Chi è Alex Cora....

di Frankie Russo 

tratto da ESPN

Chi è Alex Cora…

e come ha costruito una cultura vincente in Boston

Era la mattina del 28 ottobre, giorno di Gara 5 della 2018 World Series. Alex Cora era seduto al tavolo consumando la sua colazione. Il resto della sala era occupata da giocatori e familiari: figli, mogli, parenti e magari qualche lontano cugino o nipote.  Uno per uno, quasi tutti i padri e le madri passarono al tavolo di Cora per ringraziarlo per come aveva trattato il proprio figlio, ma nei loro occhi si leggeva un non so che di tristezza.  Questa era la cultura che Cora aveva inculcato un anno fa, sin dal suo primo giorno dopo essere stato nominato manager dei Boston Red Sox. Egli voleva un gruppo umile, propenso alla tolleranza, e il modo in cui si era svolta la colazione quella mattina era il segno tangibile che aveva raggiunto il suo scopo.  Era riuscito a trasformare una squadra di stelle super pagate in una squadra degna del miglior settore giovanile. 

Questo per quanto concerne l’umiltà, ma che centrava la tristezza? C’entrava perché era la consapevolezza che qualcosa di speciale stava per finire. 

 

Alex Cora è stato il personaggio più in vista della postseason. E’ stato il primo manager del Porto Rico a vincere le World Series dopo una trionfale regular season che ha visto la sua squadra vincere 108 gare, condotta con la massima naturalezza. Nei playoff quasi ogni sua mossa è stata pressoché perfetta, anche quella di cui forse si è pentito, come quando ha lasciato Eduardo Rodriguez sul monte troppo a lungo fino a quando ha concesso un fuoricampo da tre punti  a Yasiel Puig che ha posto fine al dominio della sua squadra. Per il resto tutto ha funzionato facendo diventare un partente, Nathan Eovaldi, l’eroe del bullpen. 

Nella foto Nathan Eovaldi (Getty Images)
Nella foto Nathan Eovaldi (Getty Images)

Cora ha saputo trarre il massimo vantaggio anche dai suoi migliori partenti quali David Price, Rick Porcello e Chris Sale, oltre a Eovaldi, utilizzandoli anche come rilievi. 

 

Due dei suoi pinch-hitter, Eduardo Nunez e Mitch Moreland, hanno battuto importanti fuoricampo.

 

Ha schierato Steve Pierce terzo in un lineup affollato di superstelle e che inaspettatamente è finito per divenire MVP delle World Series.

 

In Gara 4 ha lasciato inizialmente in panchina il pur talentuoso Rafael Devers dopo che in Gara 3 aveva mostrato molte difficoltà nel gestire lo stress del momento.  Ma poi lo ha buttato dentro in un momento cruciale di Gara 4: nono inning, punteggio sul 4 pari con corridore in seconda. Devers ha risposto con una valida facendo segnare il punto della vittoria.

 

Le sue coraggiose decisioni erano ormai diventate di routine.  Dopo lo strike out finale di Chris Sale ai danni di Manny Machado, Cora si è rivolto ai suoi coach con una stretta di mano e un caloroso abbraccio per ringraziarli per la loro collaborazione. Non è stato così facile come poteva sembrare dopo aver vinto 108 gare in campionato, Cora sapeva che sarebbe stato giudicato per quanto avesse fatto nella postseason. 

 

Uno dei momenti salienti della sua gestione è avvenuto lontano dalle telecamere, subito dopo la sconfitta di Gara 3 di 18 riprese e durata sette ore. Eovaldi fu il perdente dopo aver lanciato 6 eroici inning, il suo altruismo aveva commosso i compagni fino al punto di riempire i loro occhi di lacrime. Cora entrò nello spogliatoio chiamando tutti intorno a sé per ringraziarli per il loro impegno e dichiarando di essere fiero di far parte di quel gruppo. D’incanto l’atmosfera cambiò, era come se avessero vinto la partita. 

Tutto questo stava per terminare.

Nella foto Andrew Benintendi
Nella foto Andrew Benintendi

Ultimamente il ruolo del manager, strategicamente parlando,  ha assunto sempre meno importanza. La sua autonomia è diminuita con il ruolo degli analisti che è diventato sempre più ingombrante decidendo le strategie secondo le circostanze della gara.

 

Il ruolo principale del manager oggi è di saper comunicare e trasmettere ai giocatori tutte le informazioni messe a disposizione dagli analisti e far in modo che vengano eseguite in campo.  (Avete notato quanto volte i giocatori guardano nel cappello o consultano un foglio che hanno in tasca? Stanno semplicemente obbedendo alle disposizioni dettate dagli analisti di come posizionarsi per ogni battitore e anche secondo il conteggio, ndt).

 

Il manager è diventato un comunicatore fuori e dentro il campo. Il salario di 800 mila dollari di Cora, uno dei più bassi della categoria, la dice lunga se lo si paragona al payroll totale dei Red Sox  che ammonta complessivamente a 228 milioni di dollari. Al momento di firmare il contratto Cora pose una sola condizione: Che l’organizzazione, tramite l’aereo della società, facesse una fornitura di soccorso per la sua città natale di Caguas. 

 

Eppure non esistono numeri che possano quantificare il valore e l’importanza del carattere di un manager, il suo aspetto umano per come può incoraggiare e stimolare i suoi giocatori. Cora non si arrabbia mai con i suoi giocatori, se vi è qualcosa da chiarire, si siede insieme a loro e ne discute cercando di avere una buona conversazione.

 

Gli appassionati vogliono sempre conoscere le influenze, e il baseball, più di ogni altro sport, non dimentica i suoi eroi ed è grato ai suoi mentori. Infatti è un gioco che non può essere  appreso solo in modo sistematico, ma che invece viene tramandato come un testo sacro, o forse come una ricetta di famiglia lasciata in eredità  attraverso le generazioni per essere affidata solo ai suoi destinatari più saggi. Coloro che hanno avuto la saggezza di raccoglierne i frutti devono rivelare le fonti. Gli appassionati vogliono sapere chi li ha introdotti nel baseball. Chi per primo ha scritto il  loro nome nel lineup. Chi li ha insegnato come comportarsi con i giocatori e condiviso con loro i segreti mistici di questo gioco. 

 

Cora ha imparato da tutti i suoi manager per cui ha giocato e con cui ha collaborato come coach, ma su tutti primeggia il suggerimento del connazionale Sandy Alomar Jr: Il gioco troverà sempre il modo di insegnarti qualcosa, devi solo saper prestare attenzione e non perdere l’opportunità. Il gioco ha i suoi ritmi e i suoi segreti - il modo in cui il lanciatore muove le mani nel guanto prima di lanciare una curva, il modo in cui un ricevitore restituisce pigramente la palla al lanciatore con corridori in base, il modo in cui si muove l’interbase dopo aver visto i segnali del ricevitore – sono tutti piccoli segnali che possono tornare utili.

 

Un attento osservatore riesce a carpire anche le meno tangibili di queste dinamiche – come un giocatore reagisce alle critiche, chi è disposto a sacrificarsi per il bene della squadra e come essa reagisce dopo una sonora sconfitta – sono tutti segnali che possono cambiare l’andamento della gara.

 

E quando questo succede, quando tu acquisisci abbastanza esperienza da essere in grado di captare queste capillari finezze,  allora vi sono molte possibilità che un giorno tu riceva qualcosa in cambio.

 

Frankie Russo

 

 

Scrivi commento

Commenti: 0