Lo scandalo

di redazione

Nel 1919 i Chicago White Sox perdevano la World Series contro i Cincinnati Reds. Un anno dopo, otto giocatori di quel team verranno espulsi a vita. Perchè? Pietro Striano (Going Home, Ascesa dei Vinti) e Michele Dodde (Baseball on the road), si sono uniti in un saggio a quattro mani, lontano dalle favole cinematografiche. In appendice Filippo Coppola (Baseballmania.eu) e Marco Campanini (MLB Italia/Contopieno),  raccontano di un evento simile avvenuto rispettivamente in Giappone e sulla Costa occidentale degli States.

Qui i due links : DIGITALE  -  CARTACEO

Il progetto vuole essere totalmente gratuito, tuttavia Amazon impone dei costi fissi. Gli autori però si rendono disponibili ad inviare il PDF a coloro che lo desiderano. A tal proposito basta inviare una mail a strianopietro@gmail.com

Acquistando la versione cartacea o digitale tramite Amazon gli autori non guadagnano praticamente nulla (10 centesimi a copia, il resto va tutto ad Amazon), ma la stesura è stata realizzata per far conoscere ai più giovani aspetti ed eventi salienti  della storia del baseball. Questo è solo il primo tassello di un progetto che si vorrebbe continuare ed ovviamente con l'aiuto della comunità baseball.. Condividete il pdf o il libro con più persone possibili poichè il baseball non è solo un gioco ma stile di vita e soprattutto filosofia. Per tutte le informazioni scrivere alla mail di Pietro Striano, che non ha Facebook, e vi risponderà. Buona lettura !

Per gentile concessione degli autori segue la conclusione del saggio di Michele Dodde

Conclusioni

di Michele Dodde

L’onda lunga provocata da questo scandalo sempre si ritrae e si ripresenta pulita o schiumosa ed incessantemente senza sosta perché continuamente si è portati con determinazione a voler capire con la mente e poi a perdonare con il cuore. I risvolti sono rimasti sempre nebulosi e gli interrogativi configurano un insieme che a volte lascia perplessi. Perché il rinomato baseball writer che era Hugh Fullerton, presente al Warner Hotel e testimone di vari ammiccamenti tra giocatori e giocatori e tra giocatori e tristi individui ben noti nel mondo delle scommesse non scrisse il giorno dopo in modo condizionale che la sera precedente aveva avuto una sensazione che un qualcosa di impalpabile stava accadendo in quella hall dell’albergo prima dell’inizio della World Series? Perché la sua penna ha riportato quella sua sensazione solo a World Series conclusa? Perché Comiskey, pur allertato da confidenziali commenti riportati da alcuni suoi uomini di fiducia, non è andato a dare seguito agli stessi verificandone l’autenticità? Perché poi lui stesso, pur considerato nell’ambiente pacatamente avaro, si è assunto l’onere delle spese legali degli otto indagati? Perché il manager Kid Gleason, navigato skipper non di primo pelo, dopo la prima sconfitta della serie non ha avuto un robusto confronto nello spogliatoio in merito alle prestazioni dubbie sul diamante? Perché il ricevitore William Schalk, dall’alto della sua aristocratica supponenza, dopo essere stato incredibile testimone di due inspiegabili errori difensivi nella quarta e sesta gara, dove poi in quest’ultima fu espulso, non licenziò apertamente i dubbi e gli equivoci che gli si erano evidenziati? Perché, con questi dati di fatto, nessuno ha tentato di fermare la World Series con approfondite indagini e quindi eliminare la vitalità del complotto? C’era forse allora in atto una serpeggiante volontà che il tutto accadesse coinvolgendo giocatori illetterati e dunque facilmente manipolabili? Non si sono mai approfonditi questi perché, che sembrano prodromi di oscure macchinazioni ad alto e risolutivo intervento, e che proiettano costantemente ombre e luci su una vicenda che oggettivamente ha infranto il codice etico dello sport. Codice però infranto in un ambiente dove solo il business aveva valore e dove non esistevano regole comportamentali cui assemblare onestà e prestigio. Forse alcuni sono stati coinvolti in perfetta volontà di delinquere, altri attratti solo per incapacità intellettuale, ma dopo cento anni cosa ci resta se non la struggente sequenza del faccione triste di Joe Shoeless, interpretato magistralmente da Ray Liotta nel film “Field of Dreams”, che va a dire: “Se lo costruisci, verrà”.  E’ un poetico rimpianto, ma se si avrà il coraggio di costruire nell’animo la certezza che anche i vinti richiedono umilmente la necessità del rispetto del proprio onore, allora certamente il perdono verrà.

 

Michele Dodde

 

 

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