L'impossibile è sempre dietro l'angolo

di Michele Dodde

(da una testimonianza del giornalista Greg Presto, corrispondente da Nairobi, Kenia)

Non si è lontani da una vera immaginazione se si configura che quando il 26 aprile del 2017 il sudafricano Gift Ngoepe, con la casacca numero 61, è sceso per la prima volta sul diamante del PNC Park di Pittsburgh, il suo cuore di debuttante nel roster dei Pirati certamente batteva impazzito per l’emozione e che nello stesso momento il suo cellulare nell’armadietto degli spogliatoi incominciasse ad elencare un enorme numero di contatti. "In effetti mi sono sentito in dovere di richiamarli tutti”, dichiarerà poi Ngoepe dopo il suo debutto nella Major League Baseball “perché anche se per la maggior parte erano richieste di interviste da parte di alcune radio, riviste e quotidiani, tra quei contatti vi erano anche appassionate congratulazioni che mi hanno dato molto affetto e sostegno”.

Questo tipo di attenzione è prassi comune quando un giocatore di baseball realizza un sogno per tutta la vita, ma le chiamate di Ngoepe non provenivano solo dalla sua città natale, dal suo allenatore della scuola superiore o dal suo giornale locale. Venivano da sconosciuti in Kenya, Uganda, Ghana, Sudafrica e altri paesi africani perchè quando Ngoepe scese in campo quella sera di aprile davanti a una folla di 16.904, di fatto è divenuto il primo giocatore nato in Africa ad esordire tra i professionisti del più importante campionato di baseball. 

 

Ngoepe rappresenta e rappresenterà per sempre la realizzazione di un impossibile sogno perché letteralmente è uno su un miliardo, ovvero è l'unico giocatore su un continente che ha una popolazione di un miliardo e duecento milioni di persone ad aver avuto la possibilità di raggiungere il grande spettacolo della Major League ed è per questo che quando effettua una notevole giocata “fa esplodere Facebook in tutta l'Africa", come ha puntualizzato Garth Iorg, un veterano della MLB e che da nove anni lavora sul programma dello sviluppo internazionale del baseball. Per fare un confronto, la Repubblica Dominicana, una nazione di soli 10,2 milioni, ha molti più giocatori nella Major League.

African Elite Camp (MLB.com)
African Elite Camp (MLB.com)

Ma Iorg e altri stanno lavorando per colmare questa lacuna. L'ex allenatore della prima base di Milwaukee Brewers è stato a capo dell'African Elite Camp annuale della MLB negli ultimi due anni. Per accedere a questo Camp vengono attuate selezioni in Ghana, Kenya, Nigeria, Zimbabwe, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Tanzania, Uganda e Sud Africa sino a formare un gruppo di 40 giocatori per svolgere poi un torneo ed un clinic di formazione in Sud Africa. Dal 2011, quando ha avuto inizio questa attività, fino al 2015, almeno un giocatore è stato posto sotto contratto da una franchigia della MLB ogni anno.

 

Cinque giocatori provenienti da un continente di oltre 1 miliardo di persone potrebbero non sembrare molti, ma al di fuori del Sudafrica, dove c'è una lega professionale minore, il baseball non è molto conosciuto ed è ancora impopolare. Le nascenti leghe africane cercano di organizzarsi su campi da calcio o campi da cricket, gareggiando per lo spazio - e l'attenzione dei bambini - con sport più popolari come il rugby e il calcio che non richiedono attrezzature costose. Mentre i loro omologhi di 10 anni in California ricevono un'istruzione da 100 dollari all'ora, i ragazzi della Little League del Kenya condividono guanti usurati, solitamente donati dalle organizzazioni no-profit americane, e praticano battute su campi da calcio polverosi e privi di erba.

 

George Mahinda, presidente della Federazione keniota dal 2010, ha detto che quasi nessuno dei suoi giocatori ha visto una partita di baseball prima di scendere in campo per la sua prima esperienza. Anche l'allenatore dell'Uganda George Mukhobe, già presidente della federazione di baseball di quel paese e che ora lavora come scout della MLB, onestamente ha dichiarato che non ha mai visto una partita con il fascino delle World Series. E questo perché il baseball non appare facilmente in TV nella sua nazione. In sintesi, i giocatori di baseball africani stanno partendo da zero e del tutto autodidatti.

Nell'immagine Gift Ngoepe all'African Elite Camp
Nell'immagine Gift Ngoepe all'African Elite Camp

"Quando si nota il talento di un ragazzo africano, bisogna che egli cresca fisicamente e soprattutto mentalmente” puntualizza Iorg e come esempio indica proprio il cammino di Ngoepe. “Ci sono voluti otto anni di gioco nelle leghe minori per sgrezzare il suo talento e quando ha effettuato il suo debutto in Major egli aveva già 27 anni, un’età in cui la maggior parte dei professionisti ha raggiunto già l’apice. Vedete, anche Giancarlo Stanton, lo slugger di Marlins, ha 27 anni, ma questa è la sua ottava stagione in campionato”.

 

Sia Ngoepe che Iorg dicono che i prospetti africani in genere non hanno molta forza nel braccio per lanciare o tirare giorno dopo giorno senza stancarsi. Si pensi a Dylan Unsworth, un lanciatore sudafricano che è stato nelle leghe minori dal 2010. Ebbene egli lancia una fastball a soli 89 mph, ovvero 4 mph più lenta della media dei lanciatori nella Major.

 

"Le nostre braccia hanno bisogno di rafforzarsi", ha detto Ngoepe, che è tornato in Sud Africa per reclutare eventuali prospetti idonei alla Major. "e qui all’ African Elite Camp, i giocatori cercano continuamente di migliorare la loro prestanza fisica poiché le loro braccia non sono abbastanza forti per durare l'intero torneo. So quindi che questo è il nostro più grande problema ".

 

Ma dare a questi giocatori la possibilità di svilupparsi è importante per la politica della MLB per via di quel miliardo e più di persone che vivono in Africa. “L’Africa non rappresenta solo una nuova generazione di giocatori di baseball” ha detto Kim Ng, vice presidente senior delle operazioni di baseball per la MLB, “ma anche una generazione di virtuali fan”. Secondo Ng, la crescita della popolarità del gioco in Africa andrà di pari passo con il miglioramento della qualità dei giocatori ed è per questo che la MLB  sta sviluppando tutte queste iniziative nella decisa consapevolezza che molti giovani abbracceranno questo sport.

 

Infatti oltre all'African Elite Camp in Sud Africa, che si rivolge ai giovani tra i 15 ai 19 anni d’età, la Major sta donando a piene mani anche attrezzature, sta formando allenatori per giovani ed ha sviluppato intensi clinic in altri sette paesi al fine di coinvolgere anche giovani di 12 anni.

 

Tuttavia, sebbene la MLB consideri la sua espansione in Africa come una ricerca e sviluppo generazionale, è chiara la sua progettualità: il campionato in Sud Africa è coordinato a tempo pieno da quattro membri del proprio staff e sono già stati addestrati 10 scout per setacciare il continente alla ricerca di talentuosi giocatori. In Europa, al confronto, ci sono solo saltuariamente tre o quattro membri del proprio staff mentre nessuno in Australia che pure ha una consolidata lega professionale di baseball. La MLB invia anche giocatori e allenatori, come Iorg, in Africa per formare allenatori locali e divulgare gli aspetti etici della disciplina.

La squadra Ugandese alle Little League World Series (ALEX TRAUTWIG VIA GETTY IMAGES)
La squadra Ugandese alle Little League World Series (ALEX TRAUTWIG VIA GETTY IMAGES)

Mukhobe, ex presidente della federazione di baseball dell'Uganda, dopo aver frequentato un corso per allenatore nel 2011 è stato in grado di formare una squadra di Little League portando poi la stessa a South Williamsport in Pennsylvania come prima squadra dell'Africa sub-sahariana a partecipare al Little League World Series. I giovani 11 ugandesi sono stati eliminati al primo turno, ma hanno vinto una partita di consolazione contro una squadra dell'Oregon, guadagnando cosi la prima vittoria in assoluto del continente in quella serie.

 

"In Uganda, abbiamo giocatori. Dobbiamo però lavorare sui loro meccanismi e soprattutto sui loro fondamentali. Ma sono certo che se avessimo buone strutture, potremmo battere il Sudafrica ", ha detto Mukhobe. Dopo l'apparizione a sorpresa dell'Uganda alla Little League World Series egli è certo che nel giro di pochi anni, potrebbe far arrivare alcuni giocatori ai college [negli Stati Uniti], o ai campionati minori.

 

Ma prima la MLB deve suscitare più interesse nello sport. E per farlo, sta guardando a Ngoepe, che sembra essere un sogno di pubbliche relazioni: Gift infatti è bello, amichevole, ed ha una storia di vita degna di una soap story per la Tv: la madre di Ngoepe infatti viveva e lavorava presso un club della minoranza sudafricana e quindi Gift è letteralmente cresciuto tra gli attrezzi e l’erba verde del campo da baseball.

 

Ng spera che Ngoepe un giorno posso divenire per l’Africa una icona simile alla superstar della NBA Yao Ming, che ha fatto di più per promuovere il basket in Cina rispetto a qualsiasi altro tipo di propaganda. "Spero di poter diventare influente come Ming – ha commentato Ngoepe - al fine di poter aprire la via del successo ad altri giovani dietro di me. E’ questo il mio principale obiettivo: dimostrare che se io ho potuto farcela, anche loro potranno farlo”. E già qualcuno ha seguito le sue orme: suo fratello minore Victor ha firmato nel gennaio del 2016 un contratto con i Pirati per la minor league, ovvero: l’impossibile sogno è sempre dietro l’angolo.

 

Michele Dodde

 

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