La settimana decisiva

Immagine tratta da clutchpoints
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di Frankie Russo tratto da totallytigers

Questa sarà la settimana cruciale per determinare se ci sarà un campionato MLB 2020. La questione che rappresentava la maggiore preoccupazione, il Covid-19, è passata in secondo piano rispetto al re denaro, e non c’è nulla di che stupirsi.  Fino ad ora abbiamo assistito a una partita di ping-pong tra giocatori e proprietari. Ciascuna parte cerca di portare acqua al suo mulino per far valere le proprie ragioni. Ma una di esse, i proprietari, riesce a propagandare in modo più efficace le sue motivazioni con maggiore influenza sul pubblico. Questo anche perché la storia ci ha insegnato che in queste trattative sono i giocatori a vestire i panni dei privilegiati e dei cattivi, anche quando la controparte ha la meglio nella negoziazione dei contratti.  

Ma oggi non vogliamo andare alla ricerca del colpevole. Non si tratta nemmeno di analizzare quanto male si sta facendo litigando per soldi durante questa pandemia nel mentre milioni di persone hanno perso il posto di lavoro, o analizzare il motivo per cui bisogna far di tutto per disputare il campionato e salvare migliaia di posti di lavoro. E’ uno scontro di milionari contro bilionari. Uomini che dovrebbero essere felici di avere un lavoro e guadagnare milioni, dovrebbero accettare tagli sui salari e semplicemente entrare in campo e giocare. Viene avanzata perfino la proposta che gli stessi giocatori dovrebbero rinunciare quasi del tutto ai loro salari. 

(LM Otero / Associated Press)
(LM Otero / Associated Press)

E per questo che oggi tratteremo la storia e le ragioni viste dalla parte dei giocatori perché la decisione che si prenderà in questi giorni avrà una maggiore influenza sul CBA (Contratto Collettivo di Contrattazione) del prossimo anno.

 

E’ opinione comune che la Players Association abbia perso molto del suo potere contrattuale nelle ultime trattazioni. Si sono verificati maggiori guadagni per i proprietari, mancato aumento dei salari per i giocatori e una intensificazione dei programmi, per citare solo alcuni dei problemi. 

 

Ed è per questo che oggi i giocatori non vogliono rinunciare ai loro privilegi, per paura che i proprietari useranno queste concessioni per aumentare il loro potere in futuro, in particolare in merito alle compartecipazioni, assegnazione e calcolo sulle entrate già di per sé difficili da definire. Un eccesso di rinunce posizionerebbe i giocatori in un grosso svantaggio finanziario.  Quindi, i giocatori essenzialmente non stanno pensando solo a quest'anno, stanno cercando di non mettersi in una posizione svantaggiosa per il prossimo CBA.

 

Tuttavia, è in gioco un problema ancora più grande, uno che non viene tanto pubblicizzato, uno su cui pochi si soffermano ad analizzare. Può essere anche plausibile che a molti appassionati non interessi ascoltare, leggere o affrontare i dati finanziari di uno sport. Preferiscono solo guardare le partite. Ma quello che fa girare il mondo oggi è il denaro, è il denaro che alla fine determina come funziona una squadra, cosa fa e quanto successo potrà avere. È alla base di ogni decisione che un'organizzazione prende. E questo è un ottimo esempio della situazione di stallo che stiamo attualmente vivendo.

Getty Images
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E’ il fatto che i proprietari stanno registrando una enormità di maggiori entrate, stanno registrando enormi profitti (almeno la maggior parte) nonostante il calo delle presenze allo stadio. E stanno guadagnando quei dollari grazie ai giocatori.

 

Basta riflettere. Si prendono i superstar per pubblicizzare una squadra e renderla più competitiva. Essi hanno ovviamente il loro salario ma non ricevono alcun compenso per l’aumento degli spettatori, profitti che fanno impallidire anche i più pagati dei giocatori.

 

I giocatori non ricevono alcun compenso per la commercializzazione dei prodotti pubblicitari con il loro nome, tutto il guadagno va ai proprietari.

 

E che dire dell’accordo tra la MLB e la Nike per le uniformi? Miliardi di dollari ai proprietari. AI giocatori? Nada!

 

Lo stesso dicasi per i media (TV, siti web, radio, ecc) che portano guadagni miliardari ai proprietari ogni anno. E sono i giocatori che presenziano le trasmissioni ma a loro nemmeno un centesimo per la loro partecipazione. E per i playoff? Nessun compenso per i giocatori delle squadre che raggiungono i playoff, evento che rappresenta uno dei più grossi affari per i proprietari.

 

Si potrebbe continuare ma è chiaro che i proprietari utilizzano i giocatori per generare enormi profitti ma questi ultimi nulla ricevono al di fuori del loro stipendio. Ed a pensarci bene, sono i giocatori che generano denaro, miliardi di profitti, e non i proprietari.

 

Quindi, tutto ciò considerato, se i giocatori non possono condividere un pezzo della torta, è giusto chiedere loro di condividere le perdite? Ovviamente no, ma è ciò che viene chiesto loro dai proprietari. Una decisione unilaterale in cui i proprietari vogliono tutti i benefici per sé ma vogliono che le perdite vengano condivise con i giocatori.

 

Scott Boras non è certo il più amato degli agenti, ma ha sintetizzato la situazione in poche sagge parole: "Non si possono privatizzare i guadagni e socializzare le perdite".

Queste sono le motivazioni per cui l’Associazione Giocatori sta tenendo duro e per cui non vuole e non può cedere, anche perché per molti giocatori non si tratta solo di soldi, ma è anche una questione di principio. E’ giusto chiedere loro di tagliare gli stipendi perché ai proprietari sono diminuite le entrate?

 

O addirittura la proposta ultima di alcuni proprietari di tagliare i salari anche fino al 75%? E’ giusto che tutto cada sulle spalle dei giocatori? Ecco perché è giusto che gli appassionati vedano questa situazione di stallo dalla parte dei giocatori che così tanto semplice non sembra, specialmente se si vede la meschinità da parte di alcuni proprietari.

 

Vi sono società che hanno addirittura eliminato totalmente le squadre nelle minors per risparmiare meno di un milione di dollari. Licenziamenti in massa. Giocatori e scout delle minors che vengono lasciati andare ma ai quali viene chiesto di tenersi a disposizione. 

 

Come se il vero problema per le società fossero i risparmi minimi per i giocatori nelle minors ed i risparmi per le assicurazioni sanitarie. E non stiamo nemmeno menzionando i tanti impiegati che dalla mattina alla sera si son trovati senza lavoro o tagliati gli stipendi.

 

La storia dei Washington Nationals è emblematica. La dirigenza ha deciso di diminuire gli stipendi da 400 a 300$ settimanali per risparmiare una manciata di dollari sui giocatori nelle minors. Una decisione che ha fortemente indispettito il roster delle majors che ha deciso immediatamente di provvedere alla integrazione dei salari dei prospetti. Quando la notizia è diventata pubblico dominio mettendo in cattiva luce il proprietario, il cui patrimonio è stimato sui 5 bilioni di dollari, la decisione è stata revocata.

Shin Soo Choo e David Price pagano lo stipendio ai compagni delle minors
Shin Soo Choo e David Price pagano lo stipendio ai compagni delle minors

E vi sono molti altri giocatori oltre a David Price e Shin Soo Choo i quali provvedono al pagamento dell’intero stipendio di ogni giocatore nelle minors del loro sistema.

 

Sta succedendo l’inverosimile, sono i milionari che pagano le bollette dei bilionari. E’ triste e patetico. Sono queste le storie a cui andrebbe dato più lustro, le storie che mettono in luce ciò che sta realmente succedendo.

 

Più fonti riferiscono che ci sono più di alcuni proprietari disposti a chiudere tutto quest'anno perché vogliono minimizzare le perdite. Non si preoccupano dei milioni di posti di lavoro persi nel mondo del baseball e dei settori correlati come attrezzature sportive, cibo, pubblicità, media, giornali, produzione televisiva e altre categorie troppo numerose per essere menzionate tutte.

 

Per loro la prima e ultima parola è denaro. E’ prioritario non fare la cosa giusta, non prendersi cura delle persone, non aiutare a riavviare l'economia. E’ rifiutare di raccogliere al volo un'opportunità per far crescere il baseball in un momento in cui esiste un grande vuoto e che ha bisogno di uno sport che aiuti le persone ad avere la sensazione che stanno tornando alla normalità.

 

Questa è la parte più triste di tutta questa trattativa.

 

Frankie Russo

 

 

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