Baseball, cibo e collezionismo sfrenato

di Allegra Giuffredi

Il filo rosso tra il baseball e il cibo è inscindibile: non è praticamente possibile vedere un incontro allo stadio come a casa, senza berci o mangiarci su qualcosa. Il mio personale "Opening Day" sia italiano che statunitense, sia "in presenza", come usa dire in tempi di smartworking che in streaming, prevede sempre una birra, una pizza, una piada con un'aranciata rigorosamente amara o qualche altro beveraggio e ciò è assolutamente imprescindibile, tanto che in una recente nuova italica trasmissione dedicata al cibo (tanto per cambiare!?), condotta da tale Mocho e dal titolo inequivocabile "Mocho - This is America" questo simpatico Signore italianissimo e piuttosto massiccio presenta delle leccornie "made in USA" quanto mai succulente, spesso racchiuse tra due fette di pane, ma quello che più mi interessa è che lo fa regolarmente vestito con una casacca di qualche squadra di baseball americana. Non c'è volta, infatti, che non si presenti con addosso o la maglia dei Mariners, quella dei Dodgers o quella dei Giants e così via.

E questo, perché il baseball è lo sport più americano e popolare che ci sia e, perché l'hamburger  sta al baseball come il cibo sta allo sport e di questo se ne è accorto pure un altro tipo che gira per i canali YouTube, ossia Zack Hample (1977).

'Sto ragazzo segaligno, alto e piuttosto magro che parla in continuazione e che fondamentalmente gira gli stadi statunitensi e non (come per le London Series 2019) per raccogliere palle da baseball lanciate dai giocatori delle grandi squadre statunitensi, anche al fine di fare beneficenza o regalandole ai bimbi sognanti, mangia come più non si può.

 

Si è pure riuscito a procurare un biglietto per un settore VIP dello Yankee Stadium con incluso buffet gratuito, pieno di ogni ben di Dio ... In ogni stadio che visita, trova sempre l'hotdog, il panino, i nachos o i tacos più buoni che si possano assaggiare e non ingrassa di un grammo! 

 

Forse, ciò è dovuto al fatto che corre un sacco e non solo per prendere al volo i fuoricampo o le foul balls, ma anche, perché è uno dei fan tra i più odiati nel baseball, in quanto, tra l'altro, si dice che "ruba" ai bambini, la gioia della presa, anche se, come ho già scritto, spesso e volentieri Hample regala ai bimbi le palle che raccoglie.

Hample, del resto è un collezionista di palle da baseball tra le più ricercate, come la tremillesima battuta di Alex Rodriguez (1975) o quella del primo homerun nelle MLB di Mike Trout (1991) ed è sicuramente molto controverso nelle sue "catture" e ormai fa di questo suo "vezzo" un vero e proprio business, un'impresa cioè in cui investe parecchio, ma attraverso la quale fa anche molta beneficenza e con i suoi video mi è sembrato essere sostanzialmente un bravo ragazzo; oltretutto i grandi campioni lo conoscono, lo riconoscono a bordo campo, lanciandogli amichevolmente delle palle e talvolta, addirittura lo cercano per insegnargli pure qualche cosa, come nel caso di Willson Contreras (1992), il grande catcher dei Chicago Cubs, che in maniera molto semplice, ma assai costruttiva ha insegnato ad Hample come effettuare efficacemente la ricezione, facendogli anche vedere e provare il framing, ossia la tecnica per "allargare" l'area di strike dell'arbitro.

 

Mocho ed Hample sono due modi di veicolare il baseball, molto americani e particolari, ma sicuramente ve ne saranno altri da suggerire e che aspetto di conoscere se vorrete segnalarli a tutti noi.

 

Allegra Giuffredi

 

Nd.r. Se avete 10 minuti di tempo guardate questo incredibile video

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Commenti: 1
  • #1

    Michele (lunedì, 06 luglio 2020 10:02)

    Cara Allegra, spassosissimo articolo vero ed irriverente verso chi ama il cibo (io sono tra questi). Solo una infima imperfezione:... allargare la "zona" dello strike!!!...
    Buona visione del nostro campionato, ciao