La superstizione nel baseball - 2

di Frankie Russo 

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Superstizioni, miti e stranezze folli sono un segno distintivo dello sport in cui non è escluso il baseball e dove si rilevano innumerevoli storie di rituali inspiegabili, spesso ripetuti e/o maledizioni che apparentemente affliggono squadre e giocatori. Come Mark “The Bird” Fydirich che s’inginocchiava per sistemare il monte con le mani per poi parlare con la palla prima di ogni lancio (BOTR 15/11/16). Sicuramente ricorderete come Nomar Garciaparra stringeva e allentava i guantini dopo ogni lancio con rito minuzioso e come si calciava da solo. Ecco le più famose superstizioni nel mondo del baseball. La superstizione per antonomasia risale al gennaio 1920 ed è notoriamente conosciuto come La maledizione del Bambino.  Con 5 titoli delle World Series già in bacheca, nel 1920 i Red Sox si videro costretti per ragioni economiche a cedere Babe Ruth ai rivali Yankees. Informato del suo trasferimento, Ruth lanciò la sua maledizione: Senza di me non vincerete mai più. Il declino dei Red Sox coincise con l’ascesa dei rivali di NY facendo nascere la legenda che mai più avrebbero vinto il titolo. La maledizione durò 86 anni fino al 2004 quando la squadra di Boston capovolse lo svantaggio di 3 gare a 0 nelle American League Champion Series proprio contro gli Yankees per poi sconfiggere i Cardinals nelle finali. 

Una seconda famosa maledizione fu quella che colpì i Chicago Cubs: La maledizione di Billy Goat (capra).  Correva l’anno 1945 e i Cubs disputavano le WS contro i Tigers di Detroit, proprio la squadra contro cui avevano vinto l’ultimo titolo nel 1908. Assisteva alla gara tale Billy Sianis, titolare del locale Billy Goat Tavern. La legenda vuole che Billy portò allo stadio, un po per divertimento un po per scaramanzia, una capra che emanava un odore tale da disturbare i vicini i quali lo costrinsero a lasciare lo stadio. Billy se ne andò, ma non prima di aver pronunciato la famosa frase: “I Cubs non vinceranno mai più” in sintonia con quanto aveva gridato il Babe 25 anni prima.  

Reverse The Curse
Reverse The Curse

La maledizione sembrava vicina alla fine nel 2003, ma poi si verificò quello che è passato alla storia come il Bartman Play (BOTR 17/1/14 e 2/8/17). Pur di porre termine alla maledizione, i tifosi dei Cubs si sono inventati di tutto.

 

Nel 2011, fu avviato un impegno chiamato Reverse The Curse per offrire capre alle famiglie nei paesi in via di sviluppo, mentre nel 2012 un gruppo di cinque tifosi ha camminato dalla struttura dello spring training in Mesa, Arizona, fino al Wrigley Field insieme a una capra di nome Wrigley.

 

I Cubbies si sono finalmente liberati dalla maledizione della capra sconfiggendo i Cleveland Indians in una entusiasmante serie di 7 gare nel 2016 (ndt: io c’ero con gli amici di MLB Italia).

 

Tra un trofeo e l’altro sono trascorsi 106 anni! Al confronto i Red Sox si possono considerare fortunati. 

 

Precedentemente alla carriera come attore prima e politico poi, Ronald Reagan faceva il radiocronista per una squadra di college. La scaramanzia lo portava a non far notare mai agli ascoltatori che era in corso una no-hitter, superstizione che fu presto presa ad esempio dai giocatori nel dugout. E’ una superstizione che persiste ancora oggi e in uso anche dai moderni tele/radio cronisti. 

 

Per risolvere i suoi periodi di crisi, Jason Giambi bene pensò di risolvere il problema utilizzando un laccio d’orato ricavato da un capo di abbigliamento femminile. Pare che i risultati furono talmente soddisfacenti che i compagni di squadra chiesero di poterlo imitare. Certo, ci è voluto un bel coraggio!

Justin Verlander prima di ogni partita si accontenta di un bel pasto da Taco Bell (fast food cucina messicana) con molto formaggio e pizza messicana senza pomodoro.

 

Justin Morneau invece preferiva un panino con tacchino comprato a 4,65$ da Jimmy John’s Gourmet Subs seguito da un miscuglio di arancia rossa e bevanda gassata. Terminato il pasto e prima della gara, alle 6,47pm faceva quattro allunghi e palleggiava sempre con lo stesso compagno di squadra.

 

Il terza base Wade Boggs prima di ogni partita pranzava un pasto a base di pollo e poi andava a raccogliere precisamente 150 rotolanti. Aveva una fissazione anche per il tempo. Prima delle gare casalinghe al Fenway Park, iniziava a fare gli allunghi alle 7:17pm. E prima di entrare nel box di battuta disegnava sempre un chai - simbolo ebraico per la vita.

 

Clint Barmes una volta dovette fasciare la caviglia in seguito a una slogatura. Cominciò a battere così bene che tenne la caviglia fasciata anche dopo guarita. Anche quando nelle minors gli capitò di mangiare a pranzo un Subway sandwich, giocò così bene che per una settimana tornò allo stesso Subway e mangiò lo stesso panino per una settimana.

 

Larry Walker era ossessionato dal # 3. La sveglia era programmato sempre al 33° minuto, indossava la casacca # 33, si sposò il 3 novembre alle 3;33pm e quando giocava a Montreal, acquistò 33 biglietti per bambini disagiati. Quando andava allo Stadio Olimpico sedeva sempre nella sezione 333.

Quando ancora nelle leghe giovanili, Jason Grilli posizionava due figurine nella scarpa, una di Ken Griffey Jr e l’altra di Ryan Nolan. Il giorno in cui lanciava, Ryan era sulla parte superiore, negli altri giorni era Griffey a stare faccia su. La speranza era che potessero trasferirgli un po del loro talento. 

 

Ma è Kevin Rhomberg forse il superstizioso per antonomasia. Rhomberg giocò solo 41 gare nelle majors dal 1982 al 1984 per i Cleveland Indians. Se qualcuno lo toccava, Rhomberg lo doveva ritoccare. Seppure un atto non così ossessivo come sarebbe stato se fosse nella pallacanestro o football, tuttavia il rituale riconduceva a delle situazioni insolite. Se Rhomberg veniva eliminato per toccata, attendeva che a fine ripresa il difensore usciva dal campo per ritoccarlo. Rhomberg rifiutava di girare a destra quando era in campo poiché sulle basi si corre girando sempre a sinistra. Se invece fosse stato forzato a girare a destra, allora faceva un giro completo su se stesso per poi trovarsi nella direzione preferita. 

 

Ma come nasce la superstizione nel baseball? La legenda vuole che tutto cominciò con Kiki Cuyler nel 1927. Cuyler giocava esterno per i Pittsburgh Pirates e batteva terzo nel line-up.

 

Si racconta che dopo una stagione deludente in battuta, Cuyler fu informato dal suo manager Donnie Bush che lo avrebbe spostato secondo in battuta ricevendo un sonoro rifiuto. Cuyler era fermamente convinto che battere terzo era il suo spazio fortunato.

 

L’affronto non fu dimenticato e quando fu il momento di disputare le World Series, Bush escluse Cuyler dal roster.

 

Il tutto si concluse in una suonante sconfitta per i Pirates impartita dai NY Yankees. 

 

Frankie Russo

 

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Commenti: 1
  • #1

    leo marchi (mercoledì, 10 giugno 2020 11:25)

    Un giorno a New York chiesi ad un tifoso Red Sox cosa ne pensasse della maledizione del Bambino.
    Quello mi rispose: La maledizione non esiste. Fino ad oggi solo abbiamo avuto squadre di m...a. Quando avremo una vera squadra torneremo a vincere.