Gli Highlanders dei Lanci - 2

di Michele Dodde 

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Tuttavia il re della spitball resta l’acclarato Burleigh Arland Grimes che per una strana concessione, che solo nel particolare mondo del baseball vengono attuate, è stato l’ultimo tra i 17 lanciatori professionisti, cosiddetti spitballers della Major League, ad usufruire di uno speciale permesso a continuare ad usarla nonostante il divieto di tale tipo di lancio fosse stato bandito già nel 1920. Sfruttando questa possibilità il Grimes nel corso della sua carriera durata 19 anni andrà a vincere ben 270 gare disputando anche quattro World Series. E tra le sue altre prerogative, quella più amata dai suoi tifosi nelle diverse squadre in cui fu ingaggiato, i Giants di New York, I Braves di Boston, i Cardinals di St. Louis, i Cubs di Chicago, era  che non si rasava mai nei giorni in cui doveva lanciare per cui fu chiamato bonariamente “Ol ‘Stubblebeard”. Lascerà la Major League come giocatore il 20 settembre 1934 con la casacca dei Pirati di Pittsburg, squadra con cui aveva debuttato nel 1916 ed in seguito divenne un sofisticato manager sia di squadre di Minor che di Major League. Il Comitato dei Veterani nel 1964 gli concessero l’onore di entrare nella Hall of Fame mentre i due giornalisti sportivi, ed analisti, Lawrence Ritter e Donald Honig lo hanno inserito nel loro ricercato libro inerente i “100 migliori giocatori di baseball di tutti i tempi”.  

Ancora da ricordare l’inventore del lancio che condizionava la traiettoria della pallina a cadere o affondare in basso quando essa giungeva nella zona dello strike, nominato lancio sinker, è stato Nathaniel “Nat” Hudson che l’ha perfezionato  durante la sua carriera da professionista durata solo tre anni sempre con i Browns di St. Louis.

 

Entrò comunque nel baseball che conta all’età di 15 anni con i Gems di Quincy, Illinois, affiliata alla Northwestern League e sarà poi messo sotto contratto dai Browns nel 1886.

 

La scelta di padroneggiare  questo tipo di lancio, da non confondere con quello classico di cambio di velocità, gli permetteva di ingannare il battitore coinvolgendolo in una innocua sventolata.

Colui che è invece passato nella storia minima dei lanciatori come il sibillino manipolatore della palline è stato David Charles “Dauntless Dave” Danforth. Egli era solito adulterare le palline che lanciava con un parsimonioso uso di vasellina rendendole particolarmente “Shiners”, ovvero brillanti, ma anche incredibilmente ruotanti durante la loro traiettoria.

 

Aveva giocato solo per due stagioni nella squadra della sua Università quando gli scout degli  Athletics di Philadelphia lo convinsero a firmare il contratto di ingaggio per la stagione del 1911 ma egli volle mettere bene in evidenza la clausola che avrebbe incominciato a giocare solo dopo essersi laureato.

 

Così fu ed egli si aggregò al team solo a luglio debuttando il  primo agosto in Major League quale “giovane lanciatore intelligente”, come fu definito dalla Reach Guide.  Adoperando quell’invisibile accorgimento descritto le sue prestazioni dal monte di lancio furono sempre elevate ed anzi destinate a migliorare sempre di più durante la sua carriera in Major sino al 1925.

 

Tuttavia quando furono approvati nel 1920 quegli ulteriori azzeramenti delle regole che andavano ad eliminare molti atti illeciti inerenti i lanci, le sue capacità di lanciatore andarono scemando e chiuse la sua carriera con i Browns di St. Louis per dedicarsi poi al più redditizio lavoro da dentista. E’ rimasto nei ricordi come un diabolico lanciatore poiché unico a saper adulterare la pallina: tutti sapevano ma mai nessuno riuscì a coglierlo in flagranza.

Un altro lanciatore che nella romantica “Dead Ball Era” si mise molto in evidenza fu Russell William Ford, riconosciuto a furor di spettatori come l’unico inventore della “Emery Ball”, ovvero palla smeriglio.

 

Confidò che quando nel 1908 stava giocando con gli Atlanta Crackers, affiliata alla Southern Association, nel ripararsi nel dugout a causa della pioggia gli cadde accidentalmente la pallina su un montante di legno. Quando la raccattò si accorse che la pelle era stata leggermente interessata da uno sbrego. Alla ripresa del gioco comunque la lanciò e si accorse che la pallina durante la traiettoria si curvava molto di più rispetto ad una pallina integra.

 

La Emery Ball divenne il suo potenziale bagaglio, unitamente all’altra sua specialità che era la “Knuckle Ball”, ovvero una pallina lanciata dalle nocche, quando debuttò in Major League il 28 aprile del 1909 con gli Highlander di New York.

 

Finì la sua carriera con i Buffalo Blues il 16 agosto del 1915.

 

Michele Dodde

 

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