Washington Nationals - Come si diventa Campioni

di Frankie Russo tratto da totallytigers

Washington DC, oltre ad essere la capitale degli Stati Uniti d’America è diventata anche la capitale dello sport. I Washington Capitals (Hockey sul ghiaccio) vinsero la Stanley Cup nel 2018; I Mystics (Basket femminile) hanno vinto il titolo WNBA e i Nationals hanno appena vinto le World Series. I Nationals sono un’organizzazione che ha potuto contare su un numero innumerevole di giocatori di talento, ma non erano mai riusciti a portare a termine la corsa per il trofeo più ambito. Hanno vinto diversi titoli divisionali, qualche successo nei playoff e niente più. Almeno fino allo scorso mercoledì notte. E qui possiamo citare l’aneddoto di George Santayana: "Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo".

L’attuale società, ex Montreal Expos, si è trasferita a Washington nel 2005. In questi 15 anni sono arrivati 4 volte primi nella NL East, hanno giocato in 5 division series e hanno vinto una World Series. Gli ultimi 8 sono stati quelli in cui hanno ottenuto i maggiori successi.  Il punto di partenza ha coinciso con i grandi cambiamenti che hanno effettuato. Circa 10 anni orsono, l’ex proprietario Stan Kasten fu costretto a lasciare e il GM Jim Bowden si licenziò poiché indagato dal FBI. A lui subentrò Mike Rizzo che portò con sé la sua mentalità vincente.

Nella foto Mike Rizzo
Nella foto Mike Rizzo

In 11 anni Rizzo non ha mai avuto problemi a licenziare un manager se non vedeva i risultati che lui si aspettava.

 

Anche il nuovo proprietario, Ted Lerner ha provveduto a sostituire il personale in alcuni settori chiave. Cinque cambi di manager in 11 anni, nessuno dei quali è durato più di 2 anni. Addirittura 2 di essi sono stati licenziati nonostante la conquista del titolo divisionale ed essere stati nominati Manager dell’Anno. Eccessiva inflessibilità? Forse. 

 

Il nuovo esecutivo era convinto che si poteva fare di più con tutto il talento a disposizione. Finalmente sono riusciti a trovare il giusto manager in Dave Martinez  che aveva militato nello staff dei Tampa Bay Rays con Joe Maddon e che lo ha seguito a Chicago con i Cubs. 

 

L’unico problema era l’urgenza, la squadra stava invecchiando e per i migliori giocatori si avvicinava il tempo per divenire free agent, quindi tutto doveva essere fatto in fretta.

 

Le squadre audaci che non si accontentano del poco tendono ad essere quelle vincenti. Il motto - La fortuna aiuta gli audaci  - è sempre attuale. I Nationals non hanno avuto paura di effettuare grossi cambiamenti, non solo nella dirigenza, ma anche negli altri settori.

 

Alcuni anni orsono, a seguito dei molti infortuni, i Nationals non si classificarono per i playoff. La società licenziò l’intero staff medico, massaggiatori, ecc., dopo di che assunse un esperto internazionale per ristrutturare la società. Pare che la scelta abbia prodotto i suoi frutti! Non fu facile procedere ai tanti cambiamenti, specialmente quando si trattava dei manager, ma la dirigenza era consapevole che era la cosa giusta da fare e non si tirò indietro.

Nella foto Stephen Strasburg (Matt Slocum/Associated Press)
Nella foto Stephen Strasburg (Matt Slocum/Associated Press)

Quando i Nats erano ancora in corsa per guadagnare un posto per i playoff, la società decise di togliere Stephen Strasburg dal roster allo scopo di proteggere il suo futuro. Questa decisione fu molto contestata dai tifosi, ma nel lungo termine ha pagato i dividendi. Strasburg è stato nominato MVP delle World Series 2019. 

 

Un’altra mossa coraggiosa fu presa lo scorso anno quando lasciarono andare Bryce Harper, e indovinate chi è rimasto a casa a guardare le finali. 

 

Questa decisone porta a domandarci se è meglio avere in squadra una superstella da milioni di dollari l’anno, o se è preferibile investire in giocatori che hanno delle performance costanti?  La storia ci indica che giocatori che hanno le statistiche come quelle di Harper non portano nessun vantaggio quando si tratta di vincere le World Series. 

Nella foto Bryce Harper lo scorso anno con la casacca dei Nati (G FIUME / GETTY IMAGES)
Nella foto Bryce Harper lo scorso anno con la casacca dei Nati (G FIUME / GETTY IMAGES)

A questo punto vorrei aprire una parentesi per confermare come il baseball sia diverso dagli altri sport e dove il singolo campione non ti porta a vincere un titolo mondiale. La storia ne è piena, e cito alcuni esempi:

 

Nel calcio: Pelè per il suo Santos e la nazionale carioca, Maradona ha portato due scudetti a Napoli, Beckenbauer con la Germania, Di Stefano con il Real Madrid, Messi con il Barcellona, Platini e Del Piero con la Juve, Rivera con il Milan, Falcao con la Roma, Suarez con l’Inter. Nel basket: Magic Johnson con i Lakers, Michael Jordan con i Bulls, Isaiah Thomas con i Pistons, Larry Bird con i Celtics, Mike D’Antoni con l’Olimpia Milano e Dino Meneghin con l’Ignis Varese.

 

Nel football americano: Joe Montana con i 49ers, Tom Brady con i NE Patriots, Troy Aikman con i Dallas Cowboys, Dan Marino con i Miami Dolphins. 

 

Al contrario, nel baseball ognuna delle 30 squadre ha almeno un giocatore che ha fatto la storia della franchigia ma non è arrivato mai a mettersi l’anello tanto ambito. Mi limito a citare i più noti: Roy Halladay – Blue Jays, Evan Longoria – TB Rays, Ted Williams il più grande battitore di tutti i tempi – Red Sox, Ty Cobb il più grande giocatore completo di sempre – Tigers, Rod Carew – Twins, Mike Trout – LA Angels, Jeff Bagwell – Astros, Ken Griffey Jr – Mariners, Adrian Beltre – Rangers, Giancarlo Stanton – Marlins – David Wright – Mets, Ernie Banks – Cubs, Barry Bonds detentore del maggior numero di HR nelle majors – Pirates, Joey Votto – Reds, Paul Goldschmidt – Dbacks, Clayton Kershaw - LA Dodgers, Tony Gwynn il più grande battitore di contatto - Padres, Todd Helton – Rockies e di nuovo Barry Bonds – SF Giants.

 

Tutti questi giocatori hanno fatto e continuano a fare la storia della loro franchigia, sono stati eletti e/o saranno eletti nella HOF, eppure per loro la conquista delle World Series è rimasto un sogno nel cassetto. 

Nella foto Max Scherzer (AP PHOTO/ALEX BRANDON)
Nella foto Max Scherzer (AP PHOTO/ALEX BRANDON)

Ritorniamo ai Nationals. Parole disperse nella nebbia riportano che la partenza di Harper abbia portato maggiore tranquillità negli spogliatoi.

 

Molti invece erano i pettegolezzi lo scorso anno circa il malumore che regnava tra i giocatori e l’assenza di armonia tra di loro. Adesso è vero il contrario, non si rimpiange la sua partenza e molte cose sono cambiate in positivo.

 

Molti giocatori sono saliti in cattedra tra cui Max Scherzer che è diventato un leader, specialmente dopo che la squadra si è ripresa da un deludente inizio di stagione. Le prestazioni erano così deludenti che si parlava di procedere alla vendita dei giocatori più quotati. Ricordiamo che il record dopo 50 partite era 19-31. 

 

A proposito di Scherzer. L’asso di Washington è stato visto in una veste completamente diversa da quella vista nei playoff del 2014 quando militava con i Tigers. All’epoca dell’ALDS dello stresso anno, si vociferava che Max chiese di essere sostituito perché non era in grado di continuare, gli mancavano le forze anche se agli occhi di molti stesse lanciando ancora efficacemente. In vantaggio di 3 punti, Max fu sostituito, David Ortiz colpì un grand slam, il resto è storia. Ovviamente le critiche lo investirono come un uragano.

 

Questo è lo stesso Max Scherzer che ha insistito per lanciare in Gara 7 nonostante dolori alla cervicale e alla schiena che gli avevano evitato addirittura di alzare il braccio solo 3 giorni prima. Lo stesso uomo che si è dovuto buttare a terra per potersi alzare dal letto. Lo stesso uomo che non poteva nemmeno vestirsi da solo. La sua faticosa e impegnativa prestazione passerà alla storia. 

 

Vanno presi in considerazione altri due importanti fattori. Il prolungato riposo tra le NLCS e le WS, e il bullpen. Altre squadre hanno utilizzato questi elementi come scuse per giustificare il loro fallimento.

 

Il bullpen dei Nats era considerato dagli esperti uno dei peggiori nella storia dei playoff. Invece sono stati i giocatori stessi a dichiarare che il loro successo è stato frutto della prestazione dell’intero staff.  Non c’è stato nessuno che ha dovuto caricarsi la squadra sulle spalle; hanno vinto avendo l’età media più alta nelle majors e applicando la strategia più convenzionale del baseball tradizionale: Affidandosi ai lanciatori partenti anziché al bullpen. 

 

Il lungo riposo e la debolezza del bullpen sono fattori che altre squadre hanno  utilizzato come scusa per giustificare le sconfitte, al contrario, i Nationals hanno saputo trasformarli nei loro punti di forza, e con orgoglio possono gustarsi il meritatissimo trofeo. 

 

Frankie Russo

 

Scrivi commento

Commenti: 0