Modificare il gioco del Baseball - # 1

Una gara delle finali 2018 allo Stadio Aldo Notari (Foto FIBS)
Una gara delle finali 2018 allo Stadio Aldo Notari (Foto FIBS)

di Ezio Cardea

“Stuzzicato” dall’ultimo articolo di Michele Dodde e dai commenti che ne sono seguiti, ho voluto cimentarmi anch’io su: "modifiche si o modifiche no",  visto che da qualche mese si sta sviluppando una discussione su come modificare il gioco del baseball. Argomento su cui cimentarsi, impegno alquanto arduo, anzi presuntuoso da parte nostra, perché il baseball che conosciamo è il risultato di tutte le esperienze e delle correzioni apportate da parte dei veri professionisti e studiosi di questa affascinante disciplina sportiva nel corso della sua vita ultracentenaria. Purtroppo, però, le motivazioni che sono alla base di tale “esercitazione” per ora solo accademica, nulla hanno a che vedere con la encomiabile volontà di migliorare regole perché hanno un altro obiettivo: tendono a rendere il baseball più confacente ai gusti, alla mentalità e alla indole “iperattiva” degli italiani.

Tutto è originato dal disinteresse da parte di pubblico, “media” importanti e sponsor che ormai da troppi anni affligge il baseball: la causa viene attribuita ai tanti tempi morti  e alla conseguente durata degli incontri, eccessiva in un paese come l’Italia dove si è abituati a sport in cui gli atleti sono in costante movimento e le gare sono a tempo determinato, solitamente non oltre il paio di ore.  Da qui la presunta incompatibilità del baseball con le nostre abitudini e col nostro  temperamento.

 

E’ evidente che il risultato si può raggiungere solo snaturando il gioco, facendone  uno sport diverso. Credo che siano ben pochi, tra i veri appassionati ed estimatori del baseball, coloro che possano essere d’accordo. 

 

Attribuire ai tempi morti etc. etc, la ragione del disinteresse del pubblico è apparentemente plausibile. In realtà questa tesi  è discutibile e anzi viene smentita dal grande successo del baseball in molti Paesi dell’America latina la cui popolazione è   altrettanto esuberante, se non  più di noi. 

 

Ma c’è un'altra riflessione che dovrebbe indurre ad ulteriori dubbi.

Il baseball si è sviluppato ed è cresciuto in Italia negli anni del dopoguerra non certo perché gli americani erano generosi nell’elargire ai ragazzini di allora cioccolato in gran quantità insieme a guantoni, palline  e mazze da baseball.  Altrimenti, come si suol dire, “passata la festa, gabbatu lu santu”: ovvero, sparita la pacchia, avrebbe dovuto sparire l’entusiasmo per uno sport poco congeniale alla nostra indole.

Invece è successo il contrario.

L'Europhon Milano viene premiata al Kennedy per la conquista della Coppa dei Campioni nel 1971 (foto tratta dal sito del Milano 1946)
L'Europhon Milano viene premiata al Kennedy per la conquista della Coppa dei Campioni nel 1971 (foto tratta dal sito del Milano 1946)

Nell’immediato dopoguerra l’interesse per il baseball poteva essere indotto dalla curiosità per uno sport nuovo: se si fosse trattato solo di questo, tutto sarebbe finito nel giro di poco tempo. Invece il baseball ha continuato a crescere in modo sorprendente fino ad avere già nei primi anni ‘60, veri e propri stadi; i grandi “media” (quotidiani a tiratura nazionale e Rai e TV con i suoi canali nazionali) ci hanno dato grandi spazi favorendo in tal modo l’espansione su tutto il territorio nazionale di questa disciplina sportiva la cui attività era inizialmente circoscritta ad alcune grandi città (Milano, Roma, Bologna e Torino) e a Nettuno. Ovviamente detti “media” hanno anche reso appetibile il baseball da parte di tante aziende importanti che vi si sono accostate sponsorizzando soprattutto i Club di prima serie; i media hanno  esercitato un benefico influsso anche sul pubblico che in certi stadi è arrivato a raggiungere anche numeri a quattro cifre!

 

Solo negli anni 90 la parabola ha cominciato a flettersi: è credibile che l’italiano si sia accorto solo dopo 40 anni che il baseball non era il tipo di sport di suo gradimento? E’ più ragionevole pensare che i motivi stanno altrove.

La cosa sorprendente è che il calo di attenzione dei “media” è iniziato proprio quando il baseball, in continua crescita tecnica, era riuscito a prevalere anche sulla fortissima Olanda, consolidando il suo primato in campo europeo non solo con la Nazionale ma anche a livello di Club.

 

A giustificazione di tale contraddizione sono circolate all’epoca tante voci tra le quali, seppure non confortata da testimonianze o documenti, quella secondo cui il mondo del calcio, allarmato dalla continua crescita della nostra disciplina, avrebbe fatto pressione sui “media” perché attenuassero l’attenzione su di noi.

 

La cosa certa è che la stampa sportiva a tiratura nazionale (Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport e Tuttosport), che destinava al baseball mezze paginate nei primissimi fogli due o tre volte alla settimana per tutta la durata del campionato, a partire dagli anni 80 ha cominciato ad essere più parsimoniosa:  data la mia residenza milanese, posso affermare che ormai da diversi anni la Gazzetta dello Sport ci relega, salvo casi eccezionali, in pochi cmq in cinquantesima pagina! Dai notiziari sportivi Rai e tv siamo completamente spariti.

 

C’è chi ritiene questo comportamento dei “media” nazionali conseguenza dell’uscita dal palco della prima serie di Milano, Roma e Torino, sedi dei quotidiani più sopra menzionati: ipotesi che mi sento di condividere, anche se non è certamente l’unica.

Comunque è indubbio che l’abbandono del baseball da parte dei grandi “media” sia avvenuto. Ed è anche altrettanto indubbio che il diradarsi dei grandi nomi tra  gli sponsor, con l’unica eccezione della UnipolSai, ne sia una conseguenza diretta.

 

Quanto al pubblico, sicuramente anch’esso può essere stato influenzato negativamente dalla minore “visibilità” di cui ha cominciato a patire il baseball, ma  è più credibile che la sua disaffezione poggi su una serie di concause, di cui le maggiori, oltre alla suddetta, potrebbero essere le seguenti: una “regular season” sempre più corta; una sempre più evidente “spersonalizzazione” dei vari team sportivi sempre più pieni di atleti provenienti da altre zone quando non da oltre oceano; un’area di svolgimento del campionato di massima serie sempre più ristretta; il prevalere quasi assoluto da diversi decenni delle solite quattro o cinque squadre e il delinearsi con certezza già da inizio stagione di almeno tre dei quattro  club destinati ad entrare nei Play Off.  Al pubblico interessa l’agonismo e l’incertezza dell’esito delle gare ancor più dello spettacolo offerto dai bomber in incontri senza storia. Ed è per questo che  solo ai Play Off  (ma non sempre) si vedono spalti un po’ meno … tristi!

 

L’addebito della causa del calo del pubblico ai cosiddetti “tempi morti” e alla conseguente eccessiva  durata degli incontri, è in contraddizione con l’innegabile fatto che le partite di oggi durano mediamente meno dei primi tempi, quando cioè non c’era la “manifesta” ed i punteggi erano spesso astronomici per il minore livello tecnico che induceva ad un numero maggiore di errori.

 

Tra le varie cose che vengono indicate quali ostacolo all’acquisizione di nuovi “aficionados” è la difficoltà di capire il gioco per via delle tante regole. Sembrerebbe un’osservazione giusta, ma … in realtà il baseball non ha incontrato alcuna difficoltà nell’attecchire ed espandersi benché ignorassimo completamente tale disciplina. Non pare credibile che ora le nuove generazioni abbiano problemi di apprendimento! 

 

Ezio Cardea

 

(segue)

 

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Commenti: 4
  • #1

    Flavio orati (lunedì, 01 ottobre 2018 17:37)

    Ciao Ezio come al solito sostieni le tue riflessioni con solidità cristallina. Attendo con ansia il .... continua....!!!
    Ciao e grazie

  • #2

    Pino Bataloni (lunedì, 01 ottobre 2018 21:50)

    Ti invio qualche articolo sull'argomento lunghezza della partita di baseball proveniente dagli USA. Io credo che la lunghezza sia uno degli aspetti negativi, per esempio per i media e questo comporta poca visibilità per un pubblico affamato di tv. Ma c'è un'altro aspetto, secondo me importante, ci sono troppe interruzioni, come spesso ho ricordato su queste pagine ben 17 su 9 inning e poi altre. Inoltre in molti di questi inning si sviluppa poco gioco. Quante volte lo abbiamo visto? Quante volte sul campo c'era una situazione favorevole ad una strategia, per es. un Bunt, una Rubata e a causa di 2 out non è stato possibile effettuarlo, la stessa cosa per il punto su 2 out. Quindi secondo me per giocare di più è necessario aumentare con equilibrio il tempo di gioco e diminuire il numero degli inning. Una società americana lo scorso anno ha fatto un studio su quanto fossero coinvolti i 9 giocatori su una partita di MLB di 3ore05 minuti, bene, meno di mezzora il resto è tempo di non gioco. Questo credo che ci faccia capire inevocabilmente che per raggiungere quei livelli quanto meno ci dobbiamo avvicinare a quel numero di partite altrimenti non si cresce o si è costretti a prendere giocatori di scuola non italiana. Sono oltre 60 anni che sento dire si deve giocare di più......come?

    https://www.nytimes.com/2017/03/01/sports/baseball/baseballs-too-slow-heres-how-you-fix-it.html

    Warm-ups and throwing to first: how to solve baseball's time killers
    Complaints about the length of ball games have been going on for years but MLB commissioner Rob Manfred’s solutions won’t solve much

    https://www.huffingtonpost.com/entry/mlb-rules-speed-games-2018_us_5a8b09ffe4b05c2bcace02ce?guccounter=1

    https://www.sbnation.com/a/mlb-2017-season-preview/game-length

  • #3

    Marco (martedì, 02 ottobre 2018 14:21)

    Modificare il gioco o modificare l'organizzazione del gioco? Al massimo livello o a tutti i livelli? L'analisi di Ezio è stato un compito fin troppo facile, trovare soluzioni sarà difficile. Personalmente ritengo che forse dobbiamo abbassare il livello per poter crescere. Come il maratoneta che parte troppo forte e dopo metà gara scoppia e manco la finisce, forse negli ultimi 20 anni ci siamo posti obiettivi troppo alti per il nostro movimento e siamo scoppiati. Per supportare i risultati della nazionale abbiamo attinto ad italiani "iure sanguinis", per supportare tre club abbiamo attinto, oltre agli "iure sanguinis", agli stranieri, in tutto ciò abbiamo crepato i nostri giovani, sempre più compressi dagli obiettivi di "vincere subito", perchè contava solo la visibilità data dalla punta dell'ice berg ... il resto dell'ice berg è stato trattato come se non ci fosse, dimenticandosi che è la base che regge la punta.
    Modifiche al gioco? Forse occorre il coraggio di ridurre gli innings a 7, con tie breack all'ottavo, forse con limite a 2 ore. Niente visite al lanciatore, 1 solo time per il battitore.
    Basterà? NON CREDO.
    Per i più giovani? Quando cominceremo a considerarli davvero il futuro di questo sport ed investire sulla loro crescita? Un solo esempio, potremmo per la categoria under 12 prevedere una zona strike da sotto le ginocchia al mento con un piatto 10 cm più largo? Meno base ball, più obbligo di girare la mazza, più agevole compito al lanciatore, 2 gare consecutive di 3 innings anzichè 1 gara di 6 innings, meno monotonia, meno forza e più strategia. A quell'età debbono imparare a girare la mazza senza paura, successivamente impareranno a selezionare e scegliere la loro palla.
    In ultimo ... attenzione ai costi. Per coinvolgere di più dobbiamo spendere meno, quindi facciamo le scelte che comportano minori spese.

  • #4

    Pino Bataloni (martedì, 02 ottobre 2018 17:14)

    Marco grazie del contributo. Se ti va puoi leggere la mia proposta del 14 luglio su questo sito. Brevemente la proposta si può sintetizzare cosi aumentiamo artificialmente il tempo dell'inning(non più 3 out ma 15'), per avere più azioni (giocatori+crescita) e più spettacolo(pubblico e media) e diminuiamo il nr degli inning. Dalle mie esperienze sono sufficienti 4 inning uguali a 2ore,15minuti per aver lo stesso, a volte anche più, volume di gioco di 9 inning effettuato con il sistema tradizionale. Ci sono elementi per un risparmio economico. Marco è pacifico che il progetto deve iniziare nell'ambito amatoriale ben selezionato ed affidabile per poi estendersi alle categorie giovanili e di primo livello adulto federali.