E' soprattutto un gioco...

di Michele Dodde

A dirla tutta, a noi quassù negli Elysian Field questo ventilato scandalo inerente il “Sign Stealing” ha fatto molto ridere.  E’ la solita combine che, data in mano ai soliti parrucconi, che il baseball lo condizionano stando dietro le scrivanie, è destinata a scombinare il tutto con lo stornare non pochi capitali o invece far restare il tutto come è senza retroattività suscitando però un virginale polverone con la radiazione di qualcuno indesiderato. E’ si, perché prima ci si sposa con la più sofisticata tecnologia al fine di individuare la perfezione della zona dello strike per rendere non più umano il giudizio sui lanci, poi ad incentivare lo studio dei chip da collegare alle basi…e poi quando qualche astuto dirigente sulla stessa scia sviluppa invece come captare a proprio vantaggio il fenomeno del linguaggio segreto tra ricevitore e lanciatore, apriti cielo! E’ un atto illegale! Hanno compromesso il gioco! 

Ma tutti quei parrucconi dediti sempre a dare anima e spolvero ad un regolamento sempre in divenire, hanno mai giocato a baseball? Hanno mai conosciuto lo spirito libero di quel codice del silenzio che nasce nello spogliatoio e che lì deve restare perché se il baseball è una religione, lo spogliatoio è il luogo sacro dove si sviluppa il rito? Non è forse Mike Fiers il giocatore che ha infranto, e non si capisce il perché, il granitico monte di regole mai scritte ma doverosamente sempre osservate?

 

Così gli Astros dall’altare devono essere gettati nella polvere? Ed il manager A.J.Hinch radiato…ma allora quanti dovrebbero seguirlo se è vero, come è vero, che quando uno di noi riusciva a raggiungere salvo la seconda base, la prima sua incombenza era cercare di individuare i segnali che il ricevitore indirizzava a quell’uomo in solitudine che era il lanciatore e trasmetterli al compagno nel box di battuta.

 

E non era il nostro manager a catalogare i segnali da cambiare ad ogni partita? Se il ricevitore chiama una dritta, toccatevi la visiera del berretto – si veniva catechizzati - se invece sarà un ball alto, toccatevi il naso, se vuole una curva, posatevi la mano sul petto, se invece si verificherà una pallina esterna bassa, toccatevi l’orecchio…

Nella foto Sal Maglie (Barber)
Nella foto Sal Maglie (Barber)

Certo quello era uno spionaggio speditivo e popolare e privo di perfezione che però quando veniva scoperto non lasciava uno strascico di risentimento a meno di un significativo particolare…

 

La gara era la quinta della World Series del 1956 tra gli Yankees di New York (American League) e i Brooklyn Dodgers (National League). Sul monte a fronteggiarsi c’erano Don Larsen, che con quella sua partita perfetta stava portando gli Yankees a condurre la serie sul 3-2, e il sanguigno Sal Maglie.

 

Qualcosa capitò e fu notato lì sulla seconda base Frank Cross che si contorceva con studiata meticolosità.

 

Tra noi che eravamo nel dugout, io ero un semplice rookie quell’anno, sorse un calmierato brusio. Fu il nostro Sal a porre fine con attenta riflessione: quando arrivò il successivo turno di Cross ad entrare nel box di battuta. Il nostro lanciatore con amabile calma lanciò consecutivamente due palline con studiata traiettoria che portava le stesse a radere il volto del battitore.

 

Erano stati quelli due lanci attuati nel linguaggio segreto tra noi giocatori, ovvero smettila o al prossimo turno la pallina ti colpirà violentemente… e Sal, capace come era, per sempre ebbe il nikname “il Barbiere”.

 

Dunque niente di nuovo sui diamanti sotto la luce dei riflettori…poiché il baseball, lasciando finalmente fuori la tecnologia, con le sue malizie , con le sue furberie, con la sua generosità, con la sua etica è e resterà sempre e soprattutto un gioco.

 

Michele Dodde

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    eziocardea@hotmail.it (mercoledì, 04 marzo 2020 15:53)

    A proposito di traietorie radenti il volto del battitore, mi ricordo come il grande Giulio Glorioso, che ben memorizzava le qualità (e i difetti) dei battitori avversari, fece uno di quei lanci da "barbiere" ad un nostro compagno che, terrorizzato benché non colpito, nei lanci successivi istintivamente si allontanava dal piatto ancora prima di vedere che si trattava di palla esterna ... andando KO senza girare la mazza in quello ed in ben altri due turni!

  • #2

    Franco ludovisi (lunedì, 09 marzo 2020 20:58)

    E, come nella vignetta, all'epoca si andava in battuta con il solo cappellino in testa! Niente protezioni di sorta; poi più avanti il paraorecchie e basta; poi i caschetti, ma senza paraorecchi. Adesso caschetti, paraorecchie ed anche paradenti, soprattutto nel softball. Ma è giusto così!