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Tre strike e quattro ball - Perché?

di Michele Dodde

Per il neofita che si trova ad assistere ad una partita di baseball per la prima volta appare subito intuitivo che il fulcro centrale del gioco è quello evidenziato presso la pedana della Casa Base  in specie al seguito gestuale e vocale dell’umpire: tre Strike e il battitore è eliminato; quattro Ball ed il battitore ha diritto di acquisire la prima base senza pericolo di essere eliminato. Ma questo è anche il primo rudimentale approccio che un giovane giocatore acquisisce anche quando per la prima volta entra con la mazza da baseball tra le mani nel box di battuta. Tuttavia questa è una semplice sintesi tacitiana poiché il concetto invece va ben oltre il campo da baseball. Quando si iniziò a giocare a baseball non esisteva alcun manuale che specificasse le modalità secondo le quali bisognava sviluppare le azioni che poi dovevano essere giudicate lecite al gioco o illecite da parte del giudice di gara ma esse venivano ideate man mano che il gioco veniva praticato da più squadre e non solo a livello oratoriale.  

Nel 1845 i giovani gaudenti del Knickerbocker Baseball Club con impegno scrissero, manipolando i modi e le finalità già contenute su alcuni libri tra cui “The Boy’s Own Book”, edito nel 1828, e su “The Book of Sports”, stampato nel 1834, venti regole che oggi come primo cimelio sono considerate i principi basilari del gioco del baseball. Come detto queste regole non erano del tutto originali poiché il baseball veniva già praticato in anni precedenti con accorgimenti tramandati per via orale e discussi prima della gara, ma per tale motivo, ed al fine di dirimere qualsiasi controversia, va dato atto ai Knickerbocker la primogenitura dell’idea di ufficializzarle per iscritto. 

Tra le venti regole non vi era uno specifico richiamo a denominare i lanci con i nomi di Ball o Strike per configurare quanto sarebbe avvenuto tra il lanciatore ed il ricevitore ed il giocatore nel box di battuta, ma solo la citazione contenuta nell’articolo 9 dove veniva precisato che “il lanciatore, al fine di far colpire la pallina, deve lanciarla e non tirarla”.

 

Il motivo fondamentale era che, essendo il gioco un gradevole passatempo dove bisognava mostrare le proprie capacità, la pallina doveva essere lanciata in modo che il battitore potesse facilmente batterla in diamante al fine di movimentare il gioco tra i giocatori in difesa e la corsa sulle basi.

 

Anzi, per un certo periodo, erano gli stessi battitori ad invitare il lanciatore a lanciare la pallina dove meglio essi gradivano: alta, bassa, di lato e così via. Non esisteva altresì il concetto della Zona dello Strike e dunque non vi era un limite ai lanci sino a quando la pallina non veniva battuta. Poteva verificarsi però un evento imbarazzante e vergognoso per il battitore che subiva poi gli sberleffi dagli stessi compagni di squadra e dal pubblico, ovvero quando, dopo aver chiesto lui stesso i tipi di lancio, se malauguratamente girava per tre volte la mazza senza colpire la pallina, veniva giudicato eliminato.

 

Questo evento quindi era fortemente temuto e dunque quando un giocatore entrava nel box di battuta, se non era certo di toccare la pallina, non andava a girare la mazza a vanvera sfruttando sapientemente il "senza limite dei lanci e del tempo". Va da sé che questo modo di concepire la vitalità d’inizio per ogni battitore, generava non pochi problemi alla durata della partita e fu così che nel 1858 fu sancito che il battitore avrebbe ricevuto un richiamo verbale se non avesse cercato di battere la pallina su un lancio di facile possibilità. 

E Strike sarebbe stata la parola magica usata per quel richiamo verbale. Se il richiamo non era usato, allora gli altri lanci sancivano lo stesso nome della pallina non battuta: Ball.

 

E sempre alla ricerca della perfezione si scelse il numero quattro, cabalisticamente associato all’immobilismo, per configurare l’eliminazione del battitore anche se al pubblico piaceva più assistere alle eliminazioni durante il gioco sulle basi per confrontare la determinazione della corsa degli attaccanti con la velocità e precisione dei tiri della pallina tra i vari difensori.

 

Dunque per l’eliminazione del battitore gli strike dovevano essere quattro. 

 

Ma anche con l’introduzione di questa nuova regola, la durata della gara rimaneva ancora troppo lunga. Infatti gli smaliziati lanciatori non ci misero molto a realizzare che, non essendo soggetti a nessuna penalità in caso non lanciassero palle battibili,  essi potevano lanciare tante di quelle palline sino a far annoiare il battitore che esasperato cercava di battere ma andava poi a sventolare. Il famoso storico del baseball John Thorn racconta che durante una gara un lanciatore lanciò palle imbattibili per ben 15 minuti al solo scopo di impazientire il battitore, ma era altresì abbastanza frequente che ai battitori venivano lanciate dalle 40 alle 50 palline per ogni turno di battuta.

 

Ancora una volta dunque, sempre al fine di velocizzare il gioco, si decretò una ulteriore regola che sanciva, oltre ai già citati quattro strike per attuare una eliminazione, che nove lanci da classificare Ball per il battitore concedevano allo stesso il diritto di accedere alla prima base senza pericolo di essere eliminato.

 

Tuttavia questo concetto di Base su Ball venne considerato dal pubblico una vigliaccheria e dai giocatori uno scorno. Lo confermò meglio George Wright, una delle prime stelle del baseball durante un’intervista nel 1915 al New York Sun: “In effetti questa regola non soddisfaceva alcuno poiché l’onore del battitore si realizzava esclusivamente se riusciva a battere la pallina, Rappresentava dunque un’onta per il battitore divenire un corridore  solo per via di nove lanci sbagliati. Però era anche vero che non esisteva ancora la regola che sancisse in modo nominalista quale fosse la zona entro cui la pallina doveva essere colpita ma solo quella delineante che la pallina passasse a volo sul piatto di casa base e davanti al corpo del battitore”. 

 

Di conseguenza, durante gli anni settanta del 1800, il rapporto tra battute e Basi su Ball  fu di uno a tre.  Questo principio ed il relativo conteggio rimasero invariati per alcuni anni fino a quando ai lanciatori non venne l’idea che si poteva coinvolgere il battitore a colpire la pallina ma effettuando lanci ad effetto e cioè ad indurli a sbagliare e dunque a sventolare la mazza in modo innocuo.

 

Il risultato?  Ci fu un sensibile calo del gioco offensivo. Se infatti nel 1871 la media segnata  nelle varie gare fu di 10 punti, nel 1876 questa scese al di sotto dei 6. 

Da quell’anno, cambiando anche gli stimoli e gli intendimenti nel condurre agonisticamente una gara e valorizzare la tenuta tecnica dei giocatori, iniziò un lungo ed altalenante periodo di avvicendamenti su vari punti di vista e su diverse regole che durò per tutto il successivo decennio.

 

Così nel 1880 il numero per ottenere la Base su Ball fu portato ad otto, ma nel 1881 si sentenziò anche una ulteriore distanza della pedana del lanciatore da casa base che fu portata dai 45 feet a 50. Successivamente nel 1882 il numero dei ball scese a sette e due anni dopo si ridusse a sei.

 

Ciononostante i responsabili della Commissione preposta a redigere le regole non erano soddisfatti di come il gioco si evolveva e pertanto, sentito i pareri dei proprietari, che desideravano un maggior spettacolo, e degli appassionati, che amavano vedere i loro beniamini attuare le imprese, con sapiente ricerca mentale nel 1887 decisero che ai battitori non era più permesso di chiamare il lancio desiderato ed anzi definirono la visionaria Zona dello Strike, genialità e meraviglia, entro la quale i battitori erano costretti a battere e portato a cinque il numero dei ball. Però fu anche sancito che, per la tenuta delle statistiche ideata da Harry Stevens anni prima, la non gradita  Base su Ball doveva essere considerata una battuta valida.

 

La vecchia modalità dei lanci e la regolarizzata Zona dello Strike mise in evidente difficoltà i lanciatori tanto che la fase offensiva andò a registrare una forte crescita. La media battuta della National League passò da 240 a 269 mentre quella dell’American League da 250 a 273. Ben due carismatici giocatori, Tip O’Neill e Pete Browing, in quel periodo andarono addirittura a realizzare  una media oltre 400. Buon per lo spettacolo perché anche la media dei punti segnati durante le gare salì di nuovo oltre i sei.  

 

L’anno successivo  però, a dare una più lineare interpretazione, la Base su Ball non fu più considerata una battuta valida e finalmente nel 1889  la Commissione trovò quel giusto equilibrio che ancora oggi vige: tra Strike per eliminare il battitore, quattro Ball per concedergli di raggiungere salvo la prima base.

 

Da allora in questi 130 anni molte regole hanno subito sfumature e/o interpretazioni per garantire sempre l’azione lecita da quella illecita ma l’introduzione della regola 3 Strike/ 4 Ball ha un ben significativo valore esoterico, come d’altra parte tutti i numeri che confezionano il gioco. Il numero 3 infatti è quello ritenuto sempre fondamentale per indicare la perfezione del lanciatore mentre il numero 4 sta a simboleggiare la realizzazione di un fine in senso mentale e materiale per il battitore ma è la somma dei due, il 7, che rappresenta la concezione filosofica della totalità ovvero che tende al misticismo riflessivo e spirituale. Questo è il numero inamovibile che da sempre ha fornito un format così radicato che è divenuto inevitabile precluderlo dalla cultura del nostro sport.  

 

Michele Dodde

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Pino (martedì, 14 gennaio 2020 13:37)

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  • #2

    Maurizio (mercoledì, 15 gennaio 2020 10:43)

    Articolo molto gradevole; pur essendo appassionato, non conoscevo tutta questa complessa evoluzione per arrivare alle regole attuali. Molto chiaro ed interessante. Grazie