Manager, la scelta giusta

Nella foto Graig Counsell è alla sua quarta stagione con i Brewers portandoli quest'anno ai play-off. E' considerato grande interprete del nuovo corso per la sua grande attenzione al dipartimento analisi (Photo by Bill Greenblatt/UPI)
Nella foto Graig Counsell è alla sua quarta stagione con i Brewers portandoli quest'anno ai play-off. E' considerato grande interprete del nuovo corso per la sua grande attenzione al dipartimento analisi (Photo by Bill Greenblatt/UPI)

di Frankie Russo 

tratto da totallytigers.com

Chi è il manager? Sono tutti uguali? Può qualsiasi manager essere messo a capo di una qualsiasi squadra? O si distinguono tra di loro per vari motivi? Riescono a lavorare nello stesso modo con ogni squadra?  Molti appassionati e tifosi tendono a credere che i manager siano tutti uguali tralasciando di considerare le loro personalità, la loro storia, le loro preferenze e le loro abilità. E la cosa sta diventando ancora più intrigante considerato con quanta velocità e quanti cambiamenti significativi stanno avvenendo nel baseball, specialmente negli ultimi anni.  Ora come ora nel baseball le società si mostrano sempre più dubbiose nell’assumere manager più navigati, irascibili e tradizionali, sostituendoli  con i più giovani  e moderni oltre che maggiormente inclini ad adattarsi alle analitiche. Ed è in aumento il numero dell’assunzione dei non-manager come manager, intesi come persona, ma scelti per la loro capacità di creare un gruppo che si diverta,  gestire positivamente le diverse personalità e disposti a cedere parte del loro potere alle direttive dei dirigenti e dei dipartimenti di analisi.

Inoltre le organizzazioni tengono conto delle loro caratteristiche. 

Vi sono coloro in grado di gestire una squadra molto costosa piena di superstar.

Vi sono coloro più adatti a gestire una squadra formata in maggioranza da giovani, mentre vi sono altri in grado di gestire in maniera adeguata lo stress e le aspettative di quelle squadre a cui si chiede di vincere a tutti i costi.

 

Viceversa, altri preferiscono il processo dell’insegnamento e della formazione di una nuova squadra.  E vanno presi in considerazioni pure coloro che hanno esperienza nei playoff, una qualità che richiede capacità ancora superiori.  Quindi, quando una società deve assumere un manager, la scelta non deve semplicemente ricadere sul più esperto o colui con il migliore curriculum. E’ possibile che non sia la scelta giusta. 

Nella foto Alex Cora (bostonglobe.com)
Nella foto Alex Cora (bostonglobe.com)

Per le squadre più giovani, sarebbe il caso di preferire un manager in grado di insegnare bene i fondamentali.  Per una squadra di centro classifica è preferibile un manager in grado di tenere unito il gruppo in attesa di tempi migliori, e per squadre il cui obiettivo è di vincere il campionato è richiesto un leader esperto  e in grado di motivare.

 

Volendo portare ad esempio delle majors, Joe Maddon o Bruce Bochy non verrebbero mai assunti per guidare una squadra in fase di ricostruzione, così come non è il caso di assumere un manager inesperto per guidare una squadra piena di superstar. 

 

Si sono verificati rari casi anche nelle majors, ma sono tentativi che non hanno avuto successo nel baseball moderno (l’eccezione che conferma la regola potrebbe essere quest’anno Alex Cora dei Red Sox, ndt).  Ma per ogni assunzione, seguono le aspettative. Più alte sono le aspettative, più sale il livello di analisi e di critica.  Quando invece l’obiettivo non è alto, le aspettative sono pressoché inesistenti e poca attenzione si presta ai risultati e meno sono le critiche.

 

Ancora un esempio delle majors. Quando i Tigers assunsero Jim Leyland nel 2006, non vi erano aspettative, ma dopo che nello stesso anno riuscì a portare la squadra alle World Series, negli anni successivi crebbero a dismisura le speranze, ma sfortunatamente per lui l’obiettivo di vincere le World Series non fu mai raggiunto, motivo per cui egli non fu mai perdonato dalla tifoseria. Leyland aveva già vinto le WS nel 1997 con i Marlins e il risultato raggiunto nel  2006 dimostrò che la squadra era pronta per vincere, anche in considerazione del notevole talento che formava il roster, ma probabilmente gli fu chiesto più di quanto poteva in effetti offrire. 

 

Purtroppo, il mancato raggiungimento di un obiettivo è il motivo per cui un manager è troppo spesso sottoposto a critiche, come se fosse l’unico responsabile del fallimento e non invece responsabile al pari di chi lo ha erroneamente assunto. 

 

Ciò su cui i tifosi dovrebbero veramente focalizzare, non è tanto la valutazione del manager, ma cercare di capire se la società ha fatto la scelta giusta. E’ la società, e non il manager, che con le sue decisioni in effetti determina il corso della squadra e l’obiettivo che essa dovrà raggiungere. 

 

Frankie Russo

 

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