L'antica protesta

di Franco Ludovisi

L’amico Michele Dodde sottopone alla mia attenzione due articoli, purtroppo senza data, che trattano vicende del baseball e mi si chiede se dicano qualcosa alla mia memoria storica. Dal colore dei trafiletti gli articoli sono sicuramente tratti dalla Gazzetta dello Sport e per gli argomenti trattati  possono essere datati attorno agli anni 1977  -  1979 (anni in cui la Fortitudo è stata sponsorizzata Biemme). Gli argomenti da trattare dunque sono due: 

il primo è la protesta che i giocatori della Biemme  Bologna e del Firenze attuarono sul diamante  del Falchi  prima della partita fra le due squadre ed inerente la tutela dei giocatori di baseball italiani che vedevano sempre meno la possibilità di partecipazione al Campionato di vertice stante l’enorme presenza di  “oriundi e/o Italiani residenti all’estero” nelle file delle squadre partecipanti; 

il secondo riguarda invece una vibrante lettera di un gruppo di sportivi del quartiere Fossolo di Bologna in cui veniva stigmatizzata e criticata negativamente l’azione dell’allora Presidente Federale Bruno Beneck a favore del Football americano, azione che si concretizzava con la volontà di presentare quella nuova disciplina in Televisione e dare atto ad una  programmazione di tornei nei luoghi di villeggiatura durante l’estate. 

 

Della protesta dei giocatori in campo, primo argomento, non ho memoria, ma del problema degli oriundi e simili invece si, perché dibattuto a lungo e da ogni parte pur senza trovare soluzioni diverse da quelle che ancora oggi ci sono. 

Lou Colabello a Los Angeles 1984 - FIBS
Lou Colabello a Los Angeles 1984 - FIBS

Indiscutibilmente l’utilizzo degli oriundi  nelle squadre di Club può derivare dalla voglia di essere più competitivi, quindi vincenti, per le squadre più forti ma anche dalla necessità di sopravvivere, e non è un paradosso, per le più deboli. Poi di giustificazioni, ed anche valide, ce ne possono essere altre come quella che mi confidò il Presidente del Godo in anni lontani. Egli mi precisò che gli oriundi gli costavano meno ed erano più presenti sul campo, rispetto ai giocatori italiani provenienti da fuori, e che pertanto la sua squadra ed il  piccolo paese ne avevano bisogno per sopravvivere ad alto livello. 

 

Ancora un’altra tesi, molto seguita dalla maggior parte dei commentatori, fu che la presenza degli oriundi stava portando  ad un livello tecnico più alto anche i giocatori italiani. Ed i migliori oriundi unitamente ai migliori prospetti italiani, che poi sarebbero confluiti nella rappresentativa nazionale, l’avrebbero  portata ad essere decisamente competitiva in campo internazionale. 

A tal proposito ricordo che già nel lontano 1960, durante lo svolgimento a Barcellona dei Campionati Europei, l’Olanda per la prima volta presentò nel suo roster diversi giocatori Antillani, dunque privi di occhi azzurri e capelli biondi, e ci battè per 1 a 0. Allora  mi venne da pensare che senza il loro apporto la nostra Nazionale avrebbe certamente vinto, ma mi fecero notare che gli Antillani per gli Olandesi erano come i Siciliani ed i Sardi per noi: cittadini della madrepatria separati solo dal mare! 

 

Purtroppo alle Olimpiadi del 1984 in quel di Los Angeles, quando le attese erano fibrillanti, la nostra Nazionale su un roster di venti giocatori circa la metà, diciamo, non erano di scuola italiana e delle 26 riprese giocate solo 11 furono affidate a lanciatori chiaramente italici. L’ironia dei commentatori statunitensi, e tra le righe anche di quelli italiani, fu pungente ed al vetriolo poiché dal segmento oriundi non ci fu quella prestazione eclatante che ci si aspettava, dall’altro fu evidente il diverso spessore tecnico. 

 

Del secondo argomento posso riferire delle “ansie” che l’iniziativa di Beneck stava producendo nell’ambito del Rugby nazionale. Avevo un collega di lavoro che praticava il rugby come giocatore e dirigente e che temeva molto che i loro impianti potessero poi essere utilizzati anche da parte dell’emergente Football americano. Un timore che per tipologia dei campi di certo non poteva impensierire noi del Baseball. Ma era anche preoccupato dell’impatto che la nuova disciplina poteva avere sugli spettatori del Rugby. Però questa preoccupazione, questa sì, poteva interessare anche noi del Baseball. 

 

Che ci stessimo già da allora a darci la zappa sui piedi?. 

 

Franco Ludovisi

 

Qui sotto un trafiletto tratto da Wikipedia sulla nascita del Football Americano in Italia (clicca sul trafiletto per entrare nella pagina di wikipedia)

più sotto una carellata di immagini di giocatori Italiani residenti all'estero che hanno fatto la storia nel baseball italiano

 

Le foto dei giocatori sono tratte dall'Archivio di Tuttobaseball

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