Nationals vs Astros; Old School vs New School

Nella foto il GM dei Nationals Mike Rizzo
Nella foto il GM dei Nationals Mike Rizzo

di Frankie Russo tratto da usatoday.com

Mentre oggi non si fa altro che parlare delle analitiche avanzate,  c’è ancora chi crede fermamente nel metodo “Old School”. E come non dar ragione al GM Mike Rizzo che con questa  convinzione ha portato i suoi Nationals alla finale delle World Series.   Nella dirigenza dei Washington Nationals non esiste un solo membro con una laurea conseguita in uno dei migliori college americani. I Nationals sono una società che investe il più possibile nello scouting e nel reparto giocatori. Nel gruppo degli scout vi sono almeno 10 membri che hanno più di 60 anni, ivi compreso due che erano in vita quando fu giocata l’ultima gara delle WS in Washington nel 1933. I Nats sono in vantaggio per 2-1 contro gli Houston Astros dimostrando che è ancora valido il vecchio metodo che tratta i giocatori come esseri umani invece che in base alle attività e valorizza le loro esperienze.

I loro  scout vanno allo stadio a osservare le prestazioni dei giocatori con i propri occhi al posto di stare a casa compilando il rapporto solo in base ai numeri. E’ una controtendenza che lascia riflettere molti addetti al lavoro.

 

I Nationals saranno forse gli ultimi, ma hanno uno staff composto da sei ex responsabili dello scouting, quattro ex manager, due ex GM e ogni membro dello staff degli scout ha avuto esperienze nelle majors. Gli scout sono stati sguinzagliati su tutti i campi dove si giocavano le gare dei playoff, due per ogni gara arrivando addirittura a cinque nelle ALCS.

 

Al contrario, gli Astros non hanno nemmeno uno scout professionista e non si sono curati di mandare nessuno ad osservare i Nationals durante i playoff. 

 

Gli Astros utilizzano il computer  per sviluppare le loro formule, i Nationals utilizzano l’uomo, non si son fatti intrappolare dalle sabermetriche e Statcast. Essi osservano, si riuniscono intorno ad un tavolo, e tra una sigaretta e l’altra prendono le loro decisioni.

 

E’ un ritorno al passato, e questo ci ricorda che il baseball è pur sempre praticato da umani, giocato da giocatori e dove la cultura dello spogliatoio è tuttora un ambiente indispensabile per il successo. Nessuna meraviglia, quindi, se gli scout ancora in circolazione hanno tifato tutti per la squadra di Washington.  

I Nationals non sarebbero arrivati alle WS senza giocatori come Anthony Rondon e Juan Soto che ha appena compiuto il suo 21° compleanno.

 

E non ci sarebbero arrivati senza il 36enne Howie Kendrick e il 32enne “panchinaro” Gerardo Parra.

 

I Nationals stanno dimostrando che l’Old School è ancora un metodo valido, un metodo che hanno utilizzato per gli ultimi 5 anni e sono convinti che se ha funzionato per 150 anni, può funzionare ancora oggi.

 

Il motto degli scout è lapidario: Coloro che sanno, valutano.  Coloro che non sanno, misurano.

 

Finché nel dugout circolano persone, è bene sapere che vi sono elementi come la passione, cuore ed altro che può valorizzare una persona, e che non sono solo i numeri a misurare le capacità degli individui. 

 

IL GM Mike Rizzo ne è totalmente convinto che questa sia la strada giusta se è vero che si circonda di persone che hanno calpestato il diamante per decenni come Jack McKeon (88) che ha vinto le WS con i Marlins nel 2003; suo padre Phil Rizzo (89) ex scout; Bob Boone 4 volte eletto per l’ASG e 7 volte Gold Glove come ricevitore; e in ultimo il CY winner Pete Vuckovich. Intorno a questo gruppo siedono altri otto scout.

 

Però è bene far notare che comunque non si trascurano completamente i numeri e che i Nationals posseggono anche un programma di analisi sopranominato “Il Pentagono”. 

 

E’ ovvio che nell’ambiente su Rizzo e Luhnow, GM degli Astros,  circolano giudizi contrastanti: il primo è molto amato mentre il secondo è detestato per la sua avversità verso gli scout.

 

A Rizzo piace essere circondato dai suoi collaboratori dai quali vuole avere informazioni precise e principalmente da essi pretende che rispondano a telefono, messaggi e chat non sono le vie di comunicazione da lui preferite.

 

A nessuno viene vietato l’uso delle statistiche, ma l’ultimo obiettivo è avere gente che sa vincere e che sa creare il giusto ambiente per vincere. Rizzo stesso non trascura le analitiche ma è abbastanza intelligente da saper valutare la passione, fidarsi di ciò che vede e credere nelle persone che fanno parte del suo entourage.  

 

E Rizzo, così come è tradizionalista per quanto concerne l’Old School per lo scouting, così è anche tradizionalista per quanto concerne la superstizione che è ben radicata nel mondo del baseball. Prima che iniziassero le WS ha preteso che i suoi scout venissero allo stadio ben vestiti, giacca e cravatta. E’ logico che gli scout si son adeguati anche se tra di essi c’è stato qualcuno che in Gara 1 appariva con una felpa rossa.

 

Era proprio Rizzo:

Hey, la sto usando da quando abbiamo cominciato a vincere, mi dispiace ma non posso cambiare proprio ora”.

 

Frankie Russo

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    leo marchi (domenica, 27 ottobre 2019 06:13)

    Sono sei anni che mio figlio Max è statistico per i Cleveland Indians e più volte ho chiesto come sono i loro rapporti con gli scout. "Ottimi" è sempre stata la sua risposta "Ci confrontiamo spesso durante la stagione e nella stragrande maggioranza dei casi i nostri lavori coincidono con i loro". Vorrei ricordare a chi segue il baseball da molti anni che il "capo" degli scout degli Indians è quel John Mirabelli che per due stagioni, 1983 e 1984 ha militato nella Fortitudo Bologna.