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Il difficile debutto di Derek Jeter

di Frankie Russo tratto da MLB.com

Era circa un quarto di secolo fa, precisamente il 1995 quando gli Yankees furono colpiti dai batteri degli infortuni tra i quali l’interbase Tony Fernandez e Pat Kelly. In quello stesso periodo il proprietario George Steinbrenner era stato criticato per non lasciare abbastanza spazio ai giovani talenti nelle minors. Era arrivato il momento di scoprire il loro vero talento. Inizialmente la società convocò Robert Eenhoorn, un interno 27enne che aveva già fatto qualche sporadica apparizione nelle majors l’anno precedente. Nelle prime tre partite Eenhoorn andò 0x7 costringendo l’allora GM Gene Michael a cercare una diversa soluzione.  L’anno precedente Derek Jeter era stato scelto da Baseball America come giocatore dell'anno della Minor League. Poi una sera di maggio fu Bill Evers, allora manager dei Columbus Clippers affiliato degli Yankees in Triplo A, a recarsi nella stanza d’albergo del giovane Derek, il migliore prospetto dell’organizzazione, per informarlo che era stato convocato dagli Yankees per prendere il posto dell’infortunato interbase Tony Fernandez. Gli disse pure che era una grande opportunità e che doveva dimostrare che la società aveva preso la giusta decisione. Gli fu anche detto che si trattava di una promozione temporanea e che al rientro di Fernandez sarebbe tornato nelle minors. Ma per il giovane prospetto era come un sogno divenire realtà. 

Il debutto avvenne il 29 maggio 1995 al Kingdome stadio di Seattle. Il manager Buck Showalter scrisse il nome di Jeter come nono in battuta nel line up. Di lui si sapeva solo che era un buon corridore, che sapeva rubare le basi e che era un buon difensore. Ora si trattava di capire fino a che punto questo giovane talento potesse aiutare la squadra. Davanti a lui, ottavo in battuta c’era un ancora sconosciuto Bernie Williams, ma c’erano anche fior fior di battitori come Wade Boggs, Paul O’Neill e Don Mattingly.

Derek Jeter con i Columbus Clippers in AAA
Derek Jeter con i Columbus Clippers in AAA

Nei primi tre turni in battuta Jeter registrò un flyout, un groundout e un lineout contro il partente Rafael Carmona. Poi nel nono, con il risultato fissato sul 7-7, Jeter fu eliminato dal suo futuro compagno di squadra Jeff Nelson con una rotolante in diamante.

 

Con il punteggio ancora in parità all’11°, Jeter andò a battere con corridore in terza ma fu eliminato al piatto registrando il primo dei suoi 1.840 strike out in carriera.  Gli Yankees persero 8-7 in 12 inning, mentre Jeter finì il suo debutto 0x5.

 

Dopo la partita, Jeter incontrò suo padre che era volato a Seattle per assistere al debutto del figlio. I due cercarono un posto dove mangiare e finirono in un McDonald's.

 

Jeter fu reinserito nel line up anche la sera successiva e ottenne la sua prima valida in carriera dopo un iniziale 0x6. Jeter finì la gara 2x3 con una base su ball mentre gli Yankees persero ancora e subirono uno sweep nella serie, un preludio di quanto poi sarebbe successo in quello stesso autunno quando Seattle vinse una memorabile serie della American League Division Series in cinque partite.

 

La prima vittoria per Jeter avvenne il 4 giugno quando gli Yankees interruppero una serie di sconfitte con una vittoria contro gli Angels allo Yankee Stadium. Sebbene le sue prestazioni iniziali non avevano fatto presagire che Jeter un giorno sarebbe entrato nella Hall Of Fame, Showalter aveva visto abbastanza per capire che Jeter aveva la mentalità e il giusto approccio per divenire il campione che è poi diventato. Queste intuizioni sono quelle sottigliezze che aiutano i manager e coach a preservare i loro posti di lavoro e a fare la differenza.

 

Nel video sotto la prima valida di Jeter allo Yankee Stadium il 3 giugno 1995

Al suo rientro dall’infortunio, Fernandez iniziò le prime quattro gare in seconda base facendo intuire che gli Yankees avevano intenzione di confermare Jeter come interbase. Jeter giocò 13 gare consecutive battendo 234 con tre doppi, un triplo, sei RBI, 11 valide e altrettanti strike out in 47 turni alla battuta.

 

L'11 giugno, dopo una vittoria contro i Mariners che concluse una serie casalinga di 3-7, gli Yankees si preparavano per volare a Detroit e aprire una serie di quattro partite contro i Tigers. Jeter, che è cresciuto a Kalamazoo nel Michigan a circa 140 miglia dal Tiger Stadium, era al settimo cielo al pensiero di giocare di fronte ad amici e parenti. Ma così non fu. L’organizzazione decise di rimandare nelle minors sia Jeter che Mariano Rivera che quel giorno aveva concesso cinque punti in 2 inning 1/3. Detroit avrebbe dovuto aspettare e Jeter dovette attendere ancora 12 mesi prima di poter provare quell’emozione.

Due giovanissimi Mariano Rivera sx e Derek Jeter dx
Due giovanissimi Mariano Rivera sx e Derek Jeter dx

A Jeter non piacque il modo in cui la situazione fu gestita dalla società. Avevano i bagagli pronti e stavano per partire, ma all'improvvisa notizia, non solo lui, ma anche molti amici e parenti dovettero cambiare i loro piani.

 

Prima di lasciare lo stadio Jeter fu avvicinato dai veterani. Gli assicurarono che presto sarebbe ritornato tra i grandi.

 

Mentre la squadra si dirigeva verso l’aeroporto, Jeter e Rivera andarono a leccarsi le ferite in un ristorante, erano depressi, era una sensazione terribile, entrambi erano convinti di meritare un posto nel roster della prima squadra. Fu un momento difficile, non erano mai stati declassati prima di allora, avevano sempre ottenuto promozioni. La decisione li aveva devastati, erano in lacrime, era una sensazione terribile.  L’esperienza però servì loro per fargli capire che c’era ancora tanto lavoro da fare e giurarono che era un episodio che mai più avrebbe dovuto ripetersi. 

 

Jeter e Rivera tornarono a Columbus con tutte le buone intenzioni, avevano assaggiato l’esperienza nelle majors ed erano determinati a tornare. Avevano capito che era più difficile restare tra i grandi che arrivarci. A volte, quando i ragazzi tornano al Triplo A si domandano se mai gli si presenterà un’altra opportunità. Per Jeter e Rivera non fu così, sin dal primo giorno si vedeva in loro la convinzione che sarebbero tornati in alto e quando fosse successo, sarebbe stato per sempre. 

Buck Showalter allora manager degli Yankees
Buck Showalter allora manager degli Yankees

Rivera ritornò nelle majors a luglio mentre Jeter dovette attendere settembre quando ci fu l’allargamento del roster.

 

Giocò solo in due partite e sebbene non facesse parte del roster della post season, Showalter  volle che seguisse la squadra per fargli fare esperienza dell’atmosfera dei play off.

 

Dopo la stagione 1995, Showalter fu sostituito da Joe Torre e Jeter riprese la sua posizione come interbase dopo che Fernandez non aveva ancora recuperato da un infortunio durante lo spring training.

 

Con il senno del poi c’è da domandarsi se Showalter ha mai pensato che quel ragazzino ventenne e mingherlino, che lui aveva messo in campo in quella tiepida sera a Seattle, sarebbe diventato una legenda del baseball e poi essere eletto nella Hall Of Fame. 

 

Non scherziamo”, ha detto Showalter, “nessuno è così intelligente da capire cosa può succedere nei successivi 19 anni. Ma una cosa è certa amico mio, vedendo come sono andate le cose non mi meraviglio affatto”. 

 

Frankie Russo

 

 

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