Eventi salienti di una storia infinita # 20

di Michele Dodde

Ad inizio del 20esimo secolo lo sviluppo tematico e tecnico del baseball, in cui il livello qualitativo cominciava a dare velocità alle diverse fasi del gioco, convinse ex giocatori a ideare ulteriori confacenti protezioni a difesa dell’incolumità dei partecipanti alle gare. Tra questi i più accreditati furono Albert Spalding e Alfred James Reach. Quest’ultimo, di origine britannica, era nato a Londra il 25 maggio del 1840, dopo una sua interessante carriera dal 1860 al 1871 indossando le casacche dello Eckfordclub di Brooklin ed in seguito solo quella dei Philadelphia Athletics, salì anche alla ribalta divenendo un capace ed ascoltato dirigente, un qualificato editore dell’approvato ed applicato regolamento di baseball, la famosa “The Reach Guide”, ma soprattutto un avveduto produttore di articoli sportivi. Si deve a lui infatti, al fine di eliminare alcuni incidenti che avevano coinvolto diversi battitori colpiti alla testa dalla palina lanciata maldestramente dai lanciatori e non evitata in tempo, l’idea di realizzare un casco da far indossare al battitore nel mentre si fosse posizionato nel box di battuta. Brevettato e successivamente pubblicizzato nel 1905 a ben 5 dollari, fu indossato per la prima volta all’inizio della stagiona agonistica di quell’anno dall’allora ricevitore dei Giants di New York Roger Bresnaham dopo essere stato colpito. Quel casco-protezione, che riparava parte della testa e del viso con una studiata gomma piena d’aria, da cui il nome “pneumatic head protector”, in verità non ebbe una larga diffusione tra gli operatori e solo dopo molti anni, cambiando però tipo di materiale, forma e reso obbligatorio, tutti i battitori finiranno per indossarlo. 

L’azienda fondata da Reach, la “AJReach & Co”, che si interessò pure di altre discipline sportive,  continuò a ideare articoli sportivi innovativi anche  dopo la sua scomparsa, avvenuta il 14 gennaio 1928, ma nonostante le vendite e la notorietà acquisita, gli eredi nel 1934 la vendettero con tutti i brevetti all’azienda antagonista, quella di Spalding, pur se il nome commerciale di Reach restò marchiato sulle palline da gioco in uso presso l’American League sino al 1976  . 

Nella foto Roger Bresnahan
Nella foto Roger Bresnahan

Comunque la cronaca minuta va a citare che nel 1907, nella gara d’apertura del campionato che poneva i Giants contrapporsi ai Phillies, questi ultimi ebbero partita vinta per forfeit a causa dell’intemperanza degli spettatori assiepati sugli spalti del Polo Grounds e che il ricevitore dei Giants Roger Bresnahan, ancora lui, si era presentato sul diamante indossando una robusta protezione sia alle ginocchia sia alla parte inferiore delle gambe, ovvero un originale prototipo degli odierni schinieri.

 

Alcuni ironici commentatori del dopo hanno sempre puntualizzato se Roger fosse stato indotto nella Hall of Fame per i suoi meriti di giocatore o se invece per essere stato il primo a sperimentare l’uso del casco protettivo e degli schinieri poiché in verità per quest’ultimo articolo si dice sia stato Jay Justin “Nig” Clarke, novello ricevitore dei Naps di Cleveland, ad indossare regolarmente già dal 1905 sotto i calzettoni della divisa un paio di parastinchi come quelli usati dai giocatori di football.

 

Sì, ma erano parastinchi, non schinieri.

Nel 1907 l’ex giocatore Albert Spalding, divenuto un accorto ed interessato produttore di articoli sportivi oltre ad essere promotore di tour per diffondere il gioco anche oltre i confini statunitensi, al fine di sottrarre la nascita del gioco del baseball dall’ombra più volte evidenziata dal giornalista Henry Chadwick che fosse un gioco manipolato dal bambinesco britannico “rounders”, a sue spese finanziò e formalizzò una Commissione che ne appurasse l’origine ed il nome.

 

Responsabile di questo gruppo di ricercatori fu nominato l’ex presidente della National League Abraham Gilbert Mills che si avvalse del contributo allora di noti personaggi di spicco nell’ambito organizzativo del baseball. Erano Morgan Bulkeley, già primo presidente della National League nel 1876, Arthur Gorman ex giocatore del Washington Club, Nicholas Young, nuovo presidente della National League, James Sullivan, presidente dell’Amateur Athletic Union e due produttori di articoli sportivi e già ex giocatori di prestigio, Alfred Reach e George Wright. 

 

Il disappunto come mentalità di principio era nato a seguito di precise affermazioni inerenti il baseball proveniente dal gioco “rounders” redatte dal giornalista Chadwick, anche lui di origini inglesi e che passerà comunque alla storia come “il padre del Baseball” non solo per averlo divulgato attraverso le cronache sportive sui quotidiani americani ma anche per aver scritto una prima guida sul baseball, accolta dai lettori quasi come un best seller, e per aver ideato lo score con l’abbreviazione “K” per lo strikeout e le statistiche per la Media Battuta e la media PGL, e dalla ferrea convinzione di Spalding che vedeva il baseball come puro gioco autoctono e sorprendente, valido ed affascinante ambasciatore americano nel mondo.  

La Commissione iniziò la sua indagine con un’ampia iniziativa sui quotidiani a tiratura nazionale sollecitando concreti contributi di testimonianze probanti ma tra le pervenute ci fu solo una risposta presa in modalità veritiera e fu quella inviata  da parte di un ingegnere di Denver, tale Abner Graves, che testimoniò da giovane essere stato presente quando Abner Doubleday nel 1839, cambiando alcune modalità di un gioco praticato da alcuni ragazzi di Cooperstown chiamato “Town Ball” o “Philadelphia Town Ball”, si trovò ad inventare un nuovo gioco, ovvero quello che diventerà il baseball.   

Alexander Joy Cartwright Jr.  Photo Credit: Hawaii State Archives.
Alexander Joy Cartwright Jr. Photo Credit: Hawaii State Archives.

Alla Commissione, di certo fortemente manipolata da Spalding, non parve vero poter licenziare un rapporto asserendo che, sulla base di questa inequivocabile testimonianza, il gioco del baseball  era nato negli Stati Uniti senza alcuna influenza straniera e che Abner Doubleday dovesse essere considerato “il Padre del Baseball”.

 

Su questi dati a Cooperstown nel 1936 fu inaugurata la Hall of Fame ed il National Baseball Museum che, a loro volta, nel 1939 pianificarono le celebrazioni del centenario della nascita del gioco.

 

Purtroppo molto prima del 1939, tutto il materiale accumulato dalla “Mills Commission” fu completamente distrutto da un incendio senza lasciare alcuna traccia di verifica e fu così che nel trambusto organizzativo per celebrare il centenario della nascita ecco spuntare fuori una lettera, datata 1938 e proveniente dalle Hawaii, in cui Bruce Cartwright, nipote di un tale chiamato Alexander Cartwright, spedisce prove e testimonianze che al di là di qualsiasi dubbio indicano quanto fosse falso il contenuto del rapporto della Commissione Mills e che invece era stato lo zio Alexander ad inventare il gioco del Baseball.

 

In effetti in seguito i membri esecutivi della Hall of Fame dettero credito alle prove evidenziate da Bruce e lo stesso Congresso degli Stati Uniti nella storica seduta del 3 giugno 1953, esaminati gli atti ed il fondamentale libro “Bat, Ball and Bishop” dello scrittore Robert W. Henderson, andrà a porre definitivamente il sigillo di “ il Padre del Baseball” ad Alexander Joy Cartwright.

 

Dunque il baseball si onora di avere molti padri, il giornalista Henry Chadwick, il generale Abner Doubleday, il massone Alexander Cartwright…tutti certamente putativi ma una sola mamma che è l’anima degli appassionati di chi lo gioca ed ammira poiché vede in esso la realizzazione vera del proprio stile di vita. E non è poco.

E la storia infinita continua…

 

Michele Dodde

 

Leggi la 19^ parte

 

 

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