Matino, Salento, Iowa

Il Campo di Matino in una partita dell'European Cup del 2009
Il Campo di Matino in una partita dell'European Cup del 2009

di Michele Dodde

Nel mio virtuale archivio dove è sovrana la ricerca di aneddoti, storia e racconti inerenti l’infinito fantasioso mondo del baseball e del softball ho rinvenuto una testimonianza che ad ampio respiro delinea momenti di particolare interesse. E’ quella di un genitore che in vacanza presso il mar di cobalto della Marina di Mancaversa si trova ad essere un giorno coinvolto in una inaspettata ma piacevole vicenda. Nel suo dire il romano Fabrizio Mastropietro rivive semplicemente con rigore analitico un episodio saliente con la cura e l’amore del grande appassionato che cristallizza i lineamenti e gli aspetti più belli di un’amante mai tradita. La ricchezza dei particolari, spolverati con gusto, è il risultato che ha voluto configurare con meticolosità e senza nulla lasciare al caso coinvolgendo intimi sentimenti, la scrupolosità della scoperta e pensieri in una cornice non comune: il suo profondo amore per il figlio ed il baseball

Matino, Salento, Iowa.

di Fabrizio Mastropietro

 

La bianca segnaletica con la scritta in nero apparve improvvisamente lì quasi annoiata sulla rotonda per chi percorreva la strada proveniente da Gallipoli. Sembrava quasi fosse stata attaccata di corsa, di sfuggita, senza particolari suggestioni, senza incoraggiare alla conoscenza di una visita, quasi sbiadita nel caldo pomeriggio salentino. Comparve così, come se un attimo prima non ci fosse stata, anzi pensai davvero che non ci fosse mai stata tanto da apparire come una visione solo agli occhi di chi poteva o voleva vederla e, io incantato, la fissai, mentre giravo la rotatoria in direzione del market.

 

Poi chiesi al mio equipaggio in macchina con me: “Avete visto anche voi?”

 

“Che cosa?” fu la simultanea risposta

 

Sentendomi  isolato come L’Uomo dei Sogni  di Costneriana memoria risposi:  “No. Niente.”

 

Tuttavia sapevo di  saperlo. Anzi ero certo, in cuor mio, che la bianca segnaletica era apparsa anche a loro.

 

Allora parcheggiai davanti al Market e poi a susseguire le normali incombenze: carrello, spesa, cassa, carrello, ritorno in auto.

E poi a ritornare verso la stessa rotonda.

 

Allora dissi: “Andiamo a vedere?”

“Che cosa?”

“Il campo da baseball, no?”

 

“Ma è dietro questa recinzione! Non vedi i riflettori che illuminano il campo?”

“No, non può essere questo. I riflettori sono disposti a rettangolo. Invece un campo da baseball è un diamante. Non ricordate? Un diamante. Le luci devono essere disposte in altro modo, devono riflettere il campo, devono far brillare il diamante”

 

Costeggiammo così una fabbrica dismessa e un campo da calcio in cattive condizioni. La strada poi sembrava finire dentro un infinito uliveto quando proprio nell'ultimo istante fece una svolta a sinistra costeggiandolo.

 

E poi ancora l’oro di questa terra: Ulivi, ulivi, ulivi, ulivi.

Proseguimmo lentamente, respirando il silenzio afoso, ascoltando cicale cantare a centinaia. Ma noi cercavamo qualcosa.

Di magico.

 

“Sembra... non diresti che?.... non può essere... i riflettori, eccoli lì”.

 

Ed apparve, via via più grande mentre ci avvicinammo, quasi una cattedrale nel deserto di sabbia tra gli ulivi.

 

Ed eccolo qui il cercato Campo di Baseball. Davanti ai nostri occhi, il cancello aperto.

 

Mi avvicinai timoroso, lentamente, non sapevo se potevo entrare, non sapevo dove parcheggiare. Lì c'era anche un vecchio autobus. Mi aspettavo di leggere la scritta “Fairbanks 142”, invece lessi “matinobaseball”. Continuai ad essere stordito da tutto questo, quando...

“Papà, c'è qualcuno sul campo da baseball.”

 

Accostai. Era sicuramente un sogno: chi aveva avuto il coraggio di abbattere un bosco di ulivi per costruire un campo da baseball?

E invece quei loro dovevano aver avuto ragione oltre al coraggio perché lì, su qual diamante, c'era qualcuno che stava giocando.

Ragazzini.

 

C'è qualcosa di più magico?

Scendemmo e ci avvicinammo.

 

Avevo paura a varcare quella linea delimitatrice del diamante, avevo paura di invecchiare improvvisamente. Era un sogno.

“Ma, è il Paradiso questo?”

“No, è il Salento.”

 

Ci avvicinammo al campo, il cuscino di prima, bianco su sfondo di terra rossa, l'erba verde, il monte di lancio, il dugout, il piatto e la linea gialla. Quella magica linea gialla che quando la palla la supera senti fremere la pelle.

Nella foto Fabio Corsano
Nella foto Fabio Corsano

Io girovagavo su quel diamante come un ubriaco che si appoggia ad un lampione non per illuminarsi ma per sorreggersi. Ed intanto contattavo l’animatore di quei ragazzini: Fabio Corsano, un burbero buono come un Barba Papà. Bastarono cinque minuti per stabilire che il Paradiso si era spostato dall'Iowa a Matino e per rivederci dopo due giorni per l'allenamento.

 

E due giorni dopo fummo lì.

Io in tribuna e mio figlio sul diamante con tanto di casacca e cappellino degli Angels.

 

Ed io a dirgli: “Ricordati, non so come ci siamo capitati, il destino ci ha condotti qui. Goditi ogni singolo istante, assapora ogni momento, senti la palla nel guantone, apprezza l'aria tra i capelli, memorizza l'odore della terra sui calzini, la mazza tra le mani, guarda il lanciatore negli occhi, ammicca, batti, corri, abbraccia e ringrazia gli amici...questi nuovi amici…e poi raccontami cosa si prova. Due out, basi cariche e conto pieno: cosa ti passa per la mente?”

 

E vissi due ore, tra le più emozionanti della mia vita, avevo i brividi sulla pelle, le lacrime agli occhi ma mi vergognavo. Non volevo farmi vedere. Avevamo girato l'America dietro al baseball, adesso sul piatto, con la maglia degli Indians, col suo nome e il suo numero stampato dietro lì c’era mio figlio.

Non esisteva nessuno più felice di me.

 

Magie del baseball. Arriva uno sconosciuto, romano e lo accolgono come fosse il compagno da sempre, lo aiutano, lo guidano, lo accompagnano, lo fanno sentire a casa. Questi ragazzi salentini che invece di insultarsi su un campo di calcio sono lì, insieme, ad ammirarsi con caps e scarpini.

A giocare.

 

Sì, davvero. Non ci credete? Neanche io.

Grazie all'accoglienza di questo sud d'Italia, demagogicamente violentato e insultato, ma che ha un'anima vera, di gente per bene, di gente che ti apre la casa, ti apre il cuore, di gente sincera che ti offre del vino, ha il cuore grande di chi la abita, di chi la vive, di chi la ama, questa terra meravigliosa.

 

E' il Paradiso questo?

No, è il baseball nel Salento. 

 

Fabrizio Mastropietro

 

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