Fumetti, un baseball con una morale di specchiata universalità

di Michele Dodde

In appendice alla mia ricerca su “Il Baseball nell’Antologia dei Fumetti” ecco spuntare dal mio archivio una particolare cartella inerente un’antica quanto affascinante pubblicazione settimanale edita dalla casa editrice Universo, già casa editrice Moderna. Si tratta de “l’Intrepido”, con la sua costola più giovanile “Il Monello”,  che dal 1935 al 1998  ha accompagnato più generazioni in un particolare momento di sviluppo sociale. Chiuderà  a gennaio di quell’ultimo anno dopo aver pubblicato 3028 numeri e sfiorato una tiratura media di 700mila copie settimanali. In particolare, consapevolmente o suo malgrado, negli anni settanta, grazie ai collaboratori chiamati a dare vita alle varie rubriche ed a storie seriali e libere realizzate con tavole fumo di china, divenne un interessante veicolo di presentazione del baseball e del softball movimentando interesse e conoscenza verso le due discipline.

Infatti per gli articoli inseriti nelle rubriche andiamo a spolverare quelli di Gianni Vasino che nello spazio “Polvere di Stelle” narra le vicissitudini di “Joe Di Maggio: sovrano del Baseball”, di Alfredo Pigna che nel proprio  “Angolo Sportivo”, rispondendo con il suo garbato stile a due lettori, Gianni Ravizza di Parma e Guido Mastrodonato di Foggia, si sofferma con un ampio “Parliamo di Baseball”, di Renato Colombo che con la sua effervescente testimonianza “Occhio per Occhio” al termine ci rivela anche il nome del patrono del baseball italiano, tal Sant’Arnatuzzo di difficile ricerca ne “Il libro dei Santi”, per poi non dimenticare le continue puntualizzazioni e ritorni sul gioco da parte di Maurizio Barendson o le pagine dell’Attualità che un giorno ci svelano il recondito segreto della cantante e ballerina Minnie Minoprio: lei amava il softball e quando era a Milano la si poteva trovare agli allenamenti insieme alle giocatrici della franchigia “Zafferano Leprotto”. 

Per la parte grafica la casa editrice Universo incomincia a pubblicare le disincantate strisce ideate già a partire dal 1938 da Ernie Bushmiller: “Arturo e Zoe”. Questi due personaggi non sono altro che un monello, che vive perennemente con un berretto in testa, maglietta a righe e toppe al vestito, ed una precoce bambina di otto anni, tipica figlia di buona famiglia, legati fra loro da un forte rapporto infantile nonostante la differenza sociale. Le strisce di Ernie, lineari e fine a se stesse con battute semplici ed immediate, non analizzano il baseball come invece avverrà  nei “Peanuts” ma lo rappresentano solamente come il gioco di strada di cui i monelli non possono fare a meno. 

A questa serie di strisce  si aggiungeranno in seguito una serie di fumetti con storie ambientate negli Stati Uniti e che vedranno gli sceneggiatori abbondare su episodi a latere, in cui il baseball è in primo piano, come nella serie di “Iber”, o storie specifiche ambientate proprio  nel mondo del baseball. Tra queste ricordiamo per la loro intensità  “Io, il Campione”, “Il Campione di Fango”, “Un Guanto da Baseball” realizzate con dovizia di particolari dai cortoonist della scuderia della Universo annotando però, tra l’altro, il contributo del tratto dinamico e finemente dettagliato dalle chine del bolognese Gino Pallotti (collaboratore dal 1974 al 1980 del Guerin Sportivo ci ha lasciato in regalo un eccezionale Sandro Pertini in versione lanciatore) mentre la copertina di “Io, il Campione”, stranamente viene licenziata con la tavola grafica dei grandi eventi dall’immenso Walter Molino.

Tutte le trame, incisivamente pungenti ed intriganti, investono mentalità e comportamento dei giocatori ad ampio respiro dove però poi alla fine il bene vincerà sempre sul male. Un baseball dunque interpretato sì con stile italiano ma con una  morale di specchiata universalità.

 

Michele Dodde

 

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