Il Bambino che Sapeva Troppo

di Michele Dodde

Il Bambino che sapeva troppo non è un romanzo a sfondo fiabesco bensì una testimonianza lucida e fortemente sofferta resa da una mamma incredula di quanto stava narrando. Indiscutibilmente è un libro di baseball, sul baseball e con il baseball a fare da particolare collante emotivo sino a delineare una realtà drammaticamente virtuale ma decisa nei particolari istanti di una coinvolgente vita e va dato atto al coraggio della casa editrice Mylife per aver dato alle stampe un documento che ci si augura non resterà di nicchia ed alla bravura di Katia Prando che ha curato la traduzione con pochissime sbavature sulla terminologia del baseball.

Cathy Byrd, madre del bambino Christian, sa di non essere una scrittrice di best seller ma solo ed esclusivamente la mamma di un bambino che con improvvise quanto conturbanti affermazioni e/o rivelazioni l’ha coinvolta ad iniziare un amorevole viaggio che la porterà suo malgrado a scoprire una incredibile verità sulla vita e la morte. Il suo dunque è un diario che vuole partecipare al lettore ed a chiunque voglia apprendere senza pregiudizi di forma una realtà fin troppo taciuta e che si riassume sotto la voce di reincarnazione o meglio, come esplicita il neurochirurgo Eben Alexander, ciò che “offre il più grande potenziale esplicativo di molte esperienze vissute dall’uomo”.

 

Ed il Dipartimento di Studi Percettivi dell’Università della Virginia con il vaglio e i documenti di oltre 2500 casi, solo negli Stati Uniti, di bambini che ricordano vite passate è là dietro l’angolo a far tremare i polsi.

Singolare storia dunque quella di Christian che ancor prima di camminare, narra la mamma, era solito portare sempre con se una piccola mazza di baseball di legno e successivamente a due anni incominciò a preferire di indossare ogni giorno la casacca, pantaloni e scarpette da giocatore di baseball. I suoi giochi poi consistevano sempre in precisi movimenti del gioco del baseball con i lanci della pallina e le battute della stessa che, ripresi una volta dalla mamma e postati su you tube, richiamarono l’attenzione dell’attore Adam Sandler.

 

Non ci vollero estenuanti provini poiché Sandler, appena vide l’innato stile e la serietà con cui Christian si presentava, lo volle con sè nel film “That’s my Boy”. Qui però inizia il dramma della madre Cathy poiché, oltre ad essere coinvolta dalla vivacità del figlio e dalla sua voglia di giocare sempre a baseball là dove e come si poteva, incomincia ad essere una turbata testimone di frasi pronunciate da Christian che da lontano richiamavano aspetti, situazioni e modalità del mondo di un baseball passato e sconosciuto anche da lei.

Quando ero grande, non portavo le cinture di sicurezza e bevevo alcolici” fu la prima disarmante allocuzione espressa durante un viaggio in aereo e “Quello non mi piace. E’ stato cattivo con me” dinnanzi alla gigantografia di un Babe Ruth sino ad ora passato alla storia come una positiva icona da ricordare. Infine l’affermazione “Mamma, io ero un giocatore di baseball alto, alto come papà” induce Cathy ad una profonda meditazione e ad una capillare ricerca sui giornali e la storia del baseball degli anni venti che la porta ad individuare di chi e per chi fossero le affermazioni del proprio figlio. Da brivido così viene a conoscenza dinnanzi ad una foto degli Yankees del 1927 che Christian, dopo aver segnato il volto di Babe Ruth, indica quello di se stesso: Lou Gehrig.

 

Quando il giornalista sportivo Rhiannon Potkey, in un suo articolo sul quotidiano “Ventura County Star” parla di Christian e lo descrive come “…il piccolo mancino ha una postura quasi perfetta quando colpisce con la mazza e uno sguardo intenso mentre spara un lancio con una gamba alzata” induce Cathy ad assecondare l’inclinazione di Christian e, dopo la significativa scelta dei Dodgers di far lanciare a Lou Gehrig-Christian Haupt il primo lancio cerimoniale al Dodger Stadium il 4 settembre del 2012, accompagna il figlio nella complessa avventura quanto emozionante atmosfera dei campionati della Little League.

 

Ed è il capitolo23 quello che resterà nei cuori degli appassionati di baseball con un Tommy Lasorda a scuotere gli animi ed una Cathy a dire che “condurre una vita spirituale significa essere sul campo di baseball della Little League “ poichè “dopotutto non si è mai trattato del baseball, ma di un gioco chiamato vita”.

 

Michele Dodde

 

Ps.La Sony Pictures, dopo aver sceneggiato gli aspetti salienti di questo libro, sta ora terminando le riprese e passare al montaggio. Si prevede l’uscita nel 2019 e sarà il 314° film sul baseball.

 

Qui sotto il trailer

 

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Commenti: 2
  • #1

    eziocardea@hotmail.it (giovedì, 06 settembre 2018 18:43)

    Bellissimo! Ti saremo grati se ci terrai informati su quando il film approderà in Italia o in tv.

  • #2

    Marcella De Rubertis (venerdì, 07 settembre 2018 18:43)

    "Quando ero grande...."
    Frase che non mi è nuova... e che riassume in tre parole il mistero della vita e dell'anima umana.
    Offri sempre spunti per riflessioni
    profonde