Elena Maggiore, brava ma sfortunata

di Paolo Castagnini

Tra le varie storie legate al Coronavirus c'è anche questa. Una piccola storia, ma piena di significato. Un'esperienza a metà, bella si ma alla quale manca un pezzo di un puzzle che non più tardi di sei mesi fa sembra completarsi in un bel quadro. A quel quadro mancherà un pezzo ma sarà bello lo stesso. E' la storia di una delle nostre ragazze del Softball. Elena Maggiore è una ragazza del Rovigo, molto determinata e decisa all'esperienza negli Stati Uniti. Doveva essere un'esperienza di vita e di softball, ma il Coronavirus si è messo di mezzo. Ecco l'intervista a Elena che attualmente si trova alla Washington Academy nel Maine. Nel suo racconto traspare la delusione per il gioco mancato, ma la soddisfazione di un percorso di vita che rimarrà per sempre.

 

Ciao Elena innanzitutto visto il periodo la prima domanda d’obbligo è come stai?

Abbastanza bene, stare in casa è abbastanza noioso ma me la cavo, non c'è nulla che mi manchi particolarmente siccome ormai mi sono rassegnata a tornare a casa senza rivedere mai più i miei amici. Abbiamo un po' perso i rapporti, ma sarebbe accaduto in ogni caso. (Anche negli Stati Uniti le scuole sono state chiuse e si fa lezione online N.d.r)

 

L’estate scorsa sei partita in questa avventura e sei approdata alla Washington Academy. Perché hai deciso di frequentare un anno all'estero?

Ho deciso di frequentare un anno all'estero principalmente per poter giocare a softball negli Stati Uniti, cosa che si è rivelata essere totalmente sbagliata in quanto non ho mai giocato o fatto allenamento da quando sono arrivata, ma ho comunque apprezzato tantissimi aspetti della cultura americana.

 

Washington Academy è una scuola privata che cosa la identifica? Qual’è la sua peculiarità? Quali sono le differenze rispetto a una High School pubblica americana?

La mia scuola è abbastanza piccola, circa quattrocento alunni e un altro centinaio di personale scolastico, credo che le sue peculiarità siano innanzitutto l'incredibile numero di studenti stranieri, varie decine, e inoltre mi ha colpito come in questa scuola letteralmente tutti si conoscano tra loro e siano amici. 

Sei ospitata da una famiglia o vivi all'interno dell’Accademia?

Sono ospitata da una famiglia, con due fratelli un maschio 2004 e una femmina 2003 e mi trovo molto bene. Ci sono molte differenze di abitudini e in generale ritmi di vita, ma ci divertiamo molto e mi sento integrata a meraviglia.

 

Com’è stato l’impatto del primo giorno?

Non ricordo molto ora, semplicemente ho cercato di parlare con più persone possibili e fare amicizia, ho iniziato gli allenamenti di calcio la mattina dopo essere arrivata e la squadra mi ha accolto molto calorosamente, quindi nessun problema.

 

Lo sport in genere come l’hai vissuto da quando sei arrivata?

Lo sport è la parte migliore della vita americana, nonostante io non approvi cambiare sport ad ogni stagione. Qui lo spirito sportivo è molto più sentito, alla gente interessa davvero vincere, e l'intera scuola segue la squadra durante le trasferte, incitando e sostenendo i propri giocatori. Andare a vedere le partite di basket è stata probabilmente la parte più bella dell'intera esperienza. 

 

In particolare il Softball era uno dei motivi che ti ha spinto a questa grande esperienza. E’ stata una bella sorpresa o ti aspettavi di più o qualcosa di diverso?

Mi aspettavo di poter giocare, credevo almeno in autunno di potermi perlomeno allenare, invece nulla non esiste nessuna squadra della città, come credevo.

 

Quindi non sei riuscita a giocare qualche partita?

Neppure un allenamento.

 

Come si svolge una giornata tipo?

Mi sveglio attorno alle 8, faccio colazione e mi preparo per la scuola online che inizia alle 10. Finisco alle 2, vado a correre e faccio un po' di esercizio coi miei fratelli, poi aiuto mio "host dad" a lavorare in giardino e alle 5 di solito torno nella mia stanza, mi rilasso e faccio i compiti oppure scrivo.

 

Come stai vivendo l’emergenza Coronavirus? Nonostante tutto hai deciso di rimanere e di non tornare in Italia come hanno fatto molti studenti. Come mai?

Semplicemente ho preferito restare qui perché almeno ci sono i miei fratelli, due persone in più con cui passare il tempo. 

 

La tua famiglia ti ha aiutato nella scelta di partire?

Certo, sono stati molto comprensivi.

 

Sei stata supportata dall’agenzia che ti ha proposto Baseball On The Road?

Sì, nessun problema.

 

Consiglieresti la stessa esperienza ad una tua amica/amico?

Certo, è un'esperienza incredibile che cambia completamente la tua visione del mondo. Dopo aver trascorso un anno all'estero, tutti i tuoi progetti di vita cambiano.

 

Il futuro cosa ti riserva?

In realtà i mesi trascorsi qui hanno completamente sovvertito tutte le mie certezze. So di voler girare il mondo e visitare più luoghi possibili, è l'unica cosa di cui sono sicura al momento. Ho sviluppato la passione per la scrittura, specialmente negli ultimi sei mesi, ma non ho alcuna idea su quanto possa durare. Non so quanto la mia esperienza possa essere valida, il softball è completamente scomparso dalla mia vita e non so neppure se continuerò a praticarlo una volta tornata in Italia. In ogni caso, sono stata veramente bene e non mi pento di nulla, nonostante il Coronavirus, quindi grazie mille per questa fantastica opportunità!

 

Grazie a te Elena per questa intervista!

Ciao a tutti! Elena

 

Le foto sono tratte dal profilo Instagram di Elena

 

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