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Tre saggi da leggere

di Paolo Castagnini

Il libro “Partita Doppia” scritto da Pietro Striano (Ascesa dei Vinti) e da Michele Dodde (Baseballontheroad) è il terzo saggio scritto a quattro mani dai due autori inerente le vicissitudini ed i fatti ombrosi che hanno interessato l’infinita storia del baseball. In particolare il primo, in omaggio al centenario dei fatti in cui vennero coinvolti otto giocatori dei White Sox, subito nominati come Black Sox dalla sprovveduta giustizia emanata dalle pagine dei mass media, riporta in modo oggettivo la successione degli avvenimenti delineando la particolarità del contesto sociale ricco di frustranti aspettative e di una intrigante malavita. “1919: lo scandalo dei Black Sox” è il titolo del libro che porta il lettore a precise meditazioni su quegli episodi riscontrati e che determinarono un cruciale cambiamento totale di rotta del gioco del baseball. Non era quello il primo episodio di accertate combine poiché già nel 1865 e poi nel 1877 ed ancora nel 1904 si era provato che partite truccate avevano favorito gli allibratori di scommesse clandestine. Ma è che nel 1919 si volle marcatamente segnare la fine di un andazzo sportivo, che pure aveva favorito una parte di pubblico, a favore dell’inizio di una nuova interpretazione sociale, filosofica e soprattutto economica per i proprietari delle franchigie. 

Così le confessioni pubbliche e le diverse interpretazioni motivarono stranamente un’assoluzione da parte della giustizia ordinaria, priva allora di riferimenti giuridici, mentre furono di appiglio per la giustizia sportiva, debitamente pilotata, che menzionò agli otto giocatori coinvolti la radiazione dai ranghi della Major League.

 

Il caso scosse anime e cuori dei molti tifosi soprattutto nei confronti del plagiato Joe Schoeless, giocatore dalle umili origini divenuto un’icona per determinazione e semplicità. Emerge poi dalle pagine del saggio una velata richiesta a rivedere gli estremi di quella sentenza sportiva per giungere ad un perdono ed alla riabilitazione di alcuni di loro, come dell’allora immaturo Schoeless, al fine di consentire almeno a quest’ultimo di schiudersi le porte meritate della Hall of Fame.

Il secondo saggio “L’Estate del nostro scontento” indaga sulle origini e le conseguenze che fomentarono nel 1994 il braccio di ferro tra il sindacato dei giocatori di baseball, la MLBPA (Major League Baseball Players Association) erede pura della cosiddetta “Fratellanza”, ed i proprietari delle franchigie della Major League.

 

Sull’onda lunga delle richieste già presentate e risolte con il parziale sciopero indetto nel 1981, ciò che si evidenziò nel 1994 fu un violento gioco delle parti che poneva sia il sindacato dei giocatori e sia l’unione dei proprietari su due piattaforme enormemente distanti e praticamente senza alcuna prospettiva per una rapida trattativa senza che una delle due parti andasse ad accordare enorme concessioni.

 

Fu uno sciopero ad oltranza che frantumò la stagione agonistica ed i sogni di molti tifosi. Per gli autori lo scontento si evidenzia dall’amara constatazione che il gioco del baseball, quando cessa di essere pensato come gioco divenendo lucroso spettacolo, allora anche il baseball purtroppo è destinato a diventare un oggetto alla mercé dal dio denaro.

Il terzo, “Partita Doppia”, è invece una irresistibile sistematica contrapposizione che i due autori sviluppano giocando ognuno la propria singolare gara.

 

Sono vicende singolari inedite ed alcune rispolverate e rinverdite nel condurre una partita perfetta che toglie al baseball l’eterna aria di romanticismo rendendolo umano e presentarlo per quello che e: un gioco.

 

Si leggerà quindi un’analisi pragmatica di quelli che sono stati alcuni eventi, opportunamente ricercati, che hanno visto eccezionali prestazioni di gioco da parte di molti giocatori ma anche la caratura di autentici burloni.

 

Ed allora tra personaggi come la proprietaria Marge Schott, l’odissea religiosa della incredibile squadra “Città di Daviv”, la conturbante Tyson Zone di Rube Waddell, il volo cessato del gabbiano Winfield, l’epopea tra i collezionisti della figurina di Honus Wagner, la struggente ballata di Joseph Seng e poi come a Pittsburg fossero sbarcati i pirati, la rocambolesca vita del diabolico Sylvester Franklin Wilson ed il momento magico di Ty Cobb la partita al nono inning finirà in parità.

 

Sarà quindi l’ingresso del closer Marco Campanini, con due interventi di rara fattura emotiva, a far sciogliere al lettore l’enigma della scelta del vincitore.  

 

Da leggere, memorizzare e meditare per la passione con cui il baseball è stato descritto divenendo un inevitabile soggetto di vita e cultura.

 

Paolo Castagnini

 

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