Pillole di Storia

di Michele Dodde

Quando ho avuto tra le mani “Pillole di Storia”, libro postumo di Michele Pepe edito da Amazon Fulfillment, istintivamente ho avuto la sensazione che le mie dita, incominciando a sfogliarlo, stavano togliendo i sigilli ad uno scrigno sacro per la qualità dei contenuti divenute esse, per lo sfumato significato ontologico, non più pillole ma autentiche perle. La lettura così ha incominciato a scorrere veloce ed i personaggi tutti a prendere vita ed a circondarti con le loro perplessità, la qualità del loro carisma, il dolore profondo delle loro vicissitudini, la purezza delle loro anime scosse e plasmate sui manti erbosi dei diamanti dove tutti i colori ed il futuro reso continuamente presente sono stati in essi racchiusi.

Michele Pepe, oggettivamente accreditato in Italia quale il più attento conoscitore della storia della Major League Baseball e per il gruppo del Magazine on line “Baseball Clipper” è stato un padre, un fratello, un amico e che è andato avanti nel mondo degli Elysian Fields il 24 febbraio del 2017, con piacevole ed invidiabile affabulazione ed elevata caratura stilistica consapevolmente  accompagna il lettore da par suo nel grande diorama del baseball vivo che non lascia sbavature di sorta e va ad incantare nel lascito di testimonianze precise e coinvolgenti facendole diventare di per sè forti suggestioni, piacevoli sensazioni, godevoli retrogusti e sapienti riverberi che illuminano la mente ed il cuore degli appassionati.

Le 19 testimonianze ad arte, e quella ad epilogo che compongono la raccolta pubblicata nel libro, sono state curate e rese da Andrea “Boss” Andrian con il contributo di Marco Campanini, Manuel Mazzoni e Mimmo “o’Poeta” quale omaggio postumo verso chi con grande umiltà ha cercato di diffondere lo spirito e l’etica di un baseball che non abbisogna di paragoni.

 

La storia incredibile ma vera dei fratelli Felipe, Matt e Jesus Rojas o Alou che dalla Repubblica Domenicana sbancano con i Giants a giocare insieme in campo esterno “come fosse il giardino di casa, come quando giocavano da ragazzi” la dice lunga sulle possibilità che il baseball ha saputo offrire, o l’impossibile record da eguagliare realizzato dal lanciatore virginiano Kenneth Lowter Ash il quale viene accreditato, per via dell’elucubrazioni dello scorer, vincitore nella sua sesta partita in Major, 27 luglio del 1930 tra i Cubs ed i Reds, pur avendo lanciato “una sola singola pallina. Un solo lancio, una sola pallina impiegata, partita vinta”.

 

Le particolari vicissitudini al limite del credibile di Harry “Moose” McCormick con in chiusura la formidabile partita del 23 settembre del 1908 tra i Giants ed i Cubs, ed i 13 primati realizzati a sua insaputa da parte di Paul Hines per dirimere la problematica induzione nella Hall of Fame, la poesia di “Un sogno ad occhi aperti”  in quello stadio tra le stelle con 13463 posti a sedere o l’immemorabile sequenza di “palla che non gli arriva nemmeno in mano, Pete Rose che tocca la base, National che vince l’All Star Game per 5-4” stanno ad indicare una ricerca dettata da una passione amorevole verso il Gioco Antico.

 

E poi la scelta degli avvenimenti accaduti a partire dal 14 giugno 1870 all’8 febbraio 2008 fanno rivivere tra le righe personaggi non in cerca di gloria personale quanto a dimostrare il loro amore verso il baseball:

Bob Ferguson che da carismatico giocatore diventa poi oculato manager ed infine  ricercato ed apprezzato umpire la cui filosofia era racchiusa nel dire : “Dirigere una gara mi è sempre riuscito facile come dormire su un materasso di piume. Dico sempre che bisogna non cambiare mai una decisione e non smettere mai di parlare con un giocatore. E poi invitarlo a giocare. Non bisogna mai aver paura ed il pubblico si schiererà sempre dalla tua parte e ti chiamerà il re degli umpire”;

 

Henry Chadwick pratico inventore del “boxscore” nel 1873; l’occhialuto Will White, artista incontestato della palla curva ma anche genialmente definito come “il più grande lanciatore che non sia mai esistito”; la magia scaramantica di Alvin “Al” Dark,  Sal Maglie denominato “the barber” per via dei suoi lanci a radere il volto dei battitori; Willie Mays l’esterno che ha sublimato l’impossibile “the catch”; Leo Durocher indiscutibile manager senza alcun ausilio di un biglietto da visita; Jesse Burkette interessante e particolare giocatore che ha vissuto con un proprio struggente lato oscuro dell’anima; l’immancabile Babe Ruth con il suo primo fuori campo il 6 maggio 1915; ed infine tra i molti altri il domenicano Juan Marichal, cui il settimanale “Time” dedicò una celebre copertina, Joe DiMaggio, Lou Gehrig , Cy Young, Nolan Ryan tutti spolverati d’ufficio, per finire al lanciatore Hugh Badient che primeggia nel buio dei ricordi con il mitico numero 42.

 

Si perché il 25 luglio del 1908 il giornalista che annotava i risvolti della gara tra i Falconier e la squadra di Corry in Pennsylvania, al termine ebbe a scrivere “Prestazione straordinaria del lanciatore dei Falconer che in ventitre  inning ha concesso alla squadra di Corry una sola base su ball, sei valide e messo a segno 42 strikeout”. Mitico numero 42 visto da un’ottica primordiale.

 

In sintesi “Pillole di Storia” di Michele Pepe è un libro di baseball, solo di baseball, esclusivamente di baseball ma soprattutto di un baseball che scalda il cuore ed illumina le menti degli appassionati poiché, anche se qualche data andrebbe rivista, il vero senso della storia non si evince mai dai soli noti e conosciuti fatti ma da quelli collaterali che la vivificano e ne delineano i segni.

 

Grazie, Michele. Che gli Elysian Fields ti siano lieti…

 

Michele Dodde

 

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Commenti: 1
  • #1

    eziocardea@hotmail.it (martedì, 18 giugno 2019 19:50)

    Una dedica meravigliosa al tuo omonimo! Il baseball lo avete entrambi nel salgue ed infatti anche i tuoi affascinanti tuffi nel passato sono formidabili pillole di storia del baseball americano.