Tecnologia: di male in peggio

di Frankie Russo tratto daTotallytigers

Tanto per rimanere in tema di tecnologia, è arrivato il momento in cui anche i giudici di gara alzano la voce perché sta diventando sempre più palese che a breve il ruolo dell’arbitro di casa base sarà una specie estinta. Mentre assistiamo inermi al cambiamento repentino del baseball, niente più della zona dello strike, controllata elettronicamente, rappresenterà uno degli elementi più innovativi di sempre.  Lavori in corso sono già in atto nelle minors ed è un pallino fisso del commissario Rob Manfred.  Il cambiamento  sarebbe una mossa drastica per il gioco e l'elemento umano subirebbe un colpo tremendo per la sua centralità. Alla base di tutto un motivo c’è: Se gli arbitri vogliono mettersi ad essere i protagonisti e vogliono fare sempre più parte dell’azione, questo atteggiamento può solo accelerare i tempi del mutamento. 

Ball e strike, per regolamento, non possono essere contestati a rischio che giocatori e manager siano espulsi. Ma spesso l’espulsione viene in tempi troppo rapidi lasciandoci a chiedere perché alcuni arbitri sono così veloci nel puntare il dito. Alcuni sembrano essere fieri di avere una tale influenza sul gioco, reagendo eccessivamente rapidi a qualsiasi reclamo, indipendentemente dalla gravità. 

 

Sempre più spesso gli arbitri vogliono occupare uno spazio che non gli appartiene. Il gioco è riservato ai giocatori e se l’arbitro vuole far parte dell’azione, beh allora la tecnologia avrà sempre una più ampia ramificazione. La tecnologia non discute. La tecnologia non espelle. La teconologia non ha un proprio ego.

L’eventualità dell’introduzione della zona elettronica prese piede quando si cominciò a vedere in televisione il rettangolo della zona dello strike.

 

Avrà sicuramente reso nervosi gli arbitri perché ogni volta che la chiamata non corrispondeva a quella elettronica, si dava per scontato che era il giudizio del giudice di gara quello sbagliato.

 

L’elemento umano è stato un fattore che ha sempre attratto i veri appassionati del baseball  e il replay ha avuto un ruolo determinante nell’appassire il loro coinvolgimento.  Qualsiasi palla messa in gioco può essere oggetto di replay con la conseguenza che all’arbitro è come se gli venisse chiesto di mettersi da parte. E sapete cos’altro ci ha portato via il replay? Esatto, le contestazioni!

 

Prima di tutto non si può contestare il giudizio del replay e si è tolto di scena i battibecchi tra manager e arbitri che sono sempre stati fonte di intrighi ed esaltazione. E se ora aggiungiamo al replay anche la zona elettronica, ai manager non resta che entrare nel dugout in pantofole poiché null’altro hanno da fare sul campo.

 

Emozioni e adrenalina fanno parte del gioco e quando il manager esce dal dugout l’intero stadio si rianima e si risveglia. A volte lo scopo del manager è semplicemente di mandare un messaggio alla sua squadra: “Guardate sono qui a difendervi  perché voglio che siate trattati nel modo giusto.” Con la  squadra  giù di morale causa un risultato pesante, l’ingresso del manager in campo, calciando la terra, buttando il cappello a terra,  posizionandosi faccia a faccia con l’arbitro, è uno spettacolo nello spettacolo. Ma è anche un fattore stimolante.

 

E cosa succede quando il manager è espulso? I tifosi lo applaudono, si divertono, si esaltano! All’improvviso nello stadio torna l’entusiasmo e i tifosi che non erano coinvolti tornano di nuovo a concentrarsi sulla partita. 

Una delle ultime esibizioni che si ricordano fu quella di Brad Ausmus dei Tigers quando, stanco delle chiamate a casa base, ebbe un dibattito con l’arbitro e prima di lasciare il campo si tolse la sudorina e coprì il piatto come per dire: Se non riesci a vedere gli strike allora non ti serve nemmeno il piatto! Fu uno spettacolo, se studiato o se fu una reazione improvvisata non è dato a sapersi, ciò che si sa è che Ausmus ricevette un’ovazione che mai prima aveva ricevuto dal pubblico di Detroit.

 

Ecco, questo è ciò che si sta eliminando dal gioco del baseball, queste sceneggiate risvegliano l’interesse del pubblico, fanno nascere discussioni. 

 

Aggiungere al replay la zona elettronica potrebbe significare l’inizio della fine dello spettacolo del baseball. Vi sono elementi che non si possono eliminare dal gioco, sono azioni di cui si discute tra un lancio e l’altro, tra un inning e l’altro.

 

Contestare apertamente l’operato dell’arbitro da parte del manager aveva spesso scopi nascosti, come proteggere i giocatori, motivarli e cercare di trarne vantaggio. 

 

La tecnologia senz’altro assicura il corretto svolgimento della gara riducendo al minimo gli errori umani, ma ciò che veramente preoccupa è che potrebbe rendere il baseball dormiente. 

 

Frankie Russo

 

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