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Tony Gwynn e la corsa ai .400

Nell'immagine Tony Gwynn
Nell'immagine Tony Gwynn

di Frankie Russo 

Fu veramente la stagione 1994 l’ultima occasione per un giocatore di rompere la barriera finendo la stagione con una MB di 400? Quell’anno Tony Gwynn ci andò molto vicino, ma la sua corsa fu interrotta bruscamente. Quanto segue è il racconto  di Tony Gwynn e la sua favolosa stagione 1994 quando ebbe la possibilità di riscrivere la storia. 

Sono trascorsi 78 anni da quando Ted Williams sfidò il destino. Settant’otto anni da quando Ted Williams, un nativo di San Diego e considerato il più grande battitore di sempre, giocò due gare il 28 settembre 1941. Era l’ultimo giorno della regular season, e  con una MB di 400 Williams scese in campo ben consapevole del rischio che correva compromettendo   quel risultato che fissava indelebilmente il suo nome nella storia.  Certamente, dopo che realizzò la sua sesta ed ultima valida della giornata, nessuno avrebbe potuto immaginare che Williams sarebbe stato l’ultimo giocatore a finire la stagione con una MB di 400. Era già successo 28 volte in precedenza, e stava per succedere ancora una volta.

Ma da allora non è mai più successo. Williams fini a 388 nel 1957, Rod Carew fece lo stesso nel 1977, George Brett arrivò a 390 nel 1980. Nel frattempo il baseball cambiava, si evolveva  passando dalla certezza, alla convinzione, al dubbio. Oggi, nel 2019, echeggia una previsione che praticamente si tramuta in realtà: Mai più nessuno finirà la stagione con una MB di 400.

 

Forse l’avrebbe potuto fare Tony Gwynn nel 1994, ma non gli fu data l’opportunità.

 

Venticinque anni sono trascorsi, e quell’anno Gwynn era  in corsa per conquistare uno dei più ambiti traguardi di tutti gli sport. A differenza di Williams, molti però dubitano che all’ultimo giorno del campionato 1994, se  avesse avuto una media di 400, Gwynn avrebbe corso il rischio di scendere in campo. Rimarrà sempre una domanda senza risposta.

 

Alla data dell’11 agosto invece, Gwynn batteva 394, ed è qui che la storia termina drammaticamente.

 

La storia di Tony Gwynn e l’estate del 1994. E’ la storia di un traguardo difficilmente raggiungibile e di un battitore che aveva abbastanza talento per arrivarci. E’ la storia di un atleta che ha lavorato senza mai arrendersi e che è stato amato dalla tifoseria proprio per questo. E’ la storia dell’ultima possibilità di finire una stagione con una MB di 400, è una storia a cui nessuno, assolutamente a nessuno piace come è finita.

Chapter 1: Mr. Padre

April 4, 1994: Jack Murphy Stadium

Braves 4, Padres 1

1st: Single to LF (off Greg Maddux)

3rd: Groundout to 3B (off Maddux)

5th: Bill Bean replaces Gwynn, playing RF batting 3rd

Batting average: .500

 

La stagione 1994, affrontando Greg Maddox, iniziò per Gwynn nel migliore dei modi battendo una valida nella  sua zona preferita,  cioè tra l’interbase e terza base o così detta zona 5.5.

 

Più tardi dovette uscire per un dolore al ginocchio. Gwynn aveva saltato almeno 27 gare in ognuna delle tre precedenti stagioni, e dovette convivere con dolori alle ginocchia per tutto il resto della carriera. In quell’occasione, però, forse quell’imprevisto riposo gli fece bene, saltò solo un’altra gara per il resto del 1994, e continuò la stagione in perfetta forma inseguendo la storia.

 

Con la sua MB in carriera di 338, le sue 3.141 valide e gli 8 titoli di miglior battitore, Gwynn rappresentava San Diego. E non potrebbe esserci un atleta più amato di Mr. Padre dalla sua città di San Diego. Di tutte le super star Gwynn era quello più vicino alla tifoseria, sempre disponibile.

 

Gwynn aveva iniziato a giocare a basket al San Diego State University dove detiene il record di maggior numero di assistenze. Fu selezionato al terzo round dai Padres nel 1981 e guidò la squadra al primo titolo della National League tre anni più tardi. E nel frattempo Gwynn accumulava numeri strabilianti. Diciannove stagioni di fila  battendo oltre 300 di 7 stagioni oltre 350. Una MB 302 in carriera con 2 strike. Più gare battendo 4 valide che gare con 2 strike out subiti. Gwynn era unico.

 

Con queste prestazioni Gwynn aveva conquistato la città. Una statua fuori al Petco Park lo rappresenta con il suo mitico swing. Quando Gwynn fu eletto nella Hall Of Fame insieme a Cal Ripken Jr, da San Diego partì una folla mai vista prima per Cooperstown, la più numerosa di sempre. Quando morì nel 2014 per un cancro, ne soffrì tutta la città. Al funerale celebrato al Petco Park assistettero 30.000 persone. 

 

Gwynn non era predestinato a rimanere sempre a San Diego. Rinnovò il contratto nel 1991 ma le cose cambiarono drasticamente dal 1991 al 1994. L’organizzazione vendette i suoi migliori giocatori tra cui Fred McGriff e Gary Sheffield, operazione che passò alla storia come la “grande svendita”.

 

Prima della stagione ’94, Gwynn era legato ai Padres ancora per due anni e non si prevedeva nulla di buono, ma Gwynn scelse di rimanere a San Diego con un contratto da 4 milioni di $ a stagione. Nel caso  se ne fosse andato, avrebbe guadagnato sicuramente di più, ma ormai il suo amore per San Diego era indissolubile .

 

La permanenza di Gwynn segnò probabilmente il più brillante periodo nella storia dei Padres. La società si assicurò i servigi di Ken Carmminiti, Steve Finley e Trevor Hoffman. Queste acquisizioni furono possibili solo grazie alla presenza di Tony Gwynn e a seguire la stagione ’94 i Padres vinsero due titoli di divisione e uno della NL.

 

La decisione di Gwynn aveva portato i suoi frutti.

 

Continua con il prossimo capitolo: Chapter 2 (‘They’re going to hit me’ - Mi colpiranno)

 

Articolo tratto da MLB.com

 

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