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Un atto d'amore - 2^ parte

di Judith Testa -  segue dalla 1^ parte

Un particolare interesse che ha reso la biografia di Maglie è che egli di fatto è stato uno dei protagonisti di alcune gare tra le più emozionanti nella storia del baseball, in specie quelle per la conquista dei primati, ma che poi spesso è stato dimenticato tra le righe della cronaca e dei commenti. Infatti se un eclatante evento nel baseball degli anni '50, di cui tutti pur con il minimo interesse per questo sport hanno sentito parlare, è stato certamente lo "shot heard  'round the world" di Bobby Thomson, ovvero il suo fuoricampo che, realizzato nella seconda metà del nono inning con già due corridori sulle basi  durante la decisiva terza gara tra i Brooklin Dodgers e i New York Giants del 3 ottobre del 1951, permise a questi ultimi di vincere l’incontro e conquistare il primato della National League, è pur vero che quello che la maggior parte dei tifosi, inebriati di adrenalina, non ha mai preso in considerazione, o ha dimenticato, è che in quella gara era stato Sal Maglie ad aver lanciato per ben otto inning scendendo poi dal monte di lancio a favore del rilievo Larry Jansen. Ed il punteggio era perdente per i Giants solo per 2-4. Qui il gioco della nemesi: nella prima parte di quell’idolatrato nono inning, Jansen con un’attenta difesa, liquidò i battitori dei Dodgers con 4 lanci e poi, grazie all’home run da tre punti realizzato da Thomson, per la strana combinazione della statistica, si vide dedicare dallo score la sigla di lanciatore vincente. 

Nel video sotto il momento "shot heard  'round the world" raccontato nel capolavoro di Don DeLillo "Underword"

Ancora in Gara uno delle World Series del 1954 tra i New York Giants e i Cleveland Indians, Maglie lanciò per ben sette inning. Nella prima parte dell’ottavo, sul punteggio di 2-2, con la situazione di due corridori sulle basi e zero eliminati, il manager Leo Durocher decise di rilevarlo con uno sconosciuto mancino, tale Don Liddle, che andava ad affrontare il noto slugger Vic Wertz. Ebbene Liddle lanciò esattamente una sola pallina ma gli è stata sufficiente a far incidere il suo nome nella storia bassa di quelle World Series e del baseball.

 

Accadde che Wertz incocciasse la pallina con calibrata violenza facendola librare in una traiettoria verso il confine centrale del diamante dando l’impressione realizzatrice di una battuta tripla, o anche di un fuoricampo. Ma lì, al punto futuro di caduta, stava correndo anche l’esterno centro dei Giants, Willie Mays, che di spalle, alzando il braccio sinistro, catturò al volo la pallina realizzando, ad oltre 123 metri da casa base, la più spettacolare presa che gli valse poi in seguito il soprannome di “The Catch”.

 

I Giants vinsero la gara al decimo inning grazie ad un fuoricampo di Dusty Rhodes. Al termine, commentatori e pubblico, tutti hanno evidenziato la magnifica presa di Mays e l’inaspettato fuoricampo di Rhodes ma a nessuno venne in mente l’idea di stigmatizzare  la  prestazione di Maglie lungo i sette inning con i suoi ottimi lanci passati subito nel dimenticatoio. 

Ma di gran lunga il gioco più famoso in cui Maglie fu il protagonista dimenticato ebbe luogo l'8 ottobre 1956  quando il lanciatore degli Yankees Don Larsen lanciò l'unica partita perfetta nella storia delle World Series. Questo Larsen, un mediocre giovane lanciatore che né prima e né dopo riuscirà a realizzare qualche altra prestazione da ricordare, in quella gara inning dopo inning riuscì ad ipnotizzare i battitori avversari lasciandoli tutti a secco lì nel box di battuta mentre di contro il 39enne Maglie, che indossava nel crepuscolo della sua carriera la casacca dei Brooklyn Dodgers, stava tenendo saldamente il line up degli Yankees concedendo loro alla fine solo due punti con cinque battute valide. 

Aveva gettato  alle ortiche quella “a helluva game”, come si dice a Brooklyn, che sarebbe stata vincente in qualsiasi altra giornata di gara se i suoi compagni avessero realizzato qualche punto, ma non fu in quel giorno.

 

Questo famoso confronto fu il momento clou della sua carriera, poi nel 1957 quando la squadra dei Dodgers giocò la sua ultima stagione a New York prima di trasferirsi a Los Angeles, Maglie fu scambiato con gli Yankees.

 

Questo passaggio ha concesso a Sal un significativo palmares: è stato l'ultimo giocatore ad aver  indossato  l'uniforme di tutte e tre le squadre di New York.

 

Giocò poche partite con gli Yankees, i carismatici Lords del Bronx, trasferendosi nel 1958 a St. Louis con i Cardinals dove chiuse la sua carriera in Major League con un negativo record di due vittorie e sei sconfitte. Successivamente si accasò come allenatore dei lanciatori per un decennio con i Red Sox di Boston e nel 1969, prima di lasciare definitivamente il baseball, ha contribuito a dare lustro e vitalità ai Pilots, la emergente franchigia di Seattle.

In seguito ha lottato non poco per capire cosa fare della sua vita dopo che questa era stata dedicata interamente al baseball.  

Qui si evidenzia un altro aspetto interessante che ho voluto riportare su Maglie ed è stato quello di far conoscere la sua vita fuori dai diamanti del baseball. Dopo tutto, un lanciatore non passa tutta la sua vita sul monte di lancio e pertanto Maglie ha avuto la possibilità di svolgere molti altri ruoli nella sua lunga vita. Oltre alla sua carriera di giocatore di baseball, Sal è stato figlio e genero, fratello e cognato, zio e prozio, amante – si dice – di molte donne e marito di due, padre adottivo e patrigno, compagno di squadra ed amico di pochi, conoscente e compagno di bar per molti ed infine eroe per un numero incalcolabile di fan che non lo hanno mai incontrato. 

 

In momenti diversi è stato poi anche un imprenditore autonomo e un dipendente di altri, un parrocchiano della chiesa, un paziente medico, e per gli ultimi cinque anni della sua vita un residente presso una casa di cura. Attraverso interviste con i familiari, gli amici e gli ex compagni di squadra, così come con i giornalisti sportivi e i funzionari delle squadre in cui ha giocato, ho conosciuto diversi particolari della vita privata di Sal: molti positivi, altri sorprendenti, alcuni tristi e persino scioccanti.  A livello personale Sal ha vissuto alternando soddisfazioni e terribili inversioni di fortuna.  

Sal Maglie lancia contro Jackie Robinson al Polo Grounds il 29 giugno 1954
Sal Maglie lancia contro Jackie Robinson al Polo Grounds il 29 giugno 1954

Le donne erano pazze di lui, e il suo primo matrimonio fu molto burrascoso per via della sua infedeltà. La sua prima moglie, una donna vivace e bella alla quale era profondamente devoto (nonostante non fosse un marito perfetto), non poteva avere figli, e morì quando la coppia era ancora sulla quarantina.

 

Sal si riprese e si risposò, ma in seguito subì la più devastante di tutte le perdite: la morte di uno dei suoi figli ed il fatto che il figlio morto fosse stato adottato non rese questa più facile da sopportare. Gli ultimi anni di Sal dunque sono stati un lungo incubo di deterioramento inerente problemi di salute fisica e mentale causati da danni cerebrali iniziati con una emorragia e si sono conclusi riducendo l'atleta, una volta potente e attivo, ad uno stato vicino al vegetativo.

 

Compagni di squadra ed avversari, sportivi e dirigenti ricordano Maglie come un temibile avversario da affrontare sul diamante, ma rilassato e affabile dopo ore. Un uomo che non ha mai nutrito o provato rancori dopo le gare in specie dopo aver goduto dei suoi cocktail serali. Benché fosse stato bersagliato per buona parte della sua carriera sportiva da insulti anti-italiani, è stato il meno prevenuto degli uomini ed anche nella foga delle più intense gare di baseball nessuno lo ha mai sentito pronunciare un epiteto etnico o razziale. 

 

Salvatore Anthony Maglie dunque non ha avuto una carriera da Hall of Fame, ma è stata una carriera colorata ed emozionante vissuta ed onorata attraverso gli anni '50, un decennio che molti considerano il migliore nella storia del baseball. Nel mezzo secolo successivo l'immagine del “Baseball’s Demon Barber” si è addolcita ed anche se scomparve nel 1992, amici e familiari della cittadina Niagara Falls,  unitamente ad una generazione di vecchi giocatori di baseball, di giornalisti sportivi e di innumerevoli suoi fan – tra cui me stessa – tutti ricordano ancora Maglie con ammirazione ed affetto.

E scrivere un libro su "Sal il barbiere" si è rivelato un atto d'amore.

 

Judith Testa

 

Traduzione di Michele Dodde

 

Judith Testa, stimata ed eclettica professoressa di “Storia dell’Arte” presso la Northern Illinois University (molto letto e studiato negli Stati Uniti il suo libro sulle bellezze architettoniche di Roma), si è cimentata in questa storia vera risvegliando in sé senza alcuna remora il periodo degli anni 50 quando, nella dolce età dei sogni, era diventata a tredici anni una grande tifosa di baseball, ed in particolare dei Brooklyn Dodgers, con un’amorevole attenzione verso i miti di allora tra cui l’enigmatico Sal Maglie. 

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Commenti: 1
  • #1

    Un amico di Sal Maglie e dei New York Giants (martedì, 26 maggio 2020 15:30)

    Mercoledì 3 ottobre 1951 Maglie fu, in effetti, il partente per i New York Giants. Incontrò però parecchie difficoltà contro le mazze ospiti. Non solo incassò 4 corse bensì concesse 8 valide e 4 basi per balls. Di contro ottenne 6 strike-outs. Non si fosse avuta la sostituzione inopportuna di Newcombe con il povero Branca, ad opera del dissennato Dressen, forse adesso saremmo qui a registrare la sconfitta di Sal. Meno male che, per lui e per i New York Giants, andò diversamente.