Come la tecnologia sta cambiando il baseball

di Frankie Russo tratto da SI.com

Il boom della tecnologia sta di fatto alterando il baseball enfatizzando nei minimi particolari la rotazione della palla, controllando il numero dei lanci off-speed e la velocità di impatto con la mazza.  In Glendale Arizona, nella gabbia di battuta dei Dodgers c’è il 22enne Alex Verdugo con almeno una ventina di fili attaccati al corpo che finiscono nei numerosi monitor che lo circondano. Dietro la gabbia altri due monitor 3D seguono minuziosamente i suoi movimenti e il suo swing. Sul campo a fianco, nel bullpen Dustin May (21) e Tony Gonsolin (24) fanno la loro sessione con un radar alle loro spalle e un altro radar posto in terra poco davanti al monte. Dietro ai monti sostano 13 operatori, analisti e coach. Quattro analisti con il loro tablet informano immediatamente i lanciatori sulla velocità, la tendenza a scendere, la tendenza a uscire, la rotazione e traiettoria di ogni loro lancio. Sugli altri due campi cinque dispositivi, di cui uno dietro al lanciatore, uno poco davanti al monte e uno dietro al piatto, registrano ogni lancio del BP live.

La presenza di tutti questi analisti non in uniforme come i coach, dimostra come la tecnologia sta cambiando il baseball. Ciò che una volta veniva visionato da pochi negli appositi video room del clubhouse, ora sono sul campo a disposizione di tutti i giocatori di tutte e 30 le squadre delle majors.

 

La tecnologia sta cambiando il modo di apprendimento da parte dei giocatori, il modo di istruire dei coach, di come i manager gestiscono le gare e come le società valutano i giocatori da acquistare.  

 

La nuova generazione di giocatori è stata oggetto del più grande e più veloce cambiamento degli ultimi anni. Solo due anni fa erano unicamente gli Astros a utilizzare una camera denominata Edgertronic SC1 che fraziona il lancio millisecondo per millisecondo focalizzando sul momento in cui la palla lascia la mano del lanciatore e la relativa rotazione mostrando ciò che all’occhio umano è impossibile.

Nella foto Tony Gonsolin (Ross D. Franklin / Associated Press)
Nella foto Tony Gonsolin (Ross D. Franklin / Associated Press)

Un anno dopo la richiesta della telecamera era talmente numerosa che la ditta fabbricante ha dovuto limitare la consegna ad una sola camera per società  con consegna non prima delle 12 settimane.

 

Ormai questi dispositivi sono sui campi dello spring training quante sono le mazze e le palline. Si è passati da una situazione in cui le informazioni erano talmente tante che non si sapeva come utilizzarle al punto che oggi i giocatori chiedono espressamente di avere i dispositivi a disposizione durante gli allenamenti. 

 

La possibilità di monitorare ogni lancio e i suoi effetti ha avuto come conseguenza uno dei periodi più neri per i battitori. Siamo al punto dove la tecnologia suggerisce ai lanciatori, dai più giovani come Gonsolin ai più esperti come Verlander cosa lanciare e cosa non.

 

Per il momento ancora non si vede, ma nessuno può escludere che un giorno non troppo lontano vedremo i ricevitori vestire una casacca con appiccicati fili che registrano come si muovono nell’atto del framing o come saranno in grado di intercettare tutti i segreti dello swing degli avversari.

 

Non è nemmeno escluso che vedremo un battitore che si prepara ad andare in battuta con una cuffia che virtualmente riproduce esattamente i lanci dell’avversario. Nulla è da scartare ormai. 

 

Le cifre che oggi le società investono in tecnologia hanno raggiunto cifre astronomiche, e parliamo solo degli ultimi dispositivi in circolazione.

 

I Dodgers, per esempio, spendono 20 milioni di dollari l’anno, i Cubs 13. A seguire sono gli Astros, Rays, Red Sox e Yankees. Gli Astros sono stati ufficialmente riconosciuti come la società che più ha creduto nella tecnologia tanto è vero che altre società, quali Angels, Orioles e Braves hanno assunto oltre 20 analisti e coach dall’organizzazione di Houston.

 

Così come è vero che molte società sono  in grado di sviluppare le innumerevoli informazioni, è altresì vero che non tutte riescono a sfruttarle  al massimo (Marlins docet). 

Nella foto Forrest Whitley (Jake Kaplan)
Nella foto Forrest Whitley (Jake Kaplan)

Nel 2016 gli Astros hanno selezionato Forrest Whitley, un giovane dell’High School il quale dichiara di non fare una sessione di bullpen senza avere a disposizione i necessari dispositivi. Così è nato e così intende continuare con il risultato che Whitley risulta essere il migliore lanciatore prospetto nel baseball e possiede una veloce a 4 cuciture con una rotazione mai vista prima. 

 

E’ uno scenario completamente diverso da quello a cui si assisteva qualche anno fa. Allora giocatori e coach erano scettici sull’uso della tecnologia, oggi negli stadi si trovano stanze completamente dotate di decine di computer dove giocatori e coach vanno a studiare. E’ diventata una corsa per chi arriva prima per accaparrarsi un computer. Questa è la nuova generazione. 

 

Nel 1972 Earl Weaver fu un pioniere quando introdusse l’utilizzo del radar per misurare la velocità dei lanci. Negli anni 80 Tony Gwynn (BOTR 22/12/17 e 25-5-19) divenne popolare per l’utilizzo del videotape. Mentre in quegli anni questi dispositivi erano oggetto di dibattiti, oggi la tecnologia è diventata un “must have”.  

 

Nel prospetto che segue è possibile notare come negli ultimi anni sia aumentata la percentuale di lanci “curve” con indicazione delle rispettive medie battuta contro.

Un altro esempio ci viene dato da Justin Verlander il quale, appena giunto a Houston a metà stagione del 2017, fu immediatamente sottoposto all’esame del dispositivo Edgertronic.

 

Lo studio rivelò che Verlander mostrava troppo presto ai battitori il punto di rilascio del suo slider. Gli fu suggerito di tenere la palla un po’ più a lungo prima del rilascio. Lo studio rivelò altresì che la dritta a due cuciture aveva così poca rotazione e cambio di direzione che gli fu chiesto di non utilizzarla.

 

Da lì a poco fu messo sotto esame anche Gerritt Cole al quale fu consigliato di tirare più spesso lo slider e aumentare la velocità sulla curva, cosa che prima era abituato a fare al contrario. Un ulteriore cambiamento per Cole fu di eliminare la dritta a due cuciture nella zona bassa e utilizzare di più la 4 cuciture nella zona alta. I risultati di entrambi questi lanciatori sono sotto gli occhi di tutti. 

 

Come si può notare dal prospetto che segue, anche l’utilizzo dello slider ha subito modifiche del suo utilizzo. Il numero è aumentato sensibilmente, la rotazione anche, la velocità è rimasta pressoché uguale mentre la media battuta contro si è abbassata di sette punti.  

Il lancio che più si adatta oggi a contrastare la tecnica del launch angle è la diritta a quattro cuciture. Ma anche qui lo staff di Houston, guidato da Brent Strom e grazie alla tecnologia, è stato in grado di apportare delle correzioni.

 

Anche in questo caso era una questione di punto di rilascio poiché più rotazione si riesce ad imprimere alla palla, più essa riesce a resistere alla forza di gravità rimanendo alta e traendo in inganno il battitore. Cole e Verlander cominciarono a palleggiare tutti i giorni avendo come bersaglio la spalla destra del compagno. 

 

Sin dai tempi di Moneyball le squadre sono alla ricerca di quei piccoli accorgimenti che possono fare la differenza. Con la tecnologia di oggi la forbice si è ristretta e la bravura degli scout, con il supporto della tecnologia, consiste nell’identificare un giocatore sotto valutato e trovare il modo per migliorarlo e trarne vantaggio.

 

Oltre alle ben note questioni economiche, questo spiega anche perché molte squadre vanno a pescare giocatori meno talentuosi sia nei college che nelle high school. 

Nella foto Kyle Hendricks (John Antonoff/For the Sun-Times)
Nella foto Kyle Hendricks (John Antonoff/For the Sun-Times)

Sin dall’introduzione del DH nel 1973, nel gioco moderno è divenuto sempre più difficile realizzare una valida. Ora si verificano più strike out che valide e sono più le palle che finiscono nelle tribune con grande gioia dei tifosi che quelle messe in gioco.

 

Molto dipende dall’incremento di velocità dei lanci, ma la tecnologia non è estranea dato che è diventato anche più facile scoprire le debolezze dei battitori. Ciò ha comportato anche un modo diverso di gestire le gare per i manager che si avvalgono sempre meno della strategia del matchup e si affidano ai punti deboli dei battitori avversari. 

 

Tenuto conto che il baseball è l’unico sport dove la palla viene giocata dalla difesa, l’azione di lanciare è proattiva nel senso che è il lanciatore che decide come e dove dovrebbe essere svolta l’azione. In questo senso la tecnologia aiuta a prevenire la segnatura di punti e i lanciatori sono coloro che ne traggono maggiore vantaggio avendo la possibilità di cambiare strategia al momento. 

 

I Rays invece si avvalgono del KinaTrax che invece fornisce i dati in condizione di partita e non in allenamenti o di bullpen. Il KinaTrax ha aiutato Kyle Hendricks dei Cubs a risolvere il suo problema per la riduzione di velocità e meno movimento al suo sinker e cambio.

 

Sovrapponendo due prestazioni, una positiva e una negativa, si è potuto notare che il problema non dipendeva dal braccio bensì dalla torsione del busto che si apriva leggermente troppo verso il lato del guanto causando l’appiattamento della traiettoria. Individuato il difetto, in breve il suo PGL è passato da 4,27 a 2,65. 

 

Più informazioni riesce ad acquisisce il KinaTrax, più esso diventa credibile. Le squadre sono ora in grado di raccogliere immagini degli avversari nei loro stessi stadi. E’ ora anche possibile identificare movimenti che causano infortuni. I Diamondbacks hanno potuto notare come un loro giovane prospetto aveva problemi a lanciare una curva. Il problema era che un dito toccava la palla anche dopo il rilascio. 

Nella foto Yasiel Puig - Reds (ontapsportsnet.com)
Nella foto Yasiel Puig - Reds (ontapsportsnet.com)

Colpire la palla, al contrario, non è un’azione proattiva e quindi i battitori, dovendo reagire a troppe variabili come velocità del lancio, movimento e locazione, non possono lavorare con gli stessi dispositivi dei lanciatori.

 

I Cubs usano un sistema di lettura di lanci che provvede un immediato feedback, a differenza dell’Edgertronic che necessita di più tempo per scaricare i dati. 

 

Il sistema permette di misurare lo spostamento del peso sia sulla gamba posteriore che lo scarico sulla gamba anteriore mentre la mazza attraversa la zona dello strike oltre a controllare la torsione del busto.

 

Queste nuove tecniche permettono a molti battitori di cambiare la tecnica dello swing per battere line drive o cambiare il launch angle per battere fuoricampo che in pratica si traduce in una differenza di angolazione di 20/25 gradi.

 

Anche i Dodgers hanno il loro dispositivo denominato K-Vest che si concentra sullo swing e il corpo su tre piani di movimento: movimento indietro e in avanti, movimento laterale e rotational swing (ved BOTR 12 e 13 marzo 2015; 2 e 4-luglio 2016) fornendo anche informazioni sulla sequenza e velocità dei quattro maggiori elementi della catena cinetica della battuta (bacino, busto, braccio superiore e mani).

 

Il dispositivo aiutò Yasiel Puig a correggere il suo swing che presentava difetti nel colpire palle veloci mentre colpiva duro i lanci più lenti. Fu rilevato che nello sventolare su palle veloci lo swing era più verso il basso causando una entrata troppo anticipata nella zona dello strike. 

Nella foto Jon Lester (Photo by John Antonoff for the Chicago Sun-Times)
Nella foto Jon Lester (Photo by John Antonoff for the Chicago Sun-Times)

Ma come spesso accade vi sono anche giocatori, specie i veterani, che sono ancora legati alla “Old School”. In queste stanze affollate per esempio, non troveremo Jon Lester, non rientra nella sua cultura. Lester ha 36 anni e ha lanciato oltre 2.400 riprese nelle majors. Lester è anche un esempio che ci fa capire come la tecnologia sia in stretta relazione con l’età.

 

I giovani la comprendono di più perché così sono cresciuti ed è tutto ciò che conoscono. E questo non significa che solo perché alla palla si riesce dare una maggiore rotazione e si riesce anche ad eliminare più battitori, così come non significa che solo perché un battitore cambia il suo launch angle riuscirà sempre a battere fuoricampo. Esistono diversi modi di attingere le informazioni e Lester è del parere che resta ancora importante saper studiare l’avversario sul campo. 

 

La forbice generazionale è veramente ciò che fa la differenza. Quando Lester fece il suo debutto nel 2006, Whitley aveva solo otto anni. Ciò che Whitley dovrà affrontare quest’anno nelle majors è molto diverso da quanto ha dovuto affrontare Lester ai suoi tempi, ed è anche diverso di quanto succedeva solo tre anni fa.

 

Quando si ascolta Whitley parlare di tecnologia, allora veramente ti rendi conto di come la tecnologia sta alterando il baseball.

 

Frankie Russo

 

 

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