Il Baseball come una strada verso Dio

di Michele Dodde

 “Credo che sia il potere delle storie quello di cambiare il mondo”. Questa è stata la testimonianza in un suo dire semplice quanto arguto che lo scrittore Chris Jones ha dettato in merito al coinvolgimento emotivo che particolari situazioni riescono ad esprimere. E l’esempio che a voluto evidenziare è stato quello inerente il modo di ricordare le magistrali lezioni che ebbe modo di ascoltare durante un particolare corso che l’accademico e presidente della New York University, John Edward Sexton, svolgeva ogni anno e che di fatto assemblava due grandi passioni gemelle e durature. La tematica riguardava il “Baseball come una strada verso Dio”.  

Sexton con semplicità e candore confermava sempre che quelle due grandi passioni si erano radicate in lui vivendo a Brooklyn dove era intuitivo che “…dopo la Chiesa non c’era un altare più seguito che quello dell’Ebbets Field, casa dei suoi amati Dodgers. Ed anche perché si viveva e si respirava come un membro dei Dodgers e durante i giochi nelle strade era facile auto immedesimarsi in un giocatore. Per lui, il suo eroe era Jackie Robinson”. 

E le emotive lezioni tenute dall’accademico Sexton, ora raccolte in un libro a cura di Thomas Oliphant e Peter J. Schwartz con prefazione di Doris Kearns Goodwin e licenziato nel 2013 dalla Gotham Books, a detta dello scrittore Jones, ebbero modo di coinvolgerlo in modo tale sino a ricordargli i momenti salienti della sua vita, ovvero come sia cresciuto immerso nella tradizione del suo paese, a ricordare i suoi momenti più felici dell’infanzia quando con il padre ed il fratello erano sugli spalti a guardare una partita di baseball che per la sua intensità riusciva a spolverare in modo virtuale una miriadi di idoli ed eroi scivolando poi nel ricordo sino agli intriganti giorni della sua indimenticabile partecipazione ai campionati della Little League.  

Nella foto John Sexton
Nella foto John Sexton

Poi, nel constatare come Sexton sia riuscito a dimostrare come il baseball è più di un gioco ovvero una strada per l’illuminazione o “notevole viaggio spirituale esplorando argomenti normalmente associati alla religione: preghiere, altari, spazio sacro, fede, dubbio, conversione, miracoli, benedizioni, santi e peccatori (cfr. Doris K. Goodwin)”  egli afferma che gli è stato facile così ricordare tutti quei momenti elettrizzanti dell’adolescenza in specie quando la famiglia si trasferì nel 1992 in quel di Salt Lake City nella California meridionale da dove era facile seguire le partite della Major League.

 

Qui egli racconta che non condivise le simpatie del fratello poiché volle seguire quei suoi invisibili battiti del cuore che lo portarono ad essere un irriducibile  fan dei Dodgers mentre il fratello invece andò a sostenere i colori e le sorti degli Angels.

 

Ed allora accese e tecnicamente studiate furono le dispute lì nella loro cameretta tese a galvanizzare Jim Abbott e Mark Langston, che frombolavano in modo sublime dal monte degli Angels, mentre incisive erano le prove, nonostante tutto, dei vari Eric Davis, Daryl Strawberry ed Eric Karros a formare una superba ed insostituibile ossatura dei Dodgers.

 

Tuttavia nel 1993 quando il padre di Chris decise di lasciare Salt Lake per ritornare a Seattle, che stava a significare un affettuoso ritorno alle origini per entrambi i genitori, pur non dimenticando i colori dei Dodgers la sua attenzione fu conquistata dalla franchigia dei Mariners in cui giocavano talentuosi giovani. Tra questi in assoluto Ken Griffey Jr., autentico fenomeno. Sempre padrone di un sorriso spensierato e un cappellino volutamente messo al contrario, batteva la pallina con uno swing aggraziato e leggendario elencando home run sempre in dirittura d’arrivo sulle tribune superiori del Kingdome. 

Nellafoto Ken Griffey Jr.
Nellafoto Ken Griffey Jr.

In sintesi, Ken non era altro che il Willie Mays della sua generazione, ovvero il giocatore tuttofare che aveva in sè i prodromi del divino poiché senza dubbio, il talento di Griffey era simile a quello di un  Dio.

 

Una squadra dunque che si faceva amare poiché andare allo stadio era come intraprendere un viaggio verso il Monte Olimpo e poi come non ricordare quel 1995 quando nel giorno di spareggio con i California Angels tutta la città chiuse le attività e nella scuola media gli insegnanti con gli alunni ascoltarono con attenzione la cronaca delle fasi della partita. In diamante c’erano Griffey, il neoacquisto Jay Buhner, l’inossidabile Edgar Martinez ma soprattutto quel Randy Johnson, impeccabile quel giorno, che chiuderà poi la sua carriera con 294 strikeout. I Mariners vinsero 9-1.

 

O come non rileggere il proprio intimo diario quando all’undicesimo inning, sotto di 5-4 contro gli Yankees, Martinez battè un doppio portando a casa per i punti vincenti sia Alex Rodriguez sia Griffey. Egli si sentì trasmettere tutta la spiritualità di quel momento poiché era certo che Martinez con la sua giocata aveva portato tutti, tifosi e squadra, sulla soglia di un piano divino. “È in questi momenti trionfali - narra Chris - che il baseball diventa qualcosa di più di un gioco. È un trionfo dello spirito, quell'ineffabile qualcosa che anima tutti gli esseri viventi”. 

 

Rimandare alla memoria il pensiero di Sexton, “uno dei più eminenti teologi nella chiesa del baseball”, come ha affermato il giornalista Bill Moyers,  dunque per Chris è stato un “crogiolarsi nell’emozione di aver appreso come veramente il baseball sia una strada verso Dio perché è uno sport basato su una trama con intricati intrecci tra i vari personaggi. Il baseball è un gioco pieno di tensione, climax e rilascio, giochi che sperimentiamo attraverso eroi come Jackie Robinson e Ken Griffey Jr. Questi eroi crescono nel tempo fino a diventare mitici, misteriosi e trascendenti. Proprio come i sacri profeti del passato ed io so per esperienza che Dio è in questo gioco: l'ho già sperimentato attraverso il gioco, il fandom, e il suo ruolo nel creare legami forti con mio padre e mio fratello. Il baseball è un campo spirituale fertile come qualsiasi altra cosa io conosca e aiuta con passione ad aumentare la mia sempre presente ricerca di Dio in tutto ciò che mi circonda”.

 

Il baseball dunque come indicativo compagno di viaggio per una vita gioiosa e spirituale.

 

Michele Dodde

 

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