La leggenda di Willy O'Brien

Nella foto Bill Terry (Hall of Fame)
Nella foto Bill Terry (Hall of Fame)

di Giovanni Delneri

WILLY  era nato nel New Jersey da padre Irlandese e madre spagnola. Già in fasce era un piccolo gigante (6 chili alla nascita) e il padre vedendolo si preoccupò di poterlo mantenere avendo già 7 figlie femmine, ma essendo un buon cristiano non si  perse d’animo. E così il figlio crebbe e si affiancò al papà nel lavoro di boscaiolo nella foresta di querce.  Willy quando divenne diciottenne si trovò a suo agio nel bosco dove enormi querce lo facevano apparire un uomo normale mentre al Pub, divenuto alto quasi 2 metri e 110 chili, si sentiva a disagio. Gli amici lo spronavano a frequentare la squadra locale dei RINOS di Football, ma lui pur essendo un gigante non amava gli sport violenti e soffermandosi qualche volta a vedere qualche partita di baseball si accorse che in quella disciplina la violenza non esisteva e poi c’era meno confusione nel gioco.

La sua preoccupazione però era quella che beveva molto whisky e durante il giorno, lavorando nella foresta anche 14-15 ore, non ne poteva fare a meno aumentando poi la dose alla domenica. Come risolvere il problema entrando a far parte in una squadra di Baseball? 

 

Aveva letto che un famoso pittore francese un certo Toulouse Lautrec che amava altrettanto l’alcool, per non destare eccessiva curiosità da parte dei  giornalisti si ingegnò ricavando nel proprio bastone da passeggio un nascondiglio dove alloggiare una lunga fiala contenente Cognac risolvendo così il suo problema. 

 

Lui non aveva bastoni da passeggio ma durante le gare avrebbe potuto usufruire di una mazza che, data la sua imponente figura, era una delle più voluminose con peso e misura al limite della regolarità. 

 

E cosi si presentò al Coach dei White Cat Il quale visto il gigante pensò bene di metterlo alla prova. Chiamò sul monte di lancio Goby Forsait, hitting coach della squadra, il quale dopo aver fatto scegliere a Willy la mazza di suo gradimento (scelse naturalmente la più pesante) iniziò a lanciare. 

Riverdale Park, 1930ish (via the Toronto Archives)
Riverdale Park, 1930ish (via the Toronto Archives)

Il primo lancio fu una temibile curva che avrebbe messo in difficoltà anche Joe Di Maggio, ma con estrema facilità Willy colpì la palla con tale violenza da mandarla oltre la recinzione. Sbalordito Goby si avvicinò a Willy e gli chiese: “ma tu provieni da una squadra di professionisti??” “Assolutamente no!!” rispose  il giovane e mostrandogli il palmo della mano coperta da un unico callo disse: ”io abbattevo querce nella foresta di Pine Barren per 14/15 ore al  giorno”. Fu subito ingaggiato e posto in prima squadra come esterno destro e quarto in battuta. 

 

La prima cosa che fece fu quella di portarsi a casa la mazza sottraendola al deposito. Si recò presso la farmacia di una vicina contea dove non era conosciuto da nessuno e acquistò una provetta di giusta misura presentandosi come Perito Agronomo che doveva prelevare alcuni campioni di acqua stagnante nociva alla fauna delle zone paludose. Fatto questo non rimaneva che posizionare la provetta entro la mazza. 

 

Con un trapano munito di una grossa punta riuscì nell’impresa. Avrebbe potuto bere dalla testa della mazza con l’aiuto di una cannuccia, e una volta bevuta la quantità desiderata avrebbe chiuso il foro con una specie di tappo ricavato dallo stesso legno della mazza. 

 

Willy era alcool dipendente e se non beveva nell’arco della giornata almeno una piccola dose entrava in crisi di astinenza. Ma il diavolo ci mise la coda e durante una partita, con il punteggio sotto di 0-3 e basi piene, dovendo battere assolutamente un fuori campo successe il patatrac!

 

Fu tanta la concentrazione e la forza che ci mise, che l’impatto mazza-palla fu devastante a tal punto che la massiccia (clava) si ruppe anzi esplose facendo fuoriuscire il contenuto della provetta ed emanando così un tale odore di whisky che arrivò all’olfatto degli spettatori e purtroppo anche agli Ufficiali di Gara.

 

E così il povero Willy che quel giorno non poté farsi il goccetto, oltre ad entrare in crisi di astinenza fu squalificato a vita e ritornò nella sua foresta di  querce continuando a bere sempre di più. 

 

Il Suo nono inning terminò qualche anno dopo e  all’età di 22 anni giocò le Word Series  nella squadra di San Pietro.

 

Giovanni Delneri - terzabase

 

 

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