Perché abbiamo di nuovo bisogno di imparare la pazienza

di Michele Dodde

E’ totalmente da condividere lo spunto di Nicholas Petrone che sulle pagine di Other Doors ha evidenziato come noi tutti, di qualsiasi età, si abbia bisogno del Baseball. Ed inizia  precisando quanto sia importante oggi imparare di nuovo ad avere pazienza, ovvero mitizzare la stessa. Questo perché il tempo moderno ci porta tutti ad essere velocemente ossessionati dai risultati, con momenti salienti e gratificazioni istantanee tali che molti non riescono più ad immaginare come si possa amare uno sport che richiede attesa, preparazione, riflessione su ogni scenario, su ogni singolo passo e attesa del proprio turno. E che non va alla ricerca del giocatore normotipo poiché tutti infine in questo sport possono essere grandi.

Le persone a cui non piace il baseball fondamentalmente sono prive dei valori della bellezza poiché non riescono a focalizzare la grandiosità del “quasi accadere”, non fremono al potere trascendentale della suspense, non intuiscono la continuità del gioco sul ritmo dell'intervallo. E non potranno mai intuire quanto il baseball sia una sfida continua con le nostre menti.  Come esso sia un puzzle e un libro aperto, sia la linea successiva di una poesia che non è stata nè sarà mai del tutto chiusa.  E se alla fine diranno che il baseball è poesia di fatto  potrebbero  diminuirne il significato presumendo che le parole difficilmente possano catturare adeguatamente le sfumature delle azioni. Affermazioni che lasciano il loro segno.

 

Si ha bisogno del baseball perché esso collega la conoscenza al passato. Infatti, per conoscere la storia del baseball è necessario conoscere la storia universale per individuare tutti quei lati  buoni, quelli cattivi e quegli inconcepibili. Leggere libri sulla storia del baseball significa aprire gli occhi su un mondo reale e mitico che rivaleggia con la onnipresente Terra di mezzo.

 

Il baseball infatti non annuncia l'arrivo della primavera. Il baseball è la “Primavera”. È una fusione di oscurità amara, una fine alla nostra dipendenza da sport praticati  indoor o al freddo, un rigurgito di rivoli di speranza dal passato ghiacciato della stagione prima, una nuova promessa illuminata dal sole. Il nuovo anno non inizia il 1 ° gennaio. Inizia ad aprile.

Ed è lì ad insegnare come affrontare i fallimenti. Ripetutamente. Umilia e mantiene umani. Insegna che a volte si è soli contro grandi probabilità. E che quando inizia il turno di battuta e si entra nel box, si è soli a chiamare a battere proprio come la vita chiama alla responsabilità. Lì si attuano delle scelte e quelle scelte hanno conseguenze inevitabili. Due volte o più volte si potrà anche essere sconfitti ma sempre si dovrà considerarlo un buon giorno in attesa di una vittoria.

 

Il baseball è sempre lì a ricordarci che qualcosa non deve accadere perché qualcosa stia accadendo. Nel jazz  si “parla” nello spazio tra le note. Più di ogni altro sport, il baseball “vive” tra le note, i suoni e le immagini che risuonano negli anni poiché  si mantiene onesto. Sopra la politica. E non  permette di reclamare crediti per cose che non si sono fatte. E che non permette di  nascondersi dagli errori che si commettono.

 

Ancora, ed è vero: il baseball si gioca  senza limite di tempo ma questo perché non si può esaurire il tempo. Egli è capace di trasformare le ultime azioni in un grande dramma, una sfida da brivido avanti e indietro, in un sentito gioco di sopravvivenza. Si deve vincere o si deve perdere. Non si possono imbrogliare le aspettative poiché  è l'unico sport in cui non abbiamo ancora visto tutto. Quando una squadra  di calcio sta perdendo 4-0 all’ottantanovesimo minuto si sa che la gara è finita. Nel baseball quando una squadra è in svantaggio per 4-0 al nono inning la gara forse   “probabilmente” è  finita. La differenza sembra minima, ma a volte produce inebrianti magie.

 

Ed infine il baseball si gioca all'aperto all'aria aperta, sotto le nuvole e il cielo azzurro ed i suoi stadi occupano un posto unico nel tempo e nello spazio con i suoi miti, leggende ed ombre, trionfi e lacrime.

 

Ed ecco perché si ha bisogno del baseball: nel baseball tutto è possibile. E chi non vuole più credere nelle possibilità?

 

Michele Dodde

 

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    giovanni delneri (lunedì, 03 dicembre 2018 16:58)

    E' SEMPRE UN PIACERE LEGGERE QUELLO CHE SCRIVI,STO PREPARANDO UN RACCONTO IRREALE CHE POTREBBE ESSERE UNA STORIA VERA,JHO TERZA BASE

  • #2

    Francesco (martedì, 04 dicembre 2018 23:07)

    Parole sante!