· 

La mia America

Charles Fazzino - Baseball Pop Art - Yankees All Star Game
Charles Fazzino - Baseball Pop Art - Yankees All Star Game

di Marcello Perich

Nell’estate del 1969 mi regalai un meraviglioso mese a New York. Avevo saputo di una compagnia aerea che organizzava solo voli charter e faceva tariffe molto abbordabili e avevo cominciato ad organizzarmi. Il volo in se stesso non fu nulla di speciale, se  non che, guardando fuori dal finestrino, in fase di atterraggio,  vidi una specie di cupola grigia che sovrastava la città. Ci misi un po’ a capire che era la normale dose di smog di una metropoli di 9 milioni di abitanti. E quando mi chiesero il motivo del mio soggiorno mi guardai bene dal dire che ero venuto per fare una “scorpacciata” di baseball.  Non avrei voluto che entrassero in scena i ragazzi con la camicia di  forza.

L’albergo era l’Henry Hudson, fra la 57ma ovest e l’8° ed era suddiviso in 1300 stanze; in camera, Jimmy, il facchino mi spiegò come usare la chiusura a scatto di una specie di armadio/guardaroba dove mi consigliava di tenere i miei valori. Gli chiesi se potevo avere un televisore e considerando che era la settimana dell’allunaggio, mi ritenni fortunato di riceverne uno, infatti un’ora dopo arrivò un modesto televisore in bianco e nero.

 

Il bagno fu una goduria, con l’acqua così calda che fui costretto a farne scendere un po’ di fredda; poi, profumato come un neonato, mi diressi verso lo Yankee Stadium.

 

Come ho già detto venne giù un temporale che cancellò la partita e che fece restare male soprattutto Al Downing modesto lanciatore verso la fine della carriera che vide sfuggire la possibilità di far vedere che valeva ancora qualcosa.

Nella foto Mel Stottlemyre
Nella foto Mel Stottlemyre

Intanto avevo fatto il primo passo verso il baseball vero e, consultando il calendario su una delle mie riviste vidi che, il giorno dopo, c’erano i Washington Senators e che il partente per noi era Mel Stottlemyre che, di solito, faceva polpette dei Senatori e la mattina dopo, mentre mi facevo la barba, arrivò Carmen, la cameriera che doveva sistemare la camera e che si accinse alla bisogna con una generosa esposizione di gambe e sorrisi inequivocabili. E così al modico prezzo di 20 dollari, ebbi ancora una volta conferma che la carne è debole.

 

Come previsto Stottlemyre annichilì Washington (5 a 0): complete game.

Prima del “ play ball “ avevo fatto conoscenza con un giovanotto che stava progettando una vacanza in Italia e che mi prese subito come fonte di informazioni. Voleva sapere tutto sulle città più belle e  ci  restò malissimo quando misi Venezia molto giù in classifica.

 

Poi, quando entrò in campo Ted Willliams, allenatore dei Senators, lo convinsi che ero un alieno in visita a New York, perché snocciolai  il fatto che Williams era stato l’ultimo a battere 400 (per l’esattezza 406 nel 1941) e non aveva vinto l’MVP award solo perché DiMaggio aveva battuto valido in 56 partite di seguito.

 

Dopo di che mi guardava in modo strano, ma siccome la cosa mi capita spesso, grazie alla mia memoria disgustosamente capace di assorbire dati a non finire, non ci feci caso  più di tanto. E’ colpa mia se mi ricordo la formazione dei Pittsburgh Pirates del 1960 ?

 

Fuori dallo Stadio c’erano dei gabbiotti simili a delle edicole dove si compravano i biglietti e avevo chiesto “Upper deck, behind the plate” e ci rimasi di stucco quando il bigliettaio mi chiese:“come quello di ieri ?”.

Stavamo parlando di memoria ?

 

Così mi rifocillai con un pezzo di ottima pizza, comperai lo Yankees Yearbook e tornai in albergo, dove mi attendeva un televisore funzionante che mi dava un congruo numero di partite di Major League.

 

Non ero andato a New York per quello? Ma ci pensate?  Ero a Manhattan e avevo di fronte un numero esagerato di partite!

 

In effetti ne vidi 31 in 30 giorni e sarei rimasto anche più a lungo (classico topo nel formaggio) se avessi potuto.

 

Mi ero dimenticato di dire che nella prima partita che avevo visto allo Stadio c’era stato il “bat day” per cui tutti i ragazzini accompagnati ricevevano una mazza da Little League.

 

Avete idea di cosa fanno 30.000 ragazzini con una mazza in mano ? il risultato fu una piramidale mal di testa del quale ho sofferto moltissimi anni e che non gradiva i rumori forti.

 

E, parlando di mal di testa, mi viene in mente di quando andai a pranzo dalla mia amica Teresa Patti, che studiava a Bologna e che mi aveva dato le coordinate per arrivare a casa sua.

Solo che il pranzo somigliava molto ad una scena de “Il Padrino” con almeno 40 parenti e amici che si affollavano intorno alla tavola.

 

Andò a finire che mangiai moltissimo e vuotai anche un paio di bicchieri di vino che, per un astemio convinto come me … perché non è prudente rifiutare qualcosa a casa di siciliani. 

Il risultato finale fu un mal di testa monumentale che mi accompagnò fino alla farmacia vicino all’albergo, dove il farmacista con una veloce occhiata e vedendo che camminavo pianissimo, aveva già preso una boccetta di compresse per il mal di testa.

 

Seguendo pedissequamente le istruzioni andai al bar dell’albergo e buttai giù la compressa con un bicchierone di latte tiepido e non feci in tempo a raggiungere gli ascensori che il mostro era sparito, Il segreto? Funzionava solo contro il mal di testa. Niente torcicollo, mal di schiena o dolori mestruali. Solo mal di testa e, naturalmente conservai le pastiglie miracolose per anni, da usare rigorosamente di fronte a un fabbro ferraio che picchiava contro le tempie.

 

Un pomeriggio ero allo Yankee Stadium (tanto per cambiare) e vidi una scena bellissima: arrivò un uomo con quattro ragazzini evidentemente tutti figli suoi, visto che come dicono a Roma, “gli avevano rubato la faccia” si mise seduto si accese un enorme sigaro (ancora si poteva fumare allo Stadio) e si mise a guardare la partita durante la quale ogni volta che uno dei figli gli tirava la giacca, perché voleva qualcosa, diceva di sì.

 

Avrà speso una fortuna per accontentare i suoi 4 moschettieri, ma era alla partita con loro e se la stava godendo senza pensare ad altro.

 

Probabilmente non sapeva che stava costruendo un bellissimo ricordo per i suoi figli, un posto caldo e luminoso nel quale si sarebbero rifugiati nei momenti meno belli della loro vita adulta. 

 

Ci fu anche un pomeriggio piovoso e decisi di stare in albergo.

 

Sinceramente non mi andava di sorbettarmi il viaggio per non vedere la partita. Non avevo fatto i conti con le distanze di New York per cui accesi il televisore e vidi una bellissima partita.

All’ultimo inning gli Yankees stavano perdendo 2 a 0 contro un lanciatore tostissimo che aveva dato due singoli e una base, ma sull’ultimo inning  i primi due Yankees andarono in base e alla battuta si presentò Bobby Murcer battitore mancino.

 

Come prescritto dal famoso BOOK Il manager degli Angels tirò giù il lanciatore e mise su un mancino: un lancio (dico UN LANCIO!) fuoricampo di Murcer e 3 a 2 per noi.

 

TO BE CONTINUED …

 

Marcello Perich

 

 

Scrivi commento

Commenti: 2
  • #1

    Michele (lunedì, 02 marzo 2020 11:28)

    una storia vera, una testimonianza ad effetto, un ricordo emozionante. Che strani coinvolgimenti sviluppa il baseball. Quando capitò a me, andai a casa dei Mets perchè ero loro ospite. Ma era sempre un grande spettacolo.

  • #2

    giovanni delneri (sabato, 04 aprile 2020 11:51)

    Anche a me capitò (altra gara, altri siculi,ma nessuna cameriera compiacente)