· 

Fiamme Oro

Una scena del film Full Metal Jacket
Una scena del film Full Metal Jacket

di Franco Ludovisi

1959 FIAMME D’ORO

Capita un giorno che Giuseppe Di Monopoli, il nostro terza base, appassionatissimo di baseball anche se poliziotto di carriera non si senta troppo bene ed è costretto a chiedermi se posso esentarlo dal fare allenamento. Come allenatore delle Fiamme D’Oro ho questa prerogativa e lo dispenso e Giuseppe, pur non allenandosi, non riesce a stare lontano da noi che giochiamo e resta, in borghese, a bordo campo. 

Come succedeva quasi ogni giorno capita al campo il nostro Tenente, il Tenente Lorenzo Caudullo, persona assai garbata, ben disposta verso di noi “atleti” sia di carriera che “guardie aggiunte”, buono e simpatico, ma pur sempre un Ufficiale di Polizia avezzo al comando o meglio a comandare. 

 

Caudullo nota subito che Di Monopoli non si allena e gli chiede il perché:  “Non mi sento troppo bene, Signor Tenente. Sto un po’ a riposo”- gli risponde Giuseppe senza però far menzione che la dispensa glie l’ho data io. 

 

Caudullo interpreta la cosa come una mancanza di obbedienza della guardia Di Monopoli verso l’allenatore Ludovisi che, sul piano militare, è un semplice ”aggiunto” e non un “effettivo” come Giuseppe. “Poche storie. Vai subito a cambiarti e scendi in campo in divisa! Subito. E’ un ordine!”

 

Giuseppe sparisce mentre l’allenamento continua con un qualche imbarazzo.

 

Ed ecco scendere in campo la guardia/atleta Di Monopoli pronta all’allenamento ed in divisa, come richiesto!

 

Ma la guardia/atleta è in perfetta divisa da…… “ordine pubblico” cioè equipaggiata con cinturone, pistola di ordinanza, elmetto in testa e mitra a tracolla mentre tiene infilato in una mano il guanto da baseball e nell’altra la mazza: le scarpe non sono di “ordinanza”, ma gli spickes da gioco.

 

Una fragorosissima risata che accomuna tutti noi, il Tenente Caudullo e lo stesso Di Monopoli concludono il siparietto di questo episodio.   

1959 IN NAZIONALE

Al termine di un pranzo in nostro onore a Utrecht tutta la squadra, in abito blu da cerimonia, si allontana dal ristorante e si avvia verso una piccola piazza dove al balcone di una palazzina c’è una giovane e bella ragazza:

 

subito ci viene l’idea di farle una serenata ed allora, allineati come per una foto ufficiale, le cantiamo “Arrivederci” la celebre canzone di Bindi che furoreggiava quell’anno e che noi avevamo imparato a cantarla in coro sotto la direzione di Andrea Goldstein Bolocan provetto prima base e corista alpino.

 

La ragazza pareva impazzita di gioia per la imprevista serenata. Entrava e usciva dal balcone in continuazione.

 

La gente ci offriva denaro per la nostra prestazione.

1960 IN NAZIONALE

In Nazionale negli anni 60 si verificò uno strano caso di doping:

Carlo Tagliaboschi chiese di poter consumare vino ai pasti.

 

La risposta venne dal Principe Steno Borghese  Presidente della Federazione che disse che gli risultava che alle Olimpiadi di Roma tutti gli atleti ”fossero usi” consumare Coca Cola ed Aranciata

oltre all’acqua minerale e basta.

 

Carletto nel suo dolce e colorato modo di dire le cose fece presente che lui era abituato a bere mezzo fiasco di vino a pasto e che se adesso non ne aveva neppure un bicchiere sarebbe entrato In ”astinenza”!!

 

Franco Ludovisi

 

 

Scrivi commento

Commenti: 0