non riusciva a capirla, ed ora pensava di poter imparare qualcosa guardando attentamente il gioco e prendendo appunti. “Capite? - si rivolse al lettore lo sconcertato cronista - prendendo appunti!!!”.

 

Qui allora andò a descrivere un mal studiato corteggiamento. La giovinetta infatti appena esaminò la sua matita, con rammarico emise una gridolino di disappunto poiché si accorse che la punta della grafite si era  rotta. Il nostro cronista subito si accinse ad  offrire il suo temperino quando il cronista sportivo di un giornale rivale da baldo dongiovanni vide la ghiotta opportunità di mettersi al servizio della giovane in modo plateale.

 

Infatti egli si apprestò a rielaborare con competenza la punta della matita ma, strano a dirsi ed a vedersi, appena la grafite era stata appuntita in modo efficiente ecco che si rompeva di nuovo per consentire al novello cicisbeo di ricominciare da capo. Certo, andò a precisare il nostro cronista, rifinire la punta di una matita non è mai stata considerata un'operazione molto difficile, né che la stessa richiedesse molto tempo per il suo completamento con successo. 

 

Ma in quegli istanti  l’atto in se stava ad evidenziare un errore di valutazione poiché quell’affilatura della matita si stava evidenziando nella sua vera luce come una scienza, come sublime arte, come compito arduo e complicato tale da richiedere grande cura, abilità, delicatezza di tocco e, soprattutto, molto tempo.

 

Così anche i presenti intorno incominciarono a guardare l’opera con interesse e senza fiato nel constatare come l’addetto scrutava attentamente il legno sotto forma di un cono perfetto e delicatamente raschiava la grafite portandola ad essere paragonata ad un ago cambrico. Che poi di nascosto volutamente lo rompesse per ricominciare da capo era quasi un atto dovuto.

Ad un certo punto però anche la signorina osservandolo notò il vezzo della rottura e con innocente meraviglia sollecitò la fine. Poi, ricevuta finalmente la matita, gli creò non poco imbarazzo dicendogli che era stato troppo gentile con lei. mentre a lui un lieve rossore gli andava a colorare la fronte.

 

Poi così maldestramente scoperto le chiese perdono e saputo che lei non conosceva il gioco né lo slang che lo caratterizzava incominciò felicemente a spiegare qualcosa del gioco unitamente ai suoi misteri. Iniziò con una storia generale ed a tracciare la sua ascesa e il suo progresso a partire dal gioco inglese dei “rounders” attraverso i suoi primi record come un semplice passatempo per giovani alunni fino al 1846, quando il Knickerbocker Club di New York contribuì a dargli un posto importante tra le attività sportive statunitense. 

 

Spiegò le sue prime forme, conosciute come "Town Ball" a Filadelfia, e il "New England Game" negli Stati orientali, e raccontò come tutti poi avevano accettato il gioco praticato a New York. Parlò del NABBP, formato nel 1857, e della crescita della professionalità delle famose “Calze Rosse” di Cincinnati, che crearono un eccezionale furore nel 1869.

 

"La semplice teoria del gioco", disse, "è semplicemente questa: uno spazio di terra viene delimitato su un campo piano sotto forma di un diamante, con lati uguali, le basi sono posizionate sui quattro angoli dello stesso. I concorrenti hanno un numero di nove giocatori e mentre una squadra scende in campo l'altra in ordine va alla battuta. Il lanciatore lancia la palla al battitore, che si sforza di mandarla fuori dalla portata dei fielders ed abbastanza lontano da permettergli di correre attorno alle basi. Se poi la sua corsa termina a casa base, senza essere eliminato, egli segna un punto. Dietro di lui seguono gli altri giocatori della sua squadra  sino a quando tre di loro non vengono eliminati. Poi avviene il cambio. La squadra che prima era in difesa va in attacco e questo continua fino a quando nove inning sono stati giocati. Al termine, la squadra che ha segnato il maggior numero di punti vince la partita.

 

Qui si fermò per riprendere fiato, e lei disse: "Com'è assolutamente affascinante!"

 

Così incoraggiato, continuò sottolineando le varie posizioni nel gioco e i compiti di ciascuno. Spiegò il lavoro del ricevitore, quello incisivo del lanciatore, chiarì il perché un mancino potesse giocare meglio in prima base, diede il dovuto merito alle fatiche della seconda base e si espose sull'importanza della terza. Rivelò l’aristocratico impiego dell’interbase e profuse elogi ai giocatori esterni. Menzionò anche  il fatto che forse era allo studio una nuova posizione sul diamante tanto che probabilmente in futuro il numero dei giocatori da nove sarebbe passato a dieci.

 

Quindi definì con piacevole esattezza il significato di vari termini usati nel gioco, come palline "smorzate", "tiri sopra", "palline volanti", "palline passate", "colpi netti", "tiri selvaggi”, "palline giuste” e “falli”. Proprio in quel momento scoppiò un applauso e lui esclamò: "Una palla curva, di George!"  e incominciò a descrivere quasi una tesi sulla traiettoria curva e sulla risoluzione dell’energia delle forze che avrebbe fatto impallidire un professore universitario.

 

Era nel bel mezzo di un capitolo sulla bellezza dei gesti atletici quando l'urlo unito di trionfo dei Beacons suscitò echi entro le tre miglia. Prima che fosse scomparso, un certo bel giovane giocatore di baseball si avvicinò alla giovane dal cappello brulicante. Il cicisbeo a qual punto pensò che la morte istantanea fosse una punizione troppo lieve per l'intruso, ma a quest'ultimo non sembrò importare e procedette a mostrare alla proprietaria del cappello le virili ferite che aveva ricevuto quel pomeriggio: l’ematoma ad un dito, il polso destro slogato, un’abrasione al pollice della mano sinistra, un occhio nero.

 

La signorina allora si rivolse al vicino narratore dicendogli che si era divertita moltissimo e che era terribilmente in debito con lui per averle spiegato tutto così bene. Mentre parlava però sorrise dolcemente al giovane giocatore di baseball e offrendogli delicatamente il proprio braccio si incamminò con lui verso l’uscita.

 

Michele Dodde

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Judith Testa (mercoledì, 26 agosto 2020 19:51)

    Ho letto questo con molto piacere. Ma, dove hai trovato quel giornale
    dell' Ottocento, "New York Clipper?" È disponibile in una biblioteca italiana?

  • #2

    Aldo Bucelli (mercoledì, 02 settembre 2020 18:32)

    Seguo con crescente interesse gli articoli di Michele, di cui apprezzo in modo particolare lo stile divulgativo.
    Peraltro, questi aneddoti divertenti dipingono in maniera semplice ed efficace la cultura di determinati periodi e luoghi, rendendo lo scritto appetibile anche per coloro (me incluso) che non conoscono bene il baseball.