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Il Talento sprecato

di Frankie Russo tratto da Facebook

Ron LeFlore di talento ne aveva tanto, ma la sua presenza non era gradita nell’organizzazione, la voce era univoca: LeFlore se ne deve andare! Una storia triste, non a lieto fine se non per il fatto che fu ceduto in tempo per ricevere un utile ritorno. E’ la storia di un ragazzo cresciuto in una zona malfamata, dominata dal crimine, che poi ha avuto la fortuna di entrare nel mondo del baseball mentre era in prigione e diventare una stella per la sua squadra cittadina: i Detroit Tigers. Era emozionante vedere LeFlore battere leadoff e correre sulle basi. Poteva rubare quando voleva, creava non pochi problemi ai lanciatori, tutto a beneficio dei battitori che seguivano. LeFlore era il volto dei Tigers, colui intorno al quale la società voleva costruire la squadra del futuro, una squadra vincente. Ma il 7 dicembre 1979, la società stava per cedere LeFlore agli Expos per un lanciatore sconosciuto, tale Dan Schatzeder. Per la tifoseria di Detroit fu come una ripetizione del disastro di Pearl Harbor 38 anni dopo. Il GM Bill Lajoie sapeva fin troppo bene che per lui sarebbe stata una telefonata difficile, ma sapeva che doveva essere lui a comunicarlo a LeFlore. Dopotutto, Lajoie non solo era colui che lo aveva aiutato a uscire di prigione sei anni prima, ma era la persona alla quale LeFlore era più legato. I due nativi di Detroit, con cognomi francesi, non potevano fare a meno di vedere i loro destini incrociarsi.

Al telefono rispose la moglie di LeFlore dicendo che Ron si stava facendo la barba, ma le fu detto che la notizia da comunicare era troppo importante e non poteva aspettare.  LeFlore rimase sconcertato, non ci poteva credere. A rendere la notizia ancora più umiliante era il fatto che la controparte, Dan Schatzeder era un emerito sconosciuto. Dello stesso parere erano i tifosi, ma la cessione era necessaria se i Tigers volevano costruire una squadra vincente altrimenti, molto probabilmente non si sarebbe più vista quella magica stagione dei “Bless You Boys” del 1984.

LeFlore era al settimo cielo quando firmò per i Tigers nel 1973, sapeva che la società aveva assunto un grosso rischio a prendere un giocatore che era stato in galera, ma la società sapeva anche che il ragazzo aveva tutte le qualità per diventare un ottimo giocatore.

 

La sua ascesa fu molto rapida. Un anno dopo uscito di galera era nelle majors, due anni dopo fu convocato per l’All Star Game. Per uno che non aveva mai giocato nelle minors era una testimonianza delle sue capacità atletiche quasi soprannaturali oltre ad essere in grado di battere .300 contro lanciatori delle majors.

 

Solo Dio sapeva dove sarebbe potuto arrivare se fosse cresciuto nel baseball come la maggior parte dei ragazzi dell’epoca. Poi qualcosa non ha funzionato e LeFlore è tornato alle vecchie cattive abitudini. 

 

I primi problemi cominciarono quando fu assassinato un trafficante di droga e la polizia venne a conoscenza che LeFlore era stato l'ultimo a vederlo vivo. La narcotici voleva interrogarlo e Lajoie lo dovette tirare fuori nel bel mezzo della preparazione pre partita. Non furono raccolte prove ma era evidente che LeFlore si stava circondando della vecchia cattiva compagnia. Seguirono altri reati minori e presi provvedimenti disciplinari che però non furono dati in pasta alla stampa.

 

Le prestazioni di LeFlore divennero sempre più inconsistenti, e nonostante la sua tremenda velocità, si rifiutava di voler sorprendere la difesa con le smorzate a sorpresa. Inutilmente gli fu suggerito di cambiare il suo approccio al piatto poiché la sventolata era sempre per la potenza anziché per far contatto. Nonostante le sue qualità atletiche non riusciva a convincere nemmeno come difensore esterno.  A complicare ulteriormente le cose, LeFlore entrò in contrasto con il proprietario Jim Campbell divenendo irrispettoso nei suoi confronti e contestandolo apertamente quando fu licenziato il manager Les Moss.

La situazione divenne insostenibile quando LeFlore iniziò ad avere una cattiva influenza su Lou Whitaker. “Sweet Lou” era un seconda base straordinario di 22 anni, dotato di molto talento ma amava gironzolare un po troppo con LeFlore e la società cominciava a temere per il peggio (ndt Whitaker insieme a Alan Trammell [HOF} ha formato per 18 anni il più longevo duo di interni centrali nelle majors).

 

Quando Sparky Anderson subentrò come manager nel giugno 1979, avendo notato subito l’atteggiamento negativo di LeFlore, insistette con Campbell affinché fosse ceduto. Anche perché Sparky stava crescendo un altro talentuoso giocatore locale di nome Kirk Gibson per essere l’esterno centro del futuro. 

 

LeFlore fu ceduto ai Montreal Expos nel 1980 ed ebbe una grande stagione rubando 97 basi. Ma i problemi non erano in campo, erano negli spogliatoi. Come si venne a sapere anni dopo, fu proprio LeFlore a introdurre nel vizio della cocaina un giovane delle minors di nome Tim Raines. Raines fu fortunato a uscire subito da quel mondo vizioso e a fine carriera fu eletto nella Hall Of Fame. Ma molti altri giovani talenti nel sistema degli Expos non furono così fortunati. Con questa reputazione non fu difficile per gli Expos lasciar andare LeFlore nel 1981 come free agent firmando per i White Sox.

 

Ma forse fu troppo tardi, il danno era ormai fatto. Il sistema degli Expos era carico di talenti nei primi anni 80, era la squadra favorita per arrivare alle World Series anno dopo anno ma non ci arrivarono mai. Droghe e alcool hanno impedito a giovani promettenti di emergere. Superstar come Raines, Gary Carter e Andre Dawson dovettero trovare gloria altrove. 

 

Riflettendo sul passato è difficile non mettere in relazione i Tigers con gli Expos. L’organizzazione di Detroit si chiede ancora che fine avrebbero fatto i loro giovani talenti se non fosse stato allontanato per tempo LeFlore. Sarebbero mai arrivati a formare quella formidabile squadra campione del 1984? Una squadra che iniziò la stagione 35-5 e guidò la classifica, unica nella storia, dalla prima giornata fino all’ultima.

 

Le cose per LeFlore non cambiarono nemmeno a Chicago. Nel 1982 poteva ancora correre e battere 287 con 334 turni in battuta e rubare 28 basi. Ma Tony LaRussa ne aveva abbastanza del suo carattere, le trasgressioni legali erano ormai di dominio pubblico e la sua reputazione lo precedeva ovunque volesse andare e a 34 anni LeFlore era fuori dal mondo del baseball.

 

E’ innegabile che se non afflitto da tanta problematica, Ron LeFlore avrebbe potuto avere una carriera di tutto rispetto. Analizzando la situazione dopo tanti anni, i Tigers credono che comunque LeFlore un qualche beneficio l’abbia portato alla società. Vero è che fu ceduto per Dan Schatzeder il quale fu limitato a solo qualche apparizione nel 1980 e fu un disastro nel 1981 con un PGL di 6,06.

 

Ma insieme a Mike Chris Schatzeder fu ceduto ai Giants di San Francisco in cambio di Larry Herndon. Larry ha battuto terzo nel lineup dei Tigers per i successivi anni ed è colui che ha effettuato l’ultima presa nelle finali WS del 1984 terminando la sua carriera con la casacca dell’old english D.

 

Quindi la cessione di LeFlore ha dato i suoi buoni frutti sia negli spogliatoi che sul campo, dimostrando come a volte è preferibile interrompere una favola nel bel mezzo del suo racconto, per quanto possa sembrare doloroso, triste e spezzare il cuore. 

 

Personalmente ho avuto modo di vedere LeFlore giocare nel 1976. L’arrivo di Ron in base era il segnale che i 54.000 presenti dovevano battere i piedi al grido di “GO-GO-GO”, in poche parole uno spettacolo nello spettacolo. Uno di quegli anni straordinari che vide un altro promettente talento entusiasmare il Tiger Stadium, tale Mark Fidyrich (BOTR 15/11/16), due giocatori agli antipodi che hanno visto le loro carriere interrotte troppo presto per motivi ben diversi. 

 

Frankie Russo

 

 

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