L'evoluzione del baseball

Nella foto uno swing a vuoto di Giancarlo Stanton (Bereswill/Getty Images)
Nella foto uno swing a vuoto di Giancarlo Stanton (Bereswill/Getty Images)

…e perché molti manager e giocatori nella Hall Of Fame pensano che il baseball stia facendo un passo indietro.

di Frankie Russo tratto da bleacerreport

Prendendo in considerazione una giornata di campionato MLB del mese di agosto 2018 si può notare come  tra gli Astros e Rangers vi siano stati 19 strikeout. In Boston, i Red Sox e Twins hanno sventolato a vuoto sul terzo strike 21 volte. In Detroit, Tigers e Indians sono rimasti al piatto 16 volte pur battendo cinque fuoricampo.  E in Cincinnati Reds e Phillies hanno sventolato a vuoto 14 volte nei primi tre inning finendo la gara con un combinato di 23 strikeout e 14 valide. Sei dei dieci punti segnati sono stati frutto di HR e il partente dei Phillies non ha superato la quinta ripresa mentre i Reds hanno utilizzato cinque rilievi per vincere la gara.

Nella foto il National Baseball Hall of Fame Goose Gossage (Richard Drew/2008 AP)
Nella foto il National Baseball Hall of Fame Goose Gossage (Richard Drew/2008 AP)

“Si potrebbe discutere  tutto il giorno di come il gioco è cambiato, e non in meglio. Ci provo, ma mi resta molto difficile guardare una partita al giorno d'oggi. E’ molto triste vedere tutti i cambiamenti che sono stati apportati negli ultimi anni, troppi cambiamenti” è il pensiero di Goose Gossage.

 

 

“Quando si accorgeranno che le innovazioni non funzionano, allora si cambierà di nuovo e ci si allenerà differentemente. Ma per il momento la strategia è di spedire la palla oltre la recinzione, sono aumentati gli strike out e molti partenti sono limitati a cinque riprese. E’ certamente una strategia non condivisa dai grandi lanciatori del passato” è invece il pensiero di Don Sutton attuale telecronista dei Braves. 

 

 

L’insoddisfazione degli ex giocatori è confermata dai fatti:

  • Almeno per un terzo delle presenze alla battuta la palla non viene messa in gioco, di cui il 31,6% ha come risultato uno strike out, una base su ball o un battitore colpito. 
  • La Media Battuta di 248 è la più bassa dal 1972, l’anno che precedette l’introduzione del DH nell’American League quando la media era 244.
  • Nel mese di aprile,  per la prima volta, si sono verificati più strike out che valide e fino al mese di agosto la media è rimasta tale.
  • Riferito allo stesso mese di agosto, la media combinata di strike out, base su ball e fuoricampo, rapportato a PAB,  è stata del 33,6%. Secondo Elias Sports Bureau, dal 1913 vi sono state solo 6 stagioni in cui si è raggiunto il 30%, e tutte si sono verificate dopo il 2012.  
  • Le giocate difensive negli ultimi due anni hanno raggiunto il minimo storico arrivando al 36,7% per gara scendendo al di sotto del 37% per la prima nella storia. Nonostante oggi abbiamo la possibilità di osservare i migliori atleti in campo, i  numeri del grande Brooks Robinson  sono di poco superiori a quelli di Nolan Arenado e Matt Chapman proprio perché hanno meno opportunità di effettuare delle giocate.
  • Strategie come il batti&corri e tentativi di rubate (anch’esse al minimo dal 1964), sono divenute ormai delle rarità.
  • Il cambiamento delle regole ha eliminato la scivolata aggressiva in seconda e la collisione con il ricevitore a casa base.
  • Molte delle emozioni sono venute meno a seguito dell’introduzione del replay. Si è raggiunto una media di tre ore per gara e la media del replay si aggira sul minuto e mezzo. Non è una coincidenza che la presenza del pubblico ha raggiunto il minimo storico degli ultimi 15 anni. 
Nell'immagine Curt Shilling ha lanciato 83 complete game in carriera
Nell'immagine Curt Shilling ha lanciato 83 complete game in carriera

In poche parole è diventato uno sport noioso che si ripete ogni sera, è diventato tutto prevedibile. 

 

Osservando il box score è difficile leggere che un partente arrivi al sesto inning, e succede anche nell’American League dove si utilizza il DH.

 

Alla fine dell’agosto 2018 vi sono state 24 gare complete nell’AL e 10 nella NL. Andiamo indietro di dieci anni, e possiamo costatare come nel 2008 vi erano state 75 gare complete nell’AL e 61 nella NL.

 

Dieci anni prima ancora? Lanciatori dell’AL hanno completato 141 gare mentre i lanciatori nella NL ne hanno completato 161. 

 

L’utilizzo dello shift difensivo, introdotto a seguito dell’incremento delle analitiche,  ha avuto uno sviluppo molto rapido negli ultimi due anni arrivando al punto che l'ex commissario Rob Manfred stava pensando di eliminare lo shift, di limitare il numero di cambi dei rilievi e ridurre il tempo per la revisione del replay.

 

Questi cambiamenti devono essere studiati più approfonditamente per verificare se stanno facendo del bene o del male al baseball. Si è potuto calcolare che il tempo che trascorre tra una palla messa in gioco e l’altra è ormai di 3 minuti e 45 secondi, tutto il tempo necessario per andare al bagno e tornare senza perdere un’azione. 

 

Fino a 15/20 anni fa se un giocatore andava strike out più di 100 volte difficilmente avrebbe trovato il suo nome nel lineup, ora non fa una piega finire l’anno con 140/150 strikeout. Ora non si parla d’altro che di “launch angle” (ved. BOTR 10/01/18).

 

Sempre riferito all’agosto 2018, la percentuale di punti segnati con HR è stata del 40,2%, e nonostante sia leggermente meno del 42,3 del 2017, essa rappresenta il terzo anno consecutivo in cui la media supera il 40%. Perfino nel 1961, anno in cui ci fu l’entusiasmante duello tra Roger Maris e Mickey Mantle impegnati a infrangere il record dei 60 HR stagionali di Babe Ruth, i fuoricampo rappresentarono il 33,4% dei punti segnati. Fino al 2014, cioè dopo 53 anni, la media era rimasta invariata. 

 

Anche la media di basi rubate è scesa all’1,37%, la più bassa dal 1964 quando era all’1,17%. 

Vincere le partite è un’arte e parte di essa è conoscere quale è il proprio ruolo per contribuire ad aiutare la squadra a vincere. Non tutti hanno le caratteristiche per battere HR” è il parere di Jim Leyland.

Nella foto Ron Gardenhire
Nella foto Ron Gardenhire

In sintonia con Leyland è anche Ron Gardenhire, attuale manager dei Detroit Tigers: 

Se non si mette la palla in gioco le possibilità di arrivare in base sono poche, direi quasi nulle a meno che non ci sia un ricevitore che non sa prendere la palla. Lo scopo principale del gioco è arrivare in base, e questo non cambierà mai nonostante oggi si cerchi di buttare sempre la palla fuori.

 

Non sono tutti dei Joe DiMaggio che ha battuto più fuoricampo che strike out in sette dei 13 anni spesi nelle majors oppure degli Albert Pujols che ha avuto tanto successo grazie alla sua straordinaria conoscenza della zona dello strike. Pujols non è andato mai strike out più di 100 volte in una stagione e nel 2006 ha battuto un massimo in carriera di 49 HR rimanendo al piatto solo 49 volte. Se non si mette la palla in gioco non si può aiutare la propria squadra a vincere. Ma questo concetto è un’anomalia nel gioco moderno.

 

Sempre più spesso si vedono giocatori sventolare per spedire la palla oltre la recinzione.  E’ una questione di soldi, quando si parla di contratto non si prendono più in considerazione gli out produttivi o altri piccoli elementi che aiutano a vincere. E nelle clausole dei contratti si tollera il numero di strike out molto di più rispetto al passato. 

 

Sempre riferito all’agosto 2018, il numero di sventolate a vuoto ha raggiunto la media del 22,1% rispetto alle PAB. Delle 30 squadre, 15 avevano più strike out che valide eppure una di quelle squadre, i Dbacks, era prima in classifica e altre tre erano in corsa per un posto nei playoff (Phillies, Rockies e Yankees). 

 

Pete Rose è molto critico al riguardo:

“Io ho alcune osservazioni da far notare, cose che sono successe negli ultimi anni. Prima di tutto, le dimensioni degli stadi nuovi che stanno costruendo sono ridicole. Non è giusto, è difficile per qualsiasi lanciatore ben figurare in questi stadi. Basti guardare il Camden Yards in Baltimore, gli stadi di Philadelfia, Cincinnati, Houston, Colorado e Arizona. E poi non mi diverto nemmeno più a guardare gli highlights, una volta vedevi delle belle giocate, adesso sono solo HR.”

 

Strike out, velocità dei lanci e gli shift difensivi hanno contribuito in modo decisivo all’abbassamento della media battuta eliminando anche le entusiasmanti rimonte di una volta. Potenza è ormai il fattore che regna  nel mondo del baseball, sia nel box di battuta sia sul monte di lancio. Sono sempre più i lanciatori che raggiungono le 100mph quando solo pochi anni fa non erano in molti. Pochi lanci sono ormai sotto i 93/94mph. E quando non può intervenire la potenza di lancio, subentra lo shift. A questo proposito sono molti i battitori che oggi ne chiedono l’abolizione.

Nell'immagine George Brett
Nell'immagine George Brett

Di diverso avviso invece sono alcuni grandi battitori del passato quali George Brett (Royals) che sostiene che egli contro lo shift avrebbe potuto battere più di 600.

 

Chipper  Jones (Braves), meravigliato del rapporto di strike out rispetto a battute valide, è dello stesso parere di Brett sostenendo che i battitori dovrebbero allenarsi e cambiare mentalità cercando di battere contro lo shift, d’altronde ogni squadra è libera di schierare la difesa come meglio ritiene opportuno.

 

Fa eco Darryl Strawberry (Mets) il quale afferma che se fosse hitting coach, il suo obiettivo sarebbe di insegnare ai suoi di battere in campo opposto. 

 

Ma qui casca l’asino e interviene il dio denaro. Il giocatore che batte valide con una MB sui 300 non prenderà gli stessi soldi di chi batte 270 ma realizza dai 35 ai 40 HR l’anno.  E questo è un dato di fatto.  Infatti, in un’era in cui le sabermetriche hanno influenzato in modo determinante tutte e 30 le società delle majors, non è così facile come sembra. E per quanto non condivisibile può sembrare, sono ormai i numeri che dettano le regole.

 

Mentre per il pubblico è entusiasmante vedere corridori in base, la difesa può dormire sonni tranquilli sapendo che esistono meno rischi di vedere una base rubata o un tentativo di smorzata. E con queste strategie in forte diminuzione, le difese hanno potuto impegnarsi di più a difendersi  con gli shift.  Per difendersi da questa strategia sono sempre più i battitori che  scelgono di spedire la palla oltre la recinzione più che battere palle deboli in campo opposto.  

 

Anche se queste strategie attrassero l’attenzione con il “Moneyball” degli Athletics ad inizio secolo, non fu prima che le nuove analitiche cominciassero a creare campioni in Boston, Chicago e Houston che furono adottate anche dalle altre squadre. 

 

Con esse subentrarono nuove strategie per vincere le gare mescolando la nuova scuola computeristica con la vecchia scuola dello scouting, e fino a quando non si troverà qualcosa di nuovo, questo per il momento sembra essere il percorso strategico.

 

Non è nemmeno una coincidenza che le strategie generate dalla vecchia scuola siano divenute ormai delle mosche bianche. Infatti, uno dei motivi per cui non si applica più il batti&corri è proprio perché troppi battitori ormai sventolano a vuoto. 

 

La vecchia scuola è stata sostituita dalla scienza, e questo ha cambiato anche il modo in cui i manager gestiscono il gioco. Nel 2017 la media di inning lanciati per partenti era di 5,2 rispetto ai 6,00 del 2010 e ciò è da attribuire al fatto che le analitiche prendono in considerazione sia  il numero di lanci sia la convinzione che affrontare per la terza volta il lineup avversario rappresenti un grosso rischio.

 

Come risultato, oltre all’aumento del numero dei rilievi, sono diminuiti i matchup tra lanciatori e battitori che una volta rappresentava uno degli aspetti più affascinanti della partita. I nuovi Verlander e Scherzer sono difficili da trovare.  

 

In un periodo in cui la MLB sta cercando di recuperare il terreno perduto nei confronti della NFL e NBA, il baseball  trasferisce l’attenzione su sconosciuti rilievi che entrano a metà inning.

 

Già sono in molti a ritenere che una gara di baseball dura troppo, e l’incremento di tempo morto conseguenza del continuo cambio di lanciatori certamente non favorisce l’avvicinamento di nuovi appassionati e quindi il divario si allarga.

 

Sempre secondo Jim Leyland il problema inizia già nelle minors dove si coccola un po’ troppo i partenti inculcando loro l’idea che fino a 75 lanci va tutto bene, ma a 76 si possono andare incontro ad infortuni. Non si lancia più contando gli inning a differenza dei grandi del passato come John Smoltz, Glavine e Maddux che erano abituati a lanciare per numero di riprese. Adesso le prestazioni sono gestite quasi esclusivamente dai numeri.

 

Conseguenza di queste limitazioni è che a molti lanciatori sin dalle minors non s’insegna, o non gli si offre l’opportunità di lanciare in situazioni critiche. Si procede al cambio solo in base al numero di lanci. Invece non deve essere così, continua Leyland nel suo pensiero, al lanciatore va insegnato come uscire da situazioni cruciali. Se gli abituiamo a lanciare solo cinque inning, questa mentalità se la porteranno anche nelle majors. E la limitazione non è solo una questione di mentalità, subentra anche la questione di quanto è stato investito su quel determinato giocatore. 

 

Poi quest’anno (2018 ndr) i Rays si son inventati “l’Opener”, cioè uno o due rilievi di esperienza che iniziano la gara diciamo per 2/3 riprese per poi passare la palla al giovane partente al quale viene tolto lo stress di inizio gara che proseguirà per 3/4 riprese. Ma anche per questa strategia sono sorte le contestazioni da parte dei giocatori sostenendo che in questo modo le società vogliono risparmiare sui partenti. 

 

Nel frattempo, mentre si ramifica l’introduzione delle sabermetriche in quasi tutti i settori, ve ne sono alcuni che ne soffrono. L’introduzione del replay è l’innovazione che ha subito più critiche su tutte e che, mentre ha di molto diminuito l’errore umano, ha tolto allo spettatore la passione e divertimento che derivavano dai “faccia a faccia” tra i manager e giudici di gara. Era un divertimento nel divertimento vedere il manager sprintare fuori dal dugout e calciare la terra, prendere le basi e buttarle ovunque capitasse mandando in delirio il pubblico sia che fosse della propria o della squadra avversaria.

 

E’ finito tutto. Il manager aveva allora più voce in capitolo, comandava i giocatori, era assunto per questo motivo, ora non più. Anche le sue decisioni sono diventate meno incisive, si contano i lanci e si cambia lanciatore, si leggono i chart dei battitori e conseguentemente si posizionano i giocatori in campo. 

 

Negli ultimi cinque anni si sono verificati più innovazioni che nei tanti anni precedenti e questo confonde anche i giocatori. Con la porta del bullpen che si apre sempre più spesso e lanciatori che corrono sul campo oltre ai tanti minuti che passano prima di vedere una palla messa in gioco, c’è veramente da chiedersi in che direzione sta andando il baseball. 

 

I personaggi di cui sopra ritengono che i responsabili siano coloro che gestiscono la MLB ma nello stesso tempo sanno pure che il baseball ha resistito alla prova del tempo per più di un secolo, e ora che si trova ad un bivio, essi sono fiduciosi che si possa ancora resistere.

 

La verità è che non sono solo giocatori che vogliono giocare di fronte a un pubblico che si diverte. Mike Hargrove, per molti anni manager nelle majors,  racconta che anni addietro mentre assisteva alla celebrazione per l’introduzione di colleghi nella Hall Of Fame, si vedevano appassionati da ogni parte degli States, dal Canada e anche da altre nazioni. Era il segno tangibile che il baseball era ancora molto amato. Ora pare che anche questo sia finito. 

 

Frankie Russo

 

ndr - L'articolo è uscito il 20 agosto 2018 ma è comunque attuale

 

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Commenti: 1
  • #1

    pino (mercoledì, 27 novembre 2019 14:36)

    Condivido al 100%.