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La partita più difficile...

Nella foto/disegno "Ping" Bodie (Tratto da sfhcbasc.blogspot)
Nella foto/disegno "Ping" Bodie (Tratto da sfhcbasc.blogspot)

di Michele Dodde

La storia di Francesco Stephen Pizzolo, in arte  Frank Stephen “Ping” Bodie, la si può trovare solo tra le pagine di scoloriti almanacchi e sempre come protagonista compartecipe. Il suo permanere nelle franchigie della Major League dal 1911 al 1921 indossando le casacche prima dei Chicago White, poi dei Philadelphia Athletics ed infine degli Yankees di New York  fu quello di un giocatore di particolare lignaggio senza infamia ne lode tuttavia alcune sue peculiarità di estroverso personaggio lo fanno ricordare con ampia simpatia. Figlio di emigranti italiani era nato a San Francisco 8 ottobre del 1887 e viveva in un quartiere popolare dove i bambini erano soliti giocare per le strade. Così  Ping, soprannome che gli fu attribuito dai media ed accettato dai tifosi per via del suono prodotto dalla sua mazza da cinquantadue once quando colpiva la pallina, già prima di andare a scuola conosceva bene il gioco e sapeva giocarlo. Come tutti gli altri, anche Ping frequentò la Irving Scott School ma più che lo studio, i pomeriggi preferiva poi passarli in un grande parcheggio dove con i compagni, usando una vecchia padella come piatto di casa base e tre lattine per l’olio per le tre basi, erano soliti giocare tra di loro e qualche volta anche a cimentarsi contro squadre di altre scuole. “Nonostante fossimo una banda” ricordava con i vecchi amici del tempo “la nostra infanzia fu felice perché mangiavamo panini, si beveva Coca Cola e si giocava a baseball”. 

Il suo modo di giocare, serio e determinato, fu notato da Phil Knell, un lanciatore mancino che aveva avuto un discreto successo giocando con gli Alleghenys di Pittsburg, che divenne di fatto il suo primo buon insegnante di baseball e successivamente suo tutore. Così quando Phil giudicò positiva la sua preparazione globale lo fece provare con i Seals di San Francisco, affiliata alla Pacific Coast League, dove debuttò come esterno centro. Era il 1910 e Ping aveva ventitrè anni. L’anno successivo approdò nel mondo della Major.

Qui prese il suo cognome  d’arte Bodie dalla città della California in cui un tempo era vissuto ed il suo humor divenne proverbiale.

 

Fu infatti compagno di camera con Babe Ruth, ma ai giornalisti era solito dichiarare che non dormiva con lui bensì con la sua valigia, o come quando il giornalista Abe Kemp in un memorabile intervista volle paragonarlo a Joe Di Maggio chiamandoli “Two Italian Greats” subito precisò: “Non è così. Bodie ormai è fuori dal baseball, Joe ha un eccezionale futuro in fronte a lui”. 

 

Si narra altresì che il suo scanzonato modo di vedere le cose abbia dato l’ispirazione al giornalista Ringgold Wilmer Lardner di scrivere un suo primo libro che gli dette fama e successo: “You Know Me Al”.

 

Fortemente satirico, il libro non è altro che la raccolta di sei racconti, pubblicati inizialmente sul “The Suterday Evening Post”, in cui un giocatore di baseball di una lega minore racconta ad un amico il suo ambiente di gioco mettendo alla berlina la stupidità, l’avidità e la prosopopea di certi atleti.

 

 

Ma la partita più difficile affrontata da Ping Bodie avvenne a Jacksonville in Florida la mattina del tre aprile del 1919 e dettagliatamente riportata in cronaca dal “New York Tribune” a firma dello spassoso giornalista William O. Mc Geehan il 6 aprile sotto il titolo “Ping Bodie’s Big Battle”.

 

Bodie era stato appena ingaggiato dagli Yankees quando si diffuse la sua proverbiale voracità del cibo che fu garbatamente sponsorizzata dalla Camera di Commercio di Jacksonville che ideò una particolare sfida nell’ideale ed inverosimile campionato del mondo dei mangiatori di spaghetti da svolgersi nel lato sud del padiglione fieristico. 

Sotto la severa direzione dello sceriffo Donahue, arbitro della gara, furono così presentati i due contendenti dinnanzi ad un folto pubblico: da una parte Ping Bodie degli Yankees, dall’altra Percy, un paludato Struzzo a difesa della cittadina condotto dal padrone Wilbert Robinson.

 

Riporta la cronaca che l’incontro ebbe inizio due minuti dopo le nove e la sequenza fu enfatizzata inning dopo inning. Incominciarono dapprima a fioccare le scommesse ed al primo inning Bodie si accorse che la forchetta non gli permetteva facilmente di raccattare bene tutti gli spaghetti e così decise di usare solo le mani.

 

Dall’altra parte Percy invece non dimostrò alcuna difficoltà ad ingollare il contenuto del piatto. Così piatto dopo piatto ecco che Mc Geehan nel suo articolo si diverte a descrivere il comportamento del pubblico astante suddividendo le aspettative delle donne da quelle dei maschi non dimenticando però di esprimere il suo giudizio su i due partecipanti della gara inning dopo inning (piatto dopo piatto). Già al settimo inning infatti va a precisare che Percy stava incominciando  a dare segni di stanchezza mentre Bodie non solo stava superando tutte le aspettative ma che all’ottavo inning ancora dava segni di forte tenuta con ampio sorriso sul viso.

 

Al nono però molti spettatori, vedendo la mala tenuta dello Struzzo che ondeggiava mentre i suoi fianchi si stavano gonfiando, richiamarono  Robinson urlandogli di gettare la spugna ma egli caparbio rispose che mai l’avrebbe fato sino a quando il suo Percy fosse rimasto in piedi. Bodie invece era ancora sorridente. Poi all’undicesimo piatto, al secondo extrainning, il povero Percy cercando di fare un ulteriore boccone stramazzò a terra mentre Bodie beatamente andava a terminare il suo ultimo piatto da indiscusso vincitore. 

 

Questa sua memorabile partita, vinta con nonchalance, ha richiamato persino l’attenzione del settimanale italiano “La Settimana Enigmistica” che sul numero 4594 ha riportato l’evento nella rubrica “Strano, ma vero” a tutto beneficio del simpatico Ping.

Ping" Bodie (dx) discute dell'illuminazione cinematografica con Charles Boyer sul set di "The Garden of Allah"
Ping" Bodie (dx) discute dell'illuminazione cinematografica con Charles Boyer sul set di "The Garden of Allah"

Passato alla storia come l’uomo chiamato struzzo, Bodie dopo i suoi anni in Major League passò altre sette stagioni giocando nelle Minor League sino a finire a lavorare quale tecnico nell’ambito degli Universal Studios ad Hollywood.

 

E qualche comparsata come attore non gli è mancata ma la nota meritevole è che fu ispiratore di tanti altri giocatori italo americani tra cui Tony Lazzeri, Frank Crosetti e i fratelli Di Maggio.

Da non dimenticare.

 

Michele Dodde

 

 

Frank Crosetti , Tony Lazzeri e Joe DiMaggio. (Museo ItaloAmericano)
Frank Crosetti , Tony Lazzeri e Joe DiMaggio. (Museo ItaloAmericano)

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Commenti: 2
  • #1

    Maria Luisa Vighi (lunedì, 29 giugno 2020 11:07)

    Cibo e sorriso... una parte significativa dell'italianita'!!

  • #2

    Marcella De Rubertis (mercoledì, 01 luglio 2020 17:23)

    L'aspetto aneddotico è particolarmente attrattivo per chi, pur non essendo cultore della materia, comincia ad apprezzare questo sport