Eventi salienti di una storia infinita # 21

di Michele Dodde

L’onda lunga dei risultati inerenti la paternità del baseball sfoggiata nel 1907 dalla Mills Commission interessò a lungo come argomento salottiero solo gli intellettuali dell’epoca ma non toccò minimamente il pensiero e la passione dei tifosi perché a loro di fatto interessò solo che il baseball fosse giocato e giocato e giocato con tutti gli alti e bassi delle vicissitudini e delle prodezze che riusciva ad esprimere come spettacolo. Fu così che la stagione agonistica di quell’anno finì con una delle più rocambolesche ed osannate World Series. A contendersi il primato per l’American League fu la corazzata di Detroit, i Tigers, forti di un roster in cui primeggiava Ty Cobb che quell’anno aveva inanellato una striscia di primati davvero ragguardevole: primo nella media battute con 0.350 (AVG), primo nei punti battuti a casa con 119 (RBI), primo con 212 battute valide (H) e primo con 53 basi rubate (SB). Per la National League invece furono i Cubs di Chicago che si affacciavano al proscenio del grande spettacolo per il secondo anno consecutivo.  La serie ebbe inizio al pomeriggio dell’otto ottobre dinnanzi a 24. 377 spettatori assiepati al West Side Grounds, il mitico diamante di Chicago, che non credettero ai propri occhi quando, con i Tigers fortemente in vantaggio al nono inning per 3-1, videro i propri beniamini capovolgere risultato e prospettive grazie a quell’insostenibile leggerezza della volontà del Fato.

Avvenne dunque che al nono inning, quando  il coriaceo William Edward Donovan “Wild Bill” sul monte di lancio per i Tigers stava portando a termine in modo vincente la sua trentesima gara della stagione, si complicarono non poco gli eventi. I Cubs infatti erano riusciti a segnare un punto ed a portare in terza base il veloce Harry Steinfeldt ma l’accorta difesa dei Tigers però aveva ottenuto con accorto gioco di poter eliminare due giocatori. Dunque situazione ottimale di due out con corridore in terza base.

Qui, “in cauda venenum”, il manager dei Cubs Frank Chance al fine di destabilizzare la tensione mandò nel box di battuta, al posto di Joe Tinker, il sostituto Del Howard, giocatore in verità senza infamia e senza lode. L’arcigno Donovan non si scompose più di tanto e rifilò due palline a Del giudicate strike.

 

Anche il successivo lancio fu giudicato strike e Howard per lo score sarà il terzo eliminato di quel funambolico nono inning: La diabolica pallina però, invece di finire nel guanto del ricevitore dei Tigers, l’incauto Boss Schmidt, andò a rimbalzargli davanti rendendo difficile la sua presa o meglio, come scrissero ironicamente le cronache, “fuggì sino alla folla assiepata dietro”.

 

Il grossolano errore del ricevitore consentì così all’incredulo Steinfeldt di segnare il punto del pareggio tra ghigni e vociare di giubilo. Il pubblico ormai completamente andato in visibilio si accinse ad assistere ad un seguito di ben quattro inning dove però non si verificò alcun cambiamento del punteggio ormai fermo sul 3-3 e che tale fu sancito dagli umpire al giungere dell’oscurità. Va precisato ad onore del vero che in quel periodo il regolamento considerava valida a tutti gli effetti una gara terminata  in parità e che poi l’errore di Schimdt fu determinato da quella che allora era la posizione dei ricevitori, ovvero a circa due – tre metri dietro al battitore.

La compattezza e la versatilità del line up dei Cubs in quella serie dimostrò, nonostante fosse privo di carismatiche prime star,  una superba supremazia vincendo di seguito le successive quattro gare segnando in totale ben diciannove punti contro i sei dei Tigers (18 le basi rubate dai Cubs contro le 7 dei Tigers) ridimensionando non poco le velleità di Ty Cobb. E fu il loro primo successo nelle World Series. Era il 12 ottobre del 1907.

 

Così nel 1908, sull’entusiasmo della conquista del primato, al West Side Grounds di Chicago finalmente fu installato, al fine di coinvolgere ancora più gli spettatori, il tabellone segnapunti inventato dall’ingegnere George Baird e caldeggiato vivamente dal giornalista sportivo Tom Rice del “Brooklyn Eagle”.

Il West Side Grounds di Chicago con al centro il primo tabellone segnapunti realizzato da George Baird (1908)
Il West Side Grounds di Chicago con al centro il primo tabellone segnapunti realizzato da George Baird (1908)
Richard William “Rube” Marquard
Richard William “Rube” Marquard

Ormai tutti i media locali e nazionali avevano giornalisti sportivi specializzati che seguivano con autorevolezza le vicende delle franchigie puntualizzando ed evidenziando anche critiche o elogi, tuttavia grande fu la loro sorpresa nel luglio di quell’anno nell’apprendere la notizia dell’acquisto da parte dei proprietari dei Giants di un pressoché sconosciuto lanciatore proveniente da una squadra delle Minor League, tale Richard William “Rube” Marquard, per la somma allora senza precedenti di ben undicimila dollari.

 

Che poi Marquard abbia onorato l’intuito dello scout con una carriera che l’ha visto primeggiare in più gare, realizzare una gara “no hitter” il 15 aprile del 1915 e chiudere con un bilancio di 201 gare vinte a fronte di 177 perse cristallizzando ben 1593 Strike è un’altra storia.

 

Le particolarità di quel 1908 continuarono anche nel pomeriggio del 4 agosto quando i Cardinals ed i Dodgers giocarono al Washington Park di Brooklyn un’intera partita usando solo un’unica pallina. Apparentemente nulla di importante da evidenziare…solo attestare però che questa causalità si è verificata per la prima e poi ultima volta nella storia del baseball solo ed unicamente in quella gara.

 

E la storia infinita continua…

 

Michele Dodde

 

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