Il DH in National League e la canna da pesca

Nella foto Giancarlo Stanton il DH con il contratto più alto (325milioni di dollari in 10 anni)
Nella foto Giancarlo Stanton il DH con il contratto più alto (325milioni di dollari in 10 anni)

di Frankie Russo tratto da MLB.com

Nel marzo del 1892 la National League, allora unica lega professionale, avanzò una proposta per esentare i lanciatori dal dover battere. La proposta fu bocciata con sette voti contro e cinque a favore. Nel febbraio 1906 fu ripresa la discussione ma contro il cambiamento vi furono ancora alcuni importanti punti di contestazione: Lo si riteneva teoricamente sbagliato ed era un principio cardinale del baseball che ogni membro della squadra dovesse andare a battere. Il quotidiano Sporting Life pubblicò un articolo in cui riportava che invece di vietare al lanciatore di battere, la soluzione migliore sarebbe stata di insegnargli a colpire la palla.  

Con questa premessa vogliamo far notare che si discute della regola del Battitore Designato (DH) da oltre un secolo. E’ un passatempo nel passatempo: Per la NL significherebbe che al manager verrebbe tolta la possibilità di applicare la strategia del double switch e non vedremo più un lanciatore di tanto in tanto battere un fuoricampo, o probabilmente qualcuno uscirà con un’altra innovazione. Oggi l’argomento ritorna alla ribalta.

 

Ma perdendoci nel tanto amato dibattito del gioco 9 contro 9 e delle tante lamentele da parte dei tifosi stanchi di vedere il lanciatore andare strike out il 50% delle volte che mette i piedi nel box di battuta, la vera domanda da porci è: Come si è arrivati a questo punto e perché una lega usa il DH e l’altra no?  C’è stato un momento in cui le due parti si sono trovate veramente vicine per introdurre il DH anche nella NL? 

Rube Waddell of the Philadelphia A's. - BL-4019-99 (National Baseball Hall of Fame Library)
Rube Waddell of the Philadelphia A's. - BL-4019-99 (National Baseball Hall of Fame Library)

Per quanto possa sembrare un argomento attuale, come si è potuto costatare, l'idea del DH è in circolazione sin dagli albori del baseball professionale.

 

Agli inizi il compito del lanciatore era molto semplice: Tirare la palla in modo che il battitore la potesse colpire. Gli strike chiamati furono introdotti solo nel 1858 e la regola di tirare da sopra fu introdotta nel 1883.

 

Con il passare del tempo nuove regole furono applicate specie riguardo l’angolazione del braccio di tiro per dare più velocità e movimento alla palla.

 

La pedana del lanciatore fu allontanata passando dai 45 piedi a 60,6 (da mt 13,71 a 18,47 ndt). Da quel momento lo scopo del lanciatore  era quello di eliminare il battitore e la ritrovata responsabilità faceva sì che il battitore divenisse un vero e proprio avversario.

 

All’inizio del secolo scorso, le prestazioni dei lanciatori al piatto divennero talmente carenti rispetto a quelli dei giocatori di posizione che si riprese a parlare dell’introduzione del DH. La regola però rimase invariata ancora per decenni mentre la media battuta dei lanciatori continuava a decrescere drammaticamente e i puristi del gioco rimanevano della convinzione che ogni giocatore in campo doveva essere in grado di produrre sia in difesa che in attacco.

 

A complicare ancora di più le cose, ci fu la dichiarazione di Babe Ruth nel 1918:

“Il lanciatore che mette i piedi nel box di battuta e non è in grado a battere la palla per aiutare la propria squadra a vincere, non merita più della metà del suo salario!” (Facile a dirsi quando ti chiami Babe Ruth). 

Babe Ruth
Babe Ruth

Poi arrivò l’anno del cambiamento.

I punti segnati continuavano a diminuire ma nel 1968 si raggiunse veramente il fondo. La media battuta registrata nell’AL fu un misero 230 e solo 6 battitori nelle majors realizzarono una media oltre 300.

 

Bob Gibson stabilì l’ancora imbattuto record del baseball moderno con un PGL di 1,12.

Bisognava intervenire.

 

E così nel 1969 l’International Triple A League introdusse il DH, subito dopo seguito da 4 altre leghe delle minors.

 

Non fu una sorpresa che aumentarono i punti segnati, ma la MLB aveva ancora dei dubbi se fosse veramente una decisione giusta. L’AL era favorevole anche perché era in ritardo rispetto alla NL sia in termini di punti segnati che numero di spettatori, ma era anche guidata da proprietari più aggressivi, in particolare dal proprietario degli A’s, tale Charlie Finley il quale addirittura una volta assunse Miss USA come bat girl! 

Nella foto Ron Blomberg il primo DH nella storia della MLB
Nella foto Ron Blomberg il primo DH nella storia della MLB

La NL rimase scettica e si dovette raggiungere un compromesso: L’AL avrebbe adottato il DH per un periodo di prova concordato in 3 anni, dopo di che le due leghe si sarebbero riunite per decidere in quale direzione andare.

 

Il 6 aprile 1973, Ron Blomberg degli Yankees conquistò la base su ball contro Luis Tiant dei Red Sox aprendo ufficialmente l’era del DH.

 

Ovviamente in quei tre anni si registrò un aumento nella produzione offensiva e un aumento di spettatori per cui l’AL decise di confermare il DH.

 

Anche se i risultati erano evidenti, la NL rimase sulle sue fino all’agosto 1980 quando finalmente i di loro proprietari decisero di riaffrontare l’argomento. Ma una canna da pesca fece in modo che le cose non andassero come pianificato. 

 

Doveva essere una votazione molto semplice, bastava la maggioranza delle 12 squadre per l’approvazione. Il GM dei Pirates Harding Peterson aveva l’ordine dei suoi superiori di votare in sintonia con i Phillies. A loro volta, il proprietario di questi ultimi, Ruly Carpenter, disse al suo vice presidente Bill Giles di votare a favore del DH. E aveva le sue ragioni. I Phillies avevano all’esterno sinistro Greg Luzinski e nel sistema un emergente giovane prospetto, Keith Moreland, pronto per debuttare nelle majors. Due mazze che avrebbero certamente favorito l’attacco di Philadelphia.

 

In quel fine settimana però, Carpenter decise di andare a pescare convinto che il suo collaboratore avesse la situazione sotto controllo. Ad inizio riunione, le squadre furono informate che la regola sarebbe stata introdotta a cominciare dalla stagione 1982.  Giles era incerto sul da farsi non sapendo se il proprietario fosse stato d’accordo o meno. Inutile ricordare che all’epoca non c’erano i cell phone e quindi fu impossibile mettersi in contatto con Carpenter.  Giles si astenne, così come si astenne Peterson. 

 

Come andò a finire? Cinque voti contro, quattro a favore e tre astensioni, ivi comprese quelle dei Phillies e Pirates, esattamente i due voti mancanti per l’approvazione. Cinque giorni più tardi i Cardinals licenziarono il loro GM John Clairborne, uno dei maggiori sostenitori del cambiamento. Da allora vi sono state ancora discussioni e dibattiti al riguardo, ma mai più la NL ha tenuto una votazione ufficiale.

 

Ndt: Fin qui la storia, ma voci sempre più insistenti dicono che dal 2021 è molto probabile che vedremo il DH anche nei lineup della NL. 

 

Frankie Russo

 

 

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Commenti: 3
  • #1

    Luigi (venerdì, 07 febbraio 2020 14:40)

    È sempre bello conoscere i fatti che hanno portato alle modifiche dei regolamenti. Personalmente non sono amante del DH, e ritengo che per le nostre realtà, ha portato dei problemi. In tante squadre giovanili, i lanciatori sono gli atleti più “ forti”. Lanciano e battono con buonissime medie. Se nel tempo riusciamo a farli crescere bene come lanciatori, quando arrivano nelle prime squadre ( e da noi succede già a 15/16 anni) si scontrano con la situazione di essere molto meno coinvolti. “Ma come, fino a ieri, quando scendevo dalla pedana, andavo in campo come interno/esterno e andavo a battere. Ora se partente gioco 4/5 innings o addirittura faccio il rilievo.... peggio il Closer....”
    Ovviamente sto parlando di mie esperienze, però è una situazione sulla quale rifletto quando un ragazzo è sul confine di continuare o smettere.
    Grazie
    Luigi Casarotto

  • #2

    franco ludovisi (sabato, 08 febbraio 2020 09:06)

    Perfetto! Luigi hai centrato il problema. Se fossimo professionisti, cioè pagati abbondantemente anche se stiamo in panchina tutta la stagione, saremmo degli spettatori che non pagano il biglietto, ma che glielo pagano eccome!
    Ma se sei un appassionato che ti diverti a giocare a pallabase allora evita di fare il lanciatore se hai mire di fare anche carriera, Perfetto l'esempio del closer: pochi lanci, niente battuta, niente presenza in altri ruoli. Ma cosa giochi a fare allora?

  • #3

    Frankie (domenica, 09 febbraio 2020 10:26)

    Argomentazioni più che giuste ma che meritano un maggiore approfondimento. Credo che è necessario fare una netta differenziazione tra il baseball amatoriale/giovanile e quello professionistico o senior. Con riferimento in particolare a questi ultimi e tenuto conto che il lanciatore rappresenta l'80/85% della difesa, per ovvi motivi, chi ricopre tale ruolo è soggetto a particolari attenzioni affinché possa rendere al meglio. Altra nota nel merito riguarda la distinzione tra spettatori e manager della NL. Molti di questi ultimi preferiscono la NL poiché permette maggiori strategie come il double switch, più smorzate, ecc e dove molto spesso il cambio sul monte viene dettato più dalla situazione di gioco che dalla prestazione del lanciatore stesso dovendo dare maggiore consistenza alla fase di attacco in quel momento. Infatti le gare complete dei lanciatori nella NL sono molte ridotte rispetto a quelle dell'AL. Viceversa vi sono gli appassionati che non si divertono a vedere il lanciatore andare kappa il 90% delle volte e preferirebbero l'utilizzo del DH, ivi compreso la MLB che vorrebbe vedere più palle messe in gioco. Per quanto concerne i campionati nostrani giovanili, va precisato che fino alla categoria U15 non è previsto l'utilizzo del DH, che invece diventa facoltativo con la categoria U18. In questo caso l'allenatore ha l'opportunità di inserire il lanciatore nel lineup iniziale oppure inserirlo successivamente al momento della sostituzione dal monte. La scelta del tecnico in questi due casi riveste una importanza fondamentale per il futuro del ragazzo.