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Voglio specchiarmi negli occhi di mio figlio

di Michele Dodde

L’incisiva chiusura dell’articolo di Frankie Russo: “Il prezzo del successo” delinea inequivocabilmente il giusto comportamento che deve avere un coach. E le modalità che egli indica sono sempre quelle eterne del gioco nel rispetto delle regole. Ma quale invece deve essere il comportamento dei genitori, di quei tanti genitori sempre pronti ad oltrepassare la linea purché il figlio possa tendere alla vittoria?. Purtroppo molti sono gli esempi negativi che circolano, pochi quelli da condividere. Per tale motivo ed al fine di stigmatizzare un comportamento da perseguire viene svolta dal 2016 nel Salento, da parte del Club di Lecce del Panathlon International, una efficace campagna divulgativa tra i giovani studenti delle scuole di primo e secondo grado. Ovvero partire dai giovani per “educare” i genitori. E sono sempre incontri di particolare interesse che coinvolgono insegnanti e genitori cui al termine, come memento, viene consegnata la “Carta dei doveri del genitore nello sport”.

E’ un decalogo che già nella scuola di baseball attuata a Matino viene fatta osservare con meticolosità partecipativa rendendo veramente quelle lezioni pratiche un vero gioco. E cita il decalogo:

  1. La scelta della disciplina sportiva spetta ai miei figli in totale autonomia e senza condizionamenti da parte mia.
  2. Mio dovere è verificare che l’attività sportiva sia funzionale alla loro educazione ed alla loro crescita psico-fisica, armonizzando il tempo dello sport con gli impegni scolastici e con una serena vita familiare.
  3. Eviterò ai miei figli, fino all’età di 14 anni, pesanti attività agonistiche, salvo discipline formative, privilegiando lo sport ludico e ricreativo.
  4. Li seguirò con discrezione, con il loro consenso, se servirà ad aiutarli ad avere con lo sport un rapporto equilibrato.
  5. Non chiederò agli allenatori dei miei figli nulla che non sia utile alla loro crescita e commisurato ai loro meriti e potenzialità.
  6. Dirò ai miei figli che per essere bravi sportivi e sentirsi felici nella vita non è necessario diventare dei campioni.
  7. Ricorderò loro che anche le sconfitte aiutano a crescere perché servono per diventare più saggi.
  8. Indicherò loro i valori del Panathlon come fondamento etico per affrontare una corretta esperienza sportiva.
  9. Al loro ritorno a casa non chiederò se abbiano vinto o perso, ma se si sentano migliori. Né chiederò quanti punti abbiano segnato o subito o quanti record abbiano battuto, ma solo se si sono divertiti.
  10. Vorrò sempre specchiarmi nei loro occhi ogni giorno e ritrovare il mio sorriso giovane.

Attraverso questi principi si è certi che, pur lentamente, gli approcci e le mentalità cambieranno con i giovani a praticare lo sport per scelta e volontà. 

E forse la scelta del baseball non sarà solo casuale…  

 

Michele Dodde

 

 

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