I Soprannomi delle grandi squadre - 1

di Frankie Russo tratto da MLB.com

A volte un azzeccato soprannome può celebrare, decorare e offrire risonanza. Quando senti dire “The Splendid Splinter" or "Mr. October" or "The Georgia Peach”, non serve aggiungere altro per identificare il personaggio e questi sono i soprannomi più comunemente attribuiti ai singoli giocatori. Ma a volte una squadra sviluppa una tale caratteristica o occupa un posto così particolare nella coscienza dei tifosi che un soprannome ad essa assegnato può dare più lustro di quello originario. E non ci riferiamo solo ai nomi come “The Bronx Bombers” (Yankees) o “The Snakes” (Dbacks) o “The North Siders” (Cubs) che si riferiscono a un determinato periodo e spesso sostituiscono il loro vero nome. Stiamo parlando di nomi relativi a un momento più specifico nel tempo, rendendo una o più stagioni speciali ancora più leggendarie. Di seguito riportiamo quelli che ci sembrano i migliori soprannomi di squadra di tutti i tempi.

The Big Red Machine (Reds degli anni 70). Seppure riferito ai Reds degli anni 70 quando vinsero sei serie divisionali e due World Series, il soprannome in effetti risale al 1969. I Reds quell’anno finirono terzi in classifica e Pete Rose comprò una auto rossa che chiamò “The Little Red Machine”, nome che presto Rose e i compagni accostarono alla squadra. Il soprannome attirò l’attenzione dei media e dei tifosi quando la squadra iniziò quella tremenda striscia vittoriosa e ancora oggi è definito il migliore soprannome di una squadra nelle majors.

 

Murders Row (Yankees del 1927).

Il termine inizialmente fu riferito per indicare il cuore del line-up prima dell’arrivo di Babe Ruth. Ma divenne ancora più appropriato quando in seguito si aggiunsero Ruth e Lou Gehrig negli anni 20 e fu maggiormente riferito alla squadra che nel 1927 vinse 100 gare con una differenza tra punti segnati e subiti di +376.

 

The Amazin' Mets e The Miracles Mets (1969).

I Mets avevano terminato le precedenti stagioni con un record sotto 500 e spesso con più di 100 sconfitte. Poi, nella stagione 1969, a partire dalla metà del mese di agosto i Mets riuscirono a rimontare ai Cubs uno svantaggio di 10 gare, finendo con otto gare di vantaggio e vincendo la appena instaurata NL East. Un percorso così straordinario che finì con la conquista del loro primo titolo delle World Series meritando appunto non uno, ma due soprannomi.

 

Idiots (Red Sox del 2004).

A volte meno si pensa, meglio è. Questa squadra, definita dal loro stesso manager Terry Francona una banda di matti, fece la storia interrompendo dopo 86 anni la maledizione del Babe e rimontando la serie delle ALCS da 0-3. Johnny Damon la definì una squadra di idioti che si comportava da idioti e che ai tifosi piaceva così. In effetti solo un idiota poteva pensarla diversamente.

Harvey’s Wallbangers (Brewers del 1982).

Lavoro in progress. Sebbene non esiste una certezza sull'origine del nome "Harvey Wallbanger", che in effetti si riferisce a un cocktail di vodka, Galliano e succo d'arancia, certamente il soprannome si addice alla squadra che a metà stagione sostituì il manager assumendo Harvey Kuenn il quale condusse la squadra alla conquista del pennant stabilendo un record per il 1982 con 216 HR.

 

The Family (Pirates del 1979).

Sono molte le squadre che negli anni si sono voluti definire come una famiglia, ma solo una è stata supportata da una canzone dei Sister Sledge ("We Are Family"). Il brano rimase per molto tempo nelle prime posizioni di classifiche pop combinato con una stagione da MVP di un loro forte battitore affettuosamente noto come "Pops". La stagione non poté terminare se non con la conquista del trofeo delle World Series.

 

The Gashouse Gang (Cardinals del 1934).

Il "gashouse" era una fabbrica che trasformava il carbone in gas per l'illuminazione e la cucina. Il New York Sun associò le piante maleodoranti con le divise dei Cardinals considerate sporche e rattoppate e pertanto non adatte a una squadra professionista. Il soprannome era riferito ai Cardinals degli anni 30 ma più specificatamente abbinata a quella che vinse le World Series nel 1934 in sette gare contro i Detroit Tigers.

 

The Go-Go Sox (White Sox 1959).

Gli sgangherati Sox di Al Lopez vinsero il titolo dell’AL con una combinazione di velocità, buon monte di lancio e ottima difesa, il tutto con il supporto della canzone "Let’s Go, Go-Go White Sox". Purtroppo per loro, ci vollero diversi anni prima che i Go-Go Sox tornassero ai vertici della classifica.

 

Frankie Russo

 

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