Eventi salienti di una storia infinita # 16

di Michele Dodde

Nel 1898 sono ancora  i burocrati della  “Rules Committee” ad evidenziarsi poichè durante accese discussioni e semplificazioni del gioco andarono a limare e smussare di fatto tutte le svariate, eclettiche e clownesche esibizioni dei vari frombolieri, che dal monte di lancio facevano divertire non poco gli spettatori, introducendo un rigido protocollo che doveva osservare quel giocatore che, a contatto della pedana di lancio, di fatto diventava il motore vivo della partita, ovvero il lanciatore. Infatti egli all’ombra delle nuove disposizioni sarà costretto ad operare dal monte di lancio con precise modalità inerenti sia la posizione di caricamento sia la posizione fissa e non potrà più nell’atto dei suoi naturali movimenti consequenziali commettere atti illeciti pena la sanzione negativa nominata “Balk”.

Seguirono aperte controversie ed ironici apprezzamenti al varo di questa nuova regola che secondo gli esegeti del gioco antico andava a cancellare astuzie e sottigliezze di quei tanti giocatori che salendo lì sul monte andavano ad abbracciare pienamente la loro solitudine.

 

Ma ai parrucconi da scrivania l’interesse era quello di uniformare stile e tecnica dei vari lanciatori, a meno delle loro oggettive potenzialità, oltre a delineare apparentemente solo la linearità e la completezza dei vari ruoli demandando poi agli umpire, sempre angeli o demoni di una direzione di gara, il giudizio interpretativo se si verificassero violazioni o meno nella completa configurazione.

Ty Cobb
Ty Cobb

Tuttavia con il giudizio di poi è da evidenziare come la moderna regola del Balk andava a chiudere la porta alla fantasiosa epoca pionieristica andando ad aprire però l’uscio ad un baseball le cui regole codificate sarebbero sempre state alla portata di tutti gli appassionati.

 

L’introduzione della “Balk Rule” inoltre fece cambiare drasticamente anche il giudizio inerente il concetto della base rubata rendendo per sempre impossibile un confronto tra Ty Cobb, Lou Brock e Rickey Henderson con Harry Stovey, Billy Hamilton ed ancora con gli altri primi osannati “ladri di basi”.  

 

Nel 1899 sono i “Cleveland Spiders” a centrare l’interesse della cronaca. Prima franchigia della Major League ad organizzare un tour dimostrativo promuovendo incontri per festeggiare il 4 Luglio, il Giorno dell’Indipendenza, si trovò ad affrontare il campionato con un roster di mediocri giocatori in quanto i migliori furono trasferiti scegliendo di andare a giocare con le casacche del St. Louis.

 

In quell’anno gli Spiders realizzarono il triste primato in Major League di vincere solo 20 gare su 154 partite giocate.

 

Nella foto la squadra dei Cincinnati Reds che dopo essere stata espulsa dalla National League fu ammessa all'American Association e fu sarcasticamente nominata "Beer and Whiskey League"
Nella foto la squadra dei Cincinnati Reds che dopo essere stata espulsa dalla National League fu ammessa all'American Association e fu sarcasticamente nominata "Beer and Whiskey League"

 

Così mentre il tramonto del 19esimo secolo chiudeva un’epoca in cui il baseball per sua indole filosofica era entrato prepotentemente nel cuore degli statunitensi sino a ritagliarsi un angolo del loro vivere comune, l’alba del 20esimo secolo, azzerate vicende e diatribe, vide finalmente le diverse franchigie andare a strutturare in modo definitivo due organizzazioni a carattere nazionale, la National League e l’American League il cui fine ultimo, dopo aver approvato le linee guida con lo stesso regolamento, diventò quello di contribuire entrambe alla divulgazione ed allo sviluppo tecnico del gioco ed a uniformare le diverse attrezzature sui vari diamanti ad iniziare dal piatto di casa base: l’antico testimone a forma di diamante venne definitivamente sostituito dalla realizzazione di una base a forma di pentagono. 

 

Era il significativo indizio dell’apertura ad una nuova era che si stava presentando foriera di globale interesse, indimenticabili spettacoli e facoltoso business . 

 

Ma all’ombra lunga di quella fine d’epoca pionieristica la cronaca minuta e singolarmente  asciutta per la sua scelta rimanda alla memoria le gesta di quattro franchigie divenute pietre miliari: nel 1882 gli onori andarono ai “Cincinnati Reds” che, espulsi dalla National League dopo il 1880 per aver scelto sia di giocare di domenica sia di vendere liberamente birra all’interno del loro stadio, furono accettati sotto le ali dell’American Association ed in quell’anno, sotto la guida di Pop Snyder, su 80 gare ne vinsero 55 e perse 25 con il seguente line up: Dan Stearns (prima base), Bid McPhee (seconda base), Chick Fulmer (interbase), Hick Carpenter (terza base), Harry Wheeler (esterno destro), Jimmy Macullar (esterno centro), Joe Sommer (esterno sinistro), Pop Snyder (ricevitore), Will White (Lanciatore).

Nella foto i Providence Grays del 1884
Nella foto i Providence Grays del 1884

Nel 1884 furono i “Providence Grays” a meravigliare gli appassionati per via dei veloci lanci di Charlie Sweeney e dello scorbutico carattere dell’altro lanciatore Hoss Radbourn che, nell’ambito della Union Association, andarono però a vincere ben 84 gare su 112 partite disputate.

 

Con il manager Frank Bancroft scendevano in diamante Joe Start (prima base), Jack Farrel (seconda base), Arthur Irwin (interbase), Jerry Denny (terza base), Paul Radford (esterno centro), Paul Hines (esterno centro), Cliff Carroll (esterno sinistro), Barney Gilligan (ricevitore), Charlie Sweeney (lanciatore), Hoss Radbourn (lanciatore).

 

Nel 1894 fu la volta dei “Philadelphia Phillies” a caldeggiare un primato di 71 partite vinte su un totale di 128 gare disputate ma il loro maggior credito è stato quello di aver lasciato nella polvere le franchigie di Boston, New York e Baltimore che pure avevano come skipper rispettivamente Frank Selee, Monte Ward e Ned Hanlon oggettivamente riconosciuti come i migliori interpreti del gioco.

 

Molto merito dunque va accreditato al manager Arthur Irwin per aver saputo bene utilizzare i suoi tre lanciatori Jack Taylor, Kid Carsey e Gus Weyhing ed amalgamare al meglio i giocatori Jack Boyle (prima base), Bill Hallman (seconda base), Joe Sullivan (interbase), Lave Cross (terza base), Sam Thompson (esterno destro), Billy Hamilton (esterno centro, Ed Delahanty (esterno sinistro) e Jack Clements (ricevitore).

 

Infine accadde, come innanzi accennato, che nel 1899 la franchigia dei “Cleveland Spiders”, suo malgrado, acquisisse il negativo trofeo come la peggiore squadra nella storia del baseball. Successe che gli Spiders, considerati da sempre membri di uno dei migliori club della National League, fossero completamente disarticolati all’inizio della stagione agonistica di quell’anno dagli stessi proprietari, i fratelli Robinson, che avendo acquistato la squadra di St. Louis, trasferissero in questa nuova franchigia i migliori giocatori. 

 

Così non rimasero a Cleveland che riserve e poco più e nonostante l’apporto dei due manager Lave Cross e Joe Quinn gli Spiders  con le sole 20 partite vinte su 154 giocate virtualmente furono posti alla berlina senza se e senza ma. E la cronaca di allora non mancò di gioire anche ironicamente nel rimarcare e mandare alla memoria i loro nomi: Tommy Tucker (prima base), Joe Quinn (seconda base), Harry Lockhead (interbase), Suter Sullivan (terza base), Sport McAllister (esterno destro),Tommy Dowd (esterno centro), Dick Harley (esterno sinistro, Joe Sugden (ricevitori) ed i lanciatori Jim Hughey, Charlie Knepper, Frank Bates , Crazy Schmit. Ed anche questo era baseball. 

 

E la storia infinita continua…

 

Michele Dodde

 

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