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Il lineup musicale - The Gashouse Gang

The Gashouse Gang
The Gashouse Gang

di Michele Dodde

Sicuramente indossano divise macchiate e sporche. Molte sono anche rattoppate – scriveva il New York Sun nel 1934 – ed anche il loro comportamento desta perplessità. Si figuri che sputano il tabacco e si tolgono la saliva con il dorso delle mani asciugandosele poi sul davanti della casacca. Però non hanno paura di nessuno”. Si, perché in quell’anno i St. Louis Cardinals, soprannominati “Gashouse Gang”, andarono a vincere il primato nella National League inanellando una serie di 95 partite all’attivo e la World Series contro i Detroit Tigers per 4-3 con la settima gara che negli annali andrà a sancire la prima gara vinta per forfeit.

Successe che al Briggs Stadium di Detroit, nella prima parte del sesto inning della gara finale, Joe Medwick dei Cardinals andasse a scivolare scompostamente in terza base colpendo duramente il difensore Marv Owen dei Tigers provocando quasi un feroce parapiglia tra i giocatori.

 

Nella foto Joe Medwick dei Cardinals 1934
Nella foto Joe Medwick dei Cardinals 1934

Quando poi  Medwick nella seconda metà di quell’inning  si diresse ad occupare la sua posizione di esterno sinistro, i tifosi dei Tigers incominciarono a bersagliarlo con frutta, diversi tipi di vegetali e lattine di birra rendendo il prato del diamante impraticabile.

 

A quel punto il Commissario Landis, temendo ulteriori incresciosi prosiegui e l’incolumità dello stesso giocatore, ordinò che il giocatore lasciasse il campo e nel contempo decretò la fine della partita convalidandola a tutti gli effetti. In quell’inning i Cardinals stavano vincendo per 9-0 e tale risultato è rimasto e tramandato come punteggio da registrare per la rinuncia a giocare una gara.

 

 Comunque il loro nickname “Gashouse Gang” divenne proverbiale a causa del loro modo di presentarsi sui diamanti. Infatti le loro uniformi, sporche e puzzolenti, emanavano un certo odore, mal sopportato anche dagli stessi avversari, che tanto si assomigliava  a quello emanato dalle fabbriche che trasformavano il carbone in gas di città.

 

Che poi sia stato lo stesso manager Leo Ernest Durocher a coniarlo negli spogliatoi quando ai suoi giocatori ebbe a dire che “…tanto tutti pensano che siamo solo un Branco di Gashouser…”  lo si lascia alla leggenda. 

Nella foto Johnny Leonard Roosevelt “Pepper” Martin
Nella foto Johnny Leonard Roosevelt “Pepper” Martin

Ma ispirato dalla schiettezza e modi comportamentali di quel branco, dove erano giocatori spiritosi e fortemente autoironici, Johnny Leonard Roosevelt “Pepper” Martin, meglio conosciuto come il “Cavallo selvaggio dell’Osage”, formò nel 1935 un leggendario gruppo musicale, il “Pepper Martin’s Mudcat Band” con alcuni componenti della squadra: Stan Bordagaray, Bell McGee, Ripper Collins, Bob Weiland, Lon Warneke e Doc Weaver.

 

E fu un gruppo musicale che ironicamente e con piacere intratteneva gli spettatori tanto da far dire al manager Frank Francis Frish, il carismatico “The Old Flash”, che “ Se la polizia  ascolta questo gruppo, tu puoi  fare qualsiasi cosa perché lei sarebbe sempre distratta”

 

Al di fuori della stagione agonistica poi il gruppo partecipò anche a programmi di alcune radio tra cui quello seguitissimo “We  , the People” con successi quali “Willie, My Toes Is Sore” e “Arkansas Traveler”.   

“We are the Mudcats /

 

 we’re Pepper’s Mudcat Band /

 

 our lungs are made of leather /

 

 we are birds who play together . /

 

 Don’t you know?”

 

erano soliti iniziare le loro esibizioni. 

Poi, dopo quell’anno, con i vari cambi di casacca, il gruppo si sciolse ma vivo è rimasto il connubio musica e giocatori tanto che con la loro versatilità si riesce a stilare un line up di particolare lignaggio ed accattivante successo.

 

Primo in battuta il virtuoso del Banjo Maurice Mattina Wills, shortstop dei Los Angeles Dodgers.  Most Valuable Player della National League nel 1962, con 104 basi rubate, e per cinque stagioni un All Star, Wills era solito presentarsi con il suo amato strumento e suonarlo solo per orecchie sensibili.

Nella foto Babe Ruth al Sax
Nella foto Babe Ruth al Sax

A seguire Carmen Ronald Fanzone, seconda base dei Chicago Cubs. Fanzone è stato un atleta di utilità versatile e durante la sua carriera ha battuto 0.224 ed ottenuto 94 RBI in 237 partite. Abile suonatore di corno, lasciato il campo di gioco, ha iniziato una pregevole carriera musicale in un complesso jazz ben coadiuvato dalla moglie Sue Raney, quattro volte nominata Grammy Award. In suo onore, con il suo nome è stato chiamato il capitano del dipartimento di polizia di Detroit nella serie televisiva “Transformers Animated”

 

Poi il citato Pepper Martin, terza base dei St. Louis Cardinals, a padroneggiare la chitarra.

 

In quarta battuta non poteva mancare il famoso Babe Ruth, tuttologo dei New York Yankees, accreditato come un buon sassofonista.

 

 

In quinta Charles Richard Maxwell dai mille soprannomi come “Smokey”,“Paw Paw”e “Sunday Punch”. Esterno sinistro dei Detroit Tigers, ha giocato per 15 stagioni nella Major League e per due anni è stato chiamato a far parte degli All Star. Era un eclettico e funambolico  batterista.

 

 

In sesta battuta Robert Daniel Kennedy, esterno destro dei Cleveland Indians. Venditore di popcorn al Comiskey Park a 16 anni, a 19 anni debutterà con i White Sox divenendo il primo adolescente a giocare 150 partite in una stagione. Accreditato come sensibile xilofonista.

Nella foto Joseph Anthony Pepitone (dx) con Stan Musial (sx)
Nella foto Joseph Anthony Pepitone (dx) con Stan Musial (sx)

Dopo viene il turno di Joseph Anthony Pepitone, prima base dei New York Yankees. Vincitore di tre Gold Glove e chiamato per tre volte a giocare nell’All Star Game, il popolare Pepitone è rimasto solo noto per la sua bravura a suonare l’armonica.

 

In ottava posizione Frank Anthony Pytlak, ricevitore dei Cleveland Indians. In possesso di una media battuta di 0.315 in 125 partite, è sempre stato considerato un eccellente ricevitore tanto che il lanciatore Johnny Allen si rifiutava di salire sul monte se non c’era Pytlak in ricezione. Un aneddoto significativo rivela che in un contesto pubblicitario riuscì a prendere senza alcun errore tutte le palline da baseball che venivano lanciate dalla cima della Terminal Tower di Cleveland alta ben 216 metri. Il particolare è che, si dice, le palline viaggiavano alla velocità di 138 miglia orarie.

 

Da ultimo il lanciatore dei Detroit Tigers Dennis Dale McLain. Per 10 stagioni sull’altare della Major League, nel 1968 conquista l’ambita notorietà di aver vinto ben 31 gare durante una stagione, impresa compiuta da soli altri undici lanciatori nel 20° secolo. In possesso di un carattere strafottente e sfacciato ha creato non pochi problemi negli spogliatoi e la sua stessa vita privata è stata macchiata da una condanna per appropriazione indebita. Tuttavia era anche musicalmente un talentuoso suonatore di organo avendo seguito le orme di suo padre.

 

Come si può notare si tratta di un line up eccentrico ma complessivo di un team che avrebbe potuto da par suo offrire, come nel gioco, il meglio che si potesse ascoltare con una musica melodiosa o forse country. Di certo originale.

 

Michele Dodde

 

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Marcella De Rubertis (giovedì, 20 febbraio 2020 17:49)

    Tutto ciò che si ama può diventare musica